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Le opposizioni: Camere ferme finché Meloni non chiarirà su Almasri. Le vittime in Parlamento

(ansa)

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Mattinata tumultuosa in Parlamento. Respinta la disponibilità del ministro Ciriani a riferire. Salta domani la seduta congiunta per l'elezione dei giudizi della Consulta. Schlein: “Vergognoso, la premier in Aula dire la verità al Paese”. Il racconto dei torturati
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ROMA – Protesta sul caso Almasri. Alla fine sulla mancata informativa dei ministri Nordio e Piantedosi, indagati insieme a Meloni per peculato e favoreggiamento, le opposizioni scelgono il muro contro muro. Parlamento bloccato fino a quando Meloni non verrà a dire la sua in aula. Non si accontentano del video di fuoco di ieri della premier, né delle sue parole - “Andiamo avanti a difesa dell’Italia” - rilanciate sui social ancora questa mattina. Respinta al mittente anche la disponibilità del ministro Ciriani a riferire in giornata.

La decisione arriva dopo una mattinata tumultuosa aperta dalle lettere ai presidenti di Camera e Senato con la richiesta di fissare le conferenze dei capigruppo. Un modo per fermare i lavori e tirare una linea: la questione non è giudiziaria ma politica, il governo deve venire a chiarire perché ha rimpatriato dopo appena 48 ore dal suo fermo a Torino il torturatore libico nel mirino del Tribunale penale internazionale.

Altro che “solidarietà verso le isti…

ROMA – Protesta sul caso Almasri. Alla fine sulla mancata informativa dei ministri Nordio e Piantedosi, indagati insieme a Meloni per peculato e favoreggiamento, le opposizioni scelgono il muro contro muro. Parlamento bloccato fino a quando Meloni non verrà a dire la sua in aula. Non si accontentano del video di fuoco di ieri della premier, né delle sue parole - “Andiamo avanti a difesa dell’Italia” - rilanciate sui social ancora questa mattina. Respinta al mittente anche la disponibilità del ministro Ciriani a riferire in giornata.

La decisione arriva dopo una mattinata tumultuosa aperta dalle lettere ai presidenti di Camera e Senato con la richiesta di fissare le conferenze dei capigruppo. Un modo per fermare i lavori e tirare una linea: la questione non è giudiziaria ma politica, il governo deve venire a chiarire perché ha rimpatriato dopo appena 48 ore dal suo fermo a Torino il torturatore libico nel mirino del Tribunale penale internazionale.

Altro che “solidarietà verso le istituzioni” auspicata dal presidente di Noi moderati, Maurizio Lupi. “Tentare di eludere le proprie responsabilità è un comportamento intollerabile e irrispettoso nei confronti delle istituzioni democratiche", scrivono le opposizioni unite. La dem Chiara Braga parla di “offesa al Parlamento”.

A Palazzo Madama la tensione sale quando interviene Alberto Balboni, di FdI, che prova a ribaltare i termini della questione. "Certi magistrati umiliano continuamente la politica, questa è la vera umiliazione del Parlamento”, sostiene Balboni. L’effetto è che i senatori delle opposizioni lasciano l’aula.

"Non andremo avanti con i lavori fino a quando il governo non chiarirà i contorni di questa vicenda", ribadisce il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, lasciando la capigruppo che sancisce lo stop dei lavori fino a martedì 4 febbraio. Per Peppe De Cristofaro di Avs "nel video Meloni, che dice menzogne, ha detto di non essere ricattabile, io penso esattamente il contrario, il nostro governo è sotto ricatto dei libici. Meloni deve venire in Aula a spiegare". Enrico Borghi di Italia Viva attacca: "Non si è mai visto che un ministro oggetto di una comunicazione di iscrizione a una attività giudiziaria si sia sottratto al confronto in Parlamento”.

Come detto, a nulla è valso il tentativo di mandare allo scoperto il ministro Ciriani. “Non è chiaro come possa venire a dire cose che non possono dire Nordio e Piantedosi, se può leggerlo Ciriani anche gli altri possono farlo", il commento lapidario del capogruppo del M5S al Senato, Stefano Patuanelli. “Il governo non scappa ma serve riflessione”, la replica del titolare dei rapporti con il Parlamento. “Prima di martedì comunicheremo chi riferirà”, aggiunge.

Verso le 15 dalla capigruppo di Montecitorio arriva l’ufficialità del rinvio dell’informativa dei ministri. È stop anche alla Camera. Primo effetto pratico della sospensione: salta anche la seduta congiunta del Parlamento per l'elezione dei giudizi costituzionali prevista per domani. Ma “oggi un'informativa sul caso Almasri c'è stata ed è stata un bagno di verità, dura, come succede quando le storie di persone in carne e ossa irrompono sulla scena”, ribattono le forze di opposizione Pd, Avs, M5S, Az, Iv, +Eu. Si riferiscono al racconto delle vittime di Almasri ospitate oggi alla Camera per una conferenza stampa. “L’informativa non è stata fatta dal governo Meloni come sarebbe stato giusto e necessario e come continuiamo a chiedere. Ma l'hanno fatta David Yambio, Lam Magok e Mahamat Daou, vittime di Almasri. Ci hanno consegnato quattro lettere indirizzate a Giorgia Meloni, Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e Alfredo Mantovano chiedendoci di consegnargliele. Noi ci impegniamo a farlo insieme”, assicurano le opposizioni. Elly Schlein attacca: “Qualcuno una informativa l'ha fatta, sono le vittime di Almasri che sono venute con le loro testimonianze a raccontarci che cosa ha voluto dire dentro i centri di detenzione prendere le botte da questo criminale. Giorgia Meloni e i suoi ministri devono dire la verità al Paese su quello che è accaduto perché non si possono nascondere dietro altre responsabilità, dietro l'attacco alla magistratura. Perché è evidente che mentono quando negano che è stata una scelta politica del governo italiano liberare e riportare, con il rimpatrio più veloce della storia d'Italia questo torturatore, a casa nel suo Paese".

Caso Almasri, Schlein: "Meloni e i ministri non sono venuti a chiarire in Parlamento. Vergognoso"

Ed ecco il racconto dei torturati. "C'è una sola parola per definire la Libia. La Libia è un inferno sulla terra. Noi ci siamo stati. Siamo stati nel lager di Almasri e siamo stati torturati da lui. Qui in Italia speravamo di ottenere giustizia, quando Almasri è stato catturato a Torino, ma invece è stata una delusione cocente vedere che il governo italiano lo abbia scarcerato e fatto tornare in Libia. Abbiamo visto la giustizia volare via. Come è stato possibile?”, chiedono all'unisono Lam Magok, David Yambio e Mahamat Daoud, portavoce dei Rifugiati in Libia ma anche vittime e sopravvissuti delle "violenze indicibili" di Osama Najim Almasri. “Qui in Italia abbiamo finalmente trovato protezione e sicurezza, possiamo sicuramente vivere senza avere timore che qualcuno si presenti alla nostra porta per rapirci, portarci in un centro di detenzione e costringerci ai lavori forzati. Di questo siamo grati all'Italia ma io non posso dimenticare quello che mi è stato fatto - spiega David Yambio a Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Riccardo Magi, Maria Elena Boschi, Alessandra Maiorino e Matteo Richetti – e non lo posso dimenticare perché lo sogno tutte le notti. È un incubo che mi perseguita". Per poi concludere: "Ho sentito Giorgia Meloni dire che è una donna, che è cristiana e che è una madre mi chiedo come è possibile per una madre rendersi complice di un criminale che uccide, tortura persone e bambini", conclude Lam Magok.

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