Indagata per Almasri. Meloni contro i pm: “Non mi intimidite”
di Giovanna VitaleRoma — Due minuti e 16 secondi. Guardando dritta in camera, da sola, blazer color crema su sfondo azzurro. «La notizia di oggi è questa», sgancia la bomba Giorgia Meloni a metà pomeriggio, in un video auto-prodotto che non prevede domande: «Il procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi, lo stesso del fallimentare processo a Matteo Salvini per sequestro di persona, mi ha appena inviato un avviso di garanzia per i reati di favoreggiamento e peculato in relazione alla vicenda del rimpatrio del cittadino Almasri», lo chiama proprio così, «cittadino», non torturatore, non violentatore di bambini, come invece accusa la Corte penale internazionale.
«Un avviso di garanzia», prosegue la presidente del Consiglio, «inviato anche ai ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e al sottosegretario Alfredo Mantovano, presumo al seguito di una denuncia presentata dall’avvocato Luigi Li Gotti, ex politico di sinistra molto vicino a Romano Prodi, conosciuto per avere difeso pentiti del calibro di Bus…
Roma — Due minuti e 16 secondi. Guardando dritta in camera, da sola, blazer color crema su sfondo azzurro. «La notizia di oggi è questa», sgancia la bomba Giorgia Meloni a metà pomeriggio, in un video auto-prodotto che non prevede domande: «Il procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi, lo stesso del fallimentare processo a Matteo Salvini per sequestro di persona, mi ha appena inviato un avviso di garanzia per i reati di favoreggiamento e peculato in relazione alla vicenda del rimpatrio del cittadino Almasri», lo chiama proprio così, «cittadino», non torturatore, non violentatore di bambini, come invece accusa la Corte penale internazionale.
«Un avviso di garanzia», prosegue la presidente del Consiglio, «inviato anche ai ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e al sottosegretario Alfredo Mantovano, presumo al seguito di una denuncia presentata dall’avvocato Luigi Li Gotti, ex politico di sinistra molto vicino a Romano Prodi, conosciuto per avere difeso pentiti del calibro di Buscetta, Brusca e altri mafiosi». E pazienza se non di informazione di garanzia si tratta, precisa l’Anm, bensì di una semplice comunicazione di iscrizione nel registro degli indagati quale atto dovuto, dopo l’esposto di Li Gotti. Il quale, fra l’altro, è stato per 30 anni militante dell’MSI e solo in età più avanzata eletto parlamentare con l’Italia dei Valori.
Due bugie funzionali alla premier per lanciare l’affondo. Non in Parlamento, però, come le opposizioni chiedono da giorni. Ma in un discorso registrato, utile a sventolare l’atto appena notificato. Che la procura ha subito girato, insieme agli altri “avvisi”, al Tribunale dei ministri, che entro 90 giorni dovrà esprimersi sull’autorizzazione a procedere.
Faccia contrita all’inizio, sorrisetto ironico sul finale, per Meloni siamo dinnanzi a una gigantesca macchinazione ai danni del governo. «I fatti sono noti», ricostruisce alla sua maniera: «La Corte penale internazionale, dopo mesi di riflessione, emette un mandato di arresto nei confronti del capo della polizia giudiziaria di Tripoli. Curiosamente, la Corte lo fa proprio quando questa persona stava per entrare sul territorio italiano, dopo che aveva serenamente soggiornato per circa 12 giorni in altri tre stati europei», eccola la tesi del complotto. Non andato a buon fine soltanto perché «la richiesta di arresto della procura della Corte penale internazionale non è stata trasmessa al ministero italiano della Giustizia, come invece è previsto dalla legge», perciò «la Corte d’Appello di Roma decide di non procedere alla sua convalida». È il motivo per cui Almasri è stato scarcerato: la colpa è del “cavillo” dietro cui, a caldo, si era nascosto pure il Guardasigilli.
Non a caso Meloni si guarda bene dal dire che quella svista si sarebbe potuta sanare se solo Nordio, subito avvertito dai giudici, si fosse attivato per controfirmare l’arresto, anziché lasciare la richiesta dei magistrati senza risposta. Obiezione su cui la premier preferisce glissare. Per aggiungere, con un evidente salto logico: «A questo punto, con questo soggetto libero sul territorio italiano, noi decidiamo di espellerlo e rimpatriarlo immediatamente per ragioni di sicurezza con un volo apposito, come accade in altri casi analoghi». Che tuttavia nessuno ricorda. «Questa è la ragione», insiste, «per la quale la procura di Roma oggi indaga me, Mantovano e due ministri».
La conclusione è un atto di guerra all’indirizzo di chi trama per buttarla giù: «Penso che valga oggi quello che valeva ieri: non sono ricattabile, non mi faccio intimidire», rivendica la prima ministra con sguardo di sfida. «È possibile che per questo sia così invisa a chi non vuole che l’Italia cambi e diventi migliore. Intendo andare avanti per la mia strada a difesa degli italiani, soprattutto quando è in gioco la sicurezza della nazione, a testa alta e senza paura».