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“C'è emergenza povertà ma Meloni privatizza welfare”, il Pd riparte dalla questione sociale

Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato

 (fotogramma)
La riflessione dem a tutto campo, suffragata dai dati rilevati dall’Ipsos di Nando Pagnoncelli
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Perché il centrosinistra fatica a far breccia fra i ceti più bassi della popolazione e le persone in difficoltà economica? Quali le ragioni di una disaffezione nei confronti della politica e delle istituzioni che fa esplodere l’astensione a livelli record? A queste e altre domande ha provato a rispondere il convegno organizzato a palazzo Madama dal senatore pd Marco Meloni: una riflessione a tutto campo, suffragata dai dati rilevati dall’Ipsos di Nando Pagnoncelli. Secondo cui “l’Italia non è un Paese di destra”, le preferenze fra i due schieramenti più o meno si equivalgono, semmai esiste una “grande volatilità dell’elettorato, dimostrata dal fatto che il 63% di chi ha votato per un partito” pensava anche ad un altro, che magari voterà la volta dopo. Come peraltro è accaduto, analisi dei flussi alla mano, negli ultimi 10 anni. Una contendibilità sulla quale lavorare.

La denuncia del Pd

Spiega il Meloni dem: “L’imp…

Perché il centrosinistra fatica a far breccia fra i ceti più bassi della popolazione e le persone in difficoltà economica? Quali le ragioni di una disaffezione nei confronti della politica e delle istituzioni che fa esplodere l’astensione a livelli record? A queste e altre domande ha provato a rispondere il convegno organizzato a palazzo Madama dal senatore pd Marco Meloni: una riflessione a tutto campo, suffragata dai dati rilevati dall’Ipsos di Nando Pagnoncelli. Secondo cui “l’Italia non è un Paese di destra”, le preferenze fra i due schieramenti più o meno si equivalgono, semmai esiste una “grande volatilità dell’elettorato, dimostrata dal fatto che il 63% di chi ha votato per un partito” pensava anche ad un altro, che magari voterà la volta dopo. Come peraltro è accaduto, analisi dei flussi alla mano, negli ultimi 10 anni. Una contendibilità sulla quale lavorare.

La denuncia del Pd

Spiega il Meloni dem: “L’impoverimento delle famiglie, costante da oltre un decennio, rappresenta una sfida per la tenuta sociale e democratica del nostro Paese. La riduzione del reddito medio, che dura ormai da tempo, aumenta le diseguaglianze, acuendo il divario tra cittadini e istituzioni: si alimentano sfiducia, rabbia e senso di abbandono, creando terreno fertile per i populismi, per movimenti estremisti che spesso generano malessere sociale perché erodono i valori democratici e promuovono politiche divisive. Lo stiamo vedendo anche in Italia: all'ultima tornata elettorale hanno votato meno del 64% degli aventi diritto, il dato più basso della storia repubblicana”. Una tendenza che il Pd deve provare a invertire “per ricostruire il consenso fra chi si sente tradito dalla politica”. Aggiunge Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato: “Viviamo una crisi demografica senza precedenti: negli ultimi 9 anni l’Italia ha perso 2 milioni di persone, gli anziani aumentano a vista d’occhio e una provincia su 3 ha più pensionate che persone attive. Ciò significa che il Paese ha bisogno di più servizi, più sanità, più welfare, mentre il governo il welfare lo sta privatizzando. Come sta facendo anche sulle infrastrutture strategiche: ieri il vicepremier Salvini ha detto senza colpo ferire che vuole aprire le ferrovie ai privati, quindi si possono vendere le reti. Ecco perché, se vogliamo rispondere alle fratture che questa destra sta creando, serve una sinistra moderna. Soprattutto per contrastare le povertà in crescita: il 5% di italiani più abbienti possiede il 48% della ricchezza totale, mentre la stragrande maggioranza dei cittadini continua a perdere potere d’acquisto, propensione al risparmio e reddito, visto che i salari sono diminuiti del 3-4%. Se non ci fosse stato il Pnrr, a quest’ora l’Italia sarebbe in recessione”. Tanto più che, rincara l’’ex direttrice dell’Istat, Linda Laura Sabbadini, gli italiani devono fare i conti con un’inflazione che dal 2021 a oggi ha fatto aumentare i prezzi del 18%”. E a pagarne il costo più alto è proprio chi sta peggio.

I dati di Pagnoncelli

Secondo la percezione che hanno gli italiani, dal 2009 in poi il Paese ha imboccato una direzione sbagliata. Anche se poi, quando gli si chiede come si vive nella sua zona, la risposta diventa positiva. A riprova che “quanto si avverte a livello nazionale è diverso dal piano locale: siamo in presenza di quello che noi definiamo una sorta di strabismo, siamo un Paese distopico”, afferma Pagnoncelli. Dati che si accentuano fra chi è in difficoltà economica: il 70% di loro indica che l’Italia sta andando a rotoli. Mentre fra le priorità, il lavoro e l’economia è segnalato dalle persone più disagiate. Ma da non sottovalutare è anche la sicurezza.

A colpire è però la volatilità del voto. Un fenomeno che comincia nel 2014 “quando il Pd guidato da Matteo Renzi vince la tornata con 11 milioni di voti: 4 anni dopo scende a 6 milioni perché nel 2018 trionfa il M5S, che però poi nel 2019 perde terreno perché stravince la Lega di Salvini, la quale alle politiche del ‘22 crolla perché prevale Fratelli d’Italia”, ricostruisce Pagnoncelli. “Una volatilità che si interrompe tra il 2022 e il 2024”. Perciò, fermo restando che “chi vince lo fa con sempre meno voti poiché aumenta l’astensione”, la domanda è: “Questa volatilità da cosa è guidata? Dall’idea del nuovo, del cambiamento: se viene percepita un’alternativa credibile, gli elettori voltano le spalle a chi hanno votato fino a quel momento”, spiega il patron di Ipsos. Il quale, per aggredire il fenomeno, invita a concentrarsi anche sulle caratteristiche dell’astensione per singoli segmenti socio-demografici: “Nel 2022 come nel ‘24 abbiamo un picco fra le donne rispetto agli uomini, tra coloro che hanno una scolarità più bassa e chi ha disagio economico. La ragione è semplice: si tratta di persone che non sentono considerate dalla politica e dalle istituzioni e si ritirano dalla partecipazione attiva al voto. Alle ultime elezioni il 72% dei disoccupati non è andato a votare”. Una lezione che dovrebbe ascoltare anche il governo: “La flessione più alta nel gradimento si registra fra i ceti in difficoltà economiche, ma anche fra i lavoratori autonomi, i quali avevano aspettative che sono rimaste deluse”. Chi non risente del calo di popolarità è solo il capo dello Stato Sergio Mattarella.

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