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Perché la premier non ha ricevuto un avviso di garanzia e cos’è il Tribunale dei ministri

(ansa)

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Come funziona l’organo collegiale e cosa realmente è arrivato a Meloni e ai suoi ministri
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Novanta giorni di tempo. A decidere sul caso che ha spinto la premier Meloni a un pubblico attacco contro la magistratura e riaperto ufficialmente le barricate tra politica e toghe, sarà il Tribunale dei ministri di Roma. Ovvero, l’organo collegiale, i cui componenti sono scelti per sorteggio tra giudici di Corte d’Appello, civili e penali, che esaminerà la denuncia trasmessa loro dal vertice della Procura di Roma, Francesco Lo Voi.

Perché Meloni ha attaccato la magistratura?

Quello che ha compiuto il procuratore di Roma è stato un passaggio di atti, dettato dalla legge. Così come la comunicazione, altrettanto dovuta, alla presidente del Consiglio, della sua iscrizione nel registro degli indagati (insieme con il sottosegretario Mantovano, con i ministri Nordio e Piantedosi: tutti formalmente indagati per favoreggiamento e peculato, in base alla denuncia ricevuta).

Iniziative a cui il procuratore della capitale non avrebbe potuto, né dovuto, sottrarsi: pena, la commissione di un illec…

Novanta giorni di tempo. A decidere sul caso che ha spinto la premier Meloni a un pubblico attacco contro la magistratura e riaperto ufficialmente le barricate tra politica e toghe, sarà il Tribunale dei ministri di Roma. Ovvero, l’organo collegiale, i cui componenti sono scelti per sorteggio tra giudici di Corte d’Appello, civili e penali, che esaminerà la denuncia trasmessa loro dal vertice della Procura di Roma, Francesco Lo Voi.

Perché Meloni ha attaccato la magistratura?

Quello che ha compiuto il procuratore di Roma è stato un passaggio di atti, dettato dalla legge. Così come la comunicazione, altrettanto dovuta, alla presidente del Consiglio, della sua iscrizione nel registro degli indagati (insieme con il sottosegretario Mantovano, con i ministri Nordio e Piantedosi: tutti formalmente indagati per favoreggiamento e peculato, in base alla denuncia ricevuta).

Iniziative a cui il procuratore della capitale non avrebbe potuto, né dovuto, sottrarsi: pena, la commissione di un illecito. Così, in estrema sintesi, si possono spiegare le mosse della Procura di piazzale Clodio diventata bersaglio, in un pomeriggio, dell’ira di Palazzo Chigi. Nuovo scontro e un dibattito che ha liberato il campo dalle tante domande, non ancora sciolte da alcun esponente del governo, sul caso Almasri: il rilascio del generale libico, fermato in Italia su mandato di cattura della Corte Penale internazionale per gravissimi reati, tra i quali tortura, e poi letteralmente riaccompagnato a casa con aereo di Stato. La premier ha indicato i giudici come autori del rilascio, l’Associazione nazionale magistrati ha risposto che la responsabilità è da individuare nell’“inerzia del ministro Nordio”. Tutto nasce appunto dalla denuncia depositata, proprio negli uffici romani, dall’avvocato Luigi Li Gotti, ex politico e avvocato. Secondo il quale il governo ha compiuto dei reati e i cittadini sarebbero stati ingannati.

Che cosa obbligava il procuratore Lo Voi ad intervenire?

La legge costituzionale numero 1 del 1989 prevede all'articolo 6, comma 1, che il procuratore della Repubblica, di fronte ad una denuncia nei confronti di uno o più ministri – una denuncia che si ritenga ovviamente circostanziata e motivata – trasmetta gli atti al Tribunale dei ministri, entro il termine di quindici giorni. E’ quello che ha fatto Lo Voi, informando la premier in una comunicazione riservata: affinché Meloni, come sempre in questi casi per il soggetto interessato dall’avvio di una indagine “possa presentare memorie al collegio o chiedere di essere ascoltato”, come ha precisato anche ieri sera una nota ufficiale dell’Associazione nazionale magistrati. L’ufficio di piazzale Clodio si è attivato dunque per la semplice trasmissione “omessa ogni indagine”, dunque senza neanche acquisire gli atti pubblici, ma lasciando che sia il Tribunale dei ministri a svolgere il suo compito.

Perché Meloni sbaglia a chiamarlo “avviso di garanzia” ?

La presidente del Consiglio, martedì pomeriggio, nel video lanciato subito via social, parla di un avviso di garanzia. “La notizia di oggi è questa: il procuratore della Repubblica Lo Voi, lo stesso del fallimentare processo a Salvini per sequestro di persona, mi ha inviato un avviso di garanzia per i reati di favoreggiamento e peculato in relazione alla vicenda del rimpatrio del cittadino libico Almasri. L'avviso di garanzia è stato inviato anche ai ministri Nordio, Piantedosi e al sottosegretario Mantovano, presumo per una denuncia dell'avvocato Luigi Li Gotti". In realtà, come ha spiegato ufficialmente l’Anm, e tanti altri giuristi intervenendo in queste ore, quella arrivata dal procuratore nelle mani della presidente Meloni è semplicemente la “comunicazione” – come è avvenuto a sua tutela e come prescrive la legge in questo caso – dell’invio di quella denuncia al Tribunale dei ministri, con contestuale iscrizione nel registro degli indagati. In tantissimi altri casi, in cui la Procura o d’iniziativa oppure su denuncia di terzi, apre un’indagine, non è tenuta ad inviare alcuna comunicazione, com’è noto, alle persone iscritte nel registro degli indagati.

Come procederà il Tribunale dei ministri?

Il tribunale dei ministri è pienamente autonomo e si comporta come una figura del vecchio processo: il giudice istruttore. Adesso, valutata la denuncia e acquisiti gli atti che si ritengono utili, il collegio svolgerà le indagini preliminari e dovrà stabilire – nei termini dei novanta giorni - se andare avanti oppure no. Il collegio, infatti come prescrive la legge “sentito il pubblico ministero”, può disporre l’archiviazione con decreto non impugnabile. Oppure, se ritiene di procedere, dovrà – sempre attraverso la Procura - inviare gli atti alle Camere per la richiesta di autorizzazione a procedere. Un lasciapassare che, data la solidità dei voti in maggioranza, di fatto non arriverebbe mai e quindi indirizza già l’indagine a fuorigioco. La legge, in ogni caso, prevede anche che – prima del provvedimento di archiviazione – il procuratore della Repubblica può chiedere al collegio, “precisandone i motivi” , di svolgere ulteriori indagini ed il Tribunale dei ministri, in quel caso, adotterebbe “le sue decisioni entro il termine ulteriore di sessanta giorni”. Questo, sulla carta. Ma tutto lascia immaginare che l’intero caso Meloni versus Lo Voi si risolverà quanto prima.

Mentre gli effetti del polverone, sollevato ieri con video ufficiale della presidente del Consiglio, sono destinati a durare e a incrociare la battaglia sulla separazione delle carriere in magistratura, che il governo è intenzionato a portare a casa, ad ogni costo.

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