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Corte d’appello: richiamati per le convalide dei migranti gli stessi giudici già esautorati

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Nonostante la norma voluta dal governo, i sei magistrati provengono dal pool immigrazione del tribunale
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Roma — Le aule sono le stesse, quelle con i maxischermi per le videoconferenze approntate in autunno per la sezione immigrazione del tribunale. E anche i giudici sono gli stessi, sei su sei, applicati in Corte d’appello a Roma su richiesta del presidente Giuseppe Meliadò, a corto di giudici e con le competenze necessarie per esprimersi su una materia così delicata come i fermi dei migranti portati in Albania. Abbastanza logico, dunque, immaginare che anche le decisioni, attese tra giovedì e venerdì, saranno le stesse. Se così dovesse essere, anche questo terzo gruppo di migranti provenienti da quelli che, secondo l’Italia, sono Paesi sicuri venerdì stesso sarà liberato e farà ritorno in Italia, esattamente come i 24 delle prime due tornate.

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Roma — Le aule sono le stesse, quelle con i maxischermi per le videoconferenze approntate in autunno per la sezione immigrazione del tribunale. E anche i giudici sono gli stessi, sei su sei, applicati in Corte d’appello a Roma su richiesta del presidente Giuseppe Meliadò, a corto di giudici e con le competenze necessarie per esprimersi su una materia così delicata come i fermi dei migranti portati in Albania. Abbastanza logico, dunque, immaginare che anche le decisioni, attese tra giovedì e venerdì, saranno le stesse. Se così dovesse essere, anche questo terzo gruppo di migranti provenienti da quelli che, secondo l’Italia, sono Paesi sicuri venerdì stesso sarà liberato e farà ritorno in Italia, esattamente come i 24 delle prime due tornate.

Le aspettative del governo, naturalmente, sono ben diverse. E, almeno in parte, sono già andate deluse. Pur di far fuori i magistrati delle sezioni specializzate in immigrazione, considerati come nemici per l’enorme quantità di sentenze che, da un capo all’altro dell’Italia, hanno giudicato illegittime le nuove norme varate (dalla legge Cutro al protocollo Albania fino al decreto sui Paesi sicuri), il governo i giudici aveva pensato di poterseli persino scegliere, modificando il codice di procedura penale in modo da passare la competenza sulla convalida dei fermi previsti dalle procedure accelerate di frontiere ai giudici delle Corti d’appello, ritenuti più affidabili e meno politicizzati. Una modifica che, però, non ha fatto i conti con l’enorme arretrato e con le croniche carenze di organico delle Corti d’appello. Tanto che il presidente di quella romana, investita a partire dall’11 gennaio, non ha esitato a chiedere (e ottenere) l’applicazione dei colleghi della sezione immigrazione del tribunale. «Ha destato sgomento la scelta del legislatore di trasferire, con procedura d’urgenza, senza alcun aumento dell’organico e senza risorse aggiuntive, alla Corte di appello di Roma le procedure di convalida dei provvedimenti di trattenimento degli stranieri adottati dal questore, ad appena pochi mesi dall’opposta scelta di rafforzare (a Roma con ben dieci posti in più) le sezioni di primo grado competenti in materia di protezione internazionale», così all’inaugurazione dell’anno giudiziario il presidente Giuseppe Meliadò.

Sotto una toga diversa, dunque, le stesse persone. Saranno in sei venerdì a dividersi le udienze di convalida dei 44 migranti collegati in videoconferenza dal centro albanese di Gjader, almeno due di loro si sono già espressi sulla materia tra ottobre e novembre nelle prime due tornate. E non hanno ritenuto di convalidare i fermi. La nuova decisione arriva a quadro giuridico invariato visto che l’attesa sentenza della Corte di giustizia europea sulla lista dei Paesi, chiamata in causa da diversi tribunali italiani, dai ricorsi del Viminale contro le liberazioni dei migranti in Albania e dalla Corte di Cassazione, arriverà solo il 25 febbraio.

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