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“Nessuna ritorsione, atto dovuto di Lo Voi”. L’Anm vira a destra ma è di nuovo in trincea

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Rinviata la festa per la prova di partecipazione dell’associazione. Il presidente uscente Santalucia contattato dal Washington Post
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Roma — Comincia come una festa di tutta l’Associazione nazionale magistrati: per le elezioni che segnano un’affluenza all’82 per cento, per la vittoria di Mi, corrente di destra, per la complessiva forte affermazione delle due liste di sinistra, Area e Md, e anche per la “rinascita” di Unicost. Ma subito vira in trincea, nuovo corpo a corpo con la politica: contro le affermazioni piovute dalla presidente Meloni “indagata”. Contro le insinuazioni su presunti complotti orditi– ovviamente dagli asseriti pm fuori controllo – a danno del governo. Contro una riforma sventolata, ancora, come punizione: di fronte alla «reazione sproporzionata dei magistrati», avverte il viceministro Sisto, FI, «mercoledì 29 gennaio alle 8.30 noi incardiniamo la separazione delle carriere in Commissione Affari costituzionali al Senato». Addirittura il procuratore di Roma, (peraltro di area moderata) Francesco Lo Voi, indicato dalla premier come autore del già «fallimentare processo contro Salvini» – si stupisc…

Roma — Comincia come una festa di tutta l’Associazione nazionale magistrati: per le elezioni che segnano un’affluenza all’82 per cento, per la vittoria di Mi, corrente di destra, per la complessiva forte affermazione delle due liste di sinistra, Area e Md, e anche per la “rinascita” di Unicost. Ma subito vira in trincea, nuovo corpo a corpo con la politica: contro le affermazioni piovute dalla presidente Meloni “indagata”. Contro le insinuazioni su presunti complotti orditi– ovviamente dagli asseriti pm fuori controllo – a danno del governo. Contro una riforma sventolata, ancora, come punizione: di fronte alla «reazione sproporzionata dei magistrati», avverte il viceministro Sisto, FI, «mercoledì 29 gennaio alle 8.30 noi incardiniamo la separazione delle carriere in Commissione Affari costituzionali al Senato». Addirittura il procuratore di Roma, (peraltro di area moderata) Francesco Lo Voi, indicato dalla premier come autore del già «fallimentare processo contro Salvini» – si stupiscono i colleghi – solo per aver «fatto il suo dovere». Lo ripete, in venti righe, in serata anche l’Anm: «La politica ha frainteso. Nessun avviso di garanzia, solo la comunicazione, a tutela dell’indagato, di una trascrizione dovuta». Un procedimento che la Procura «doveva subito girare al Tribunale dei ministri».

Silvia Albano, la presidente di Magistratura democratica già nel mirino del governo come “toga rossa”, è sorpresa. «Non posso credere che nessuna abbia spiegato alla presidente del Consiglio che il procuratore che riceva una denuncia circostanziata a carico di uno o più ministri deve, in applicazione di una legge costituzionale iscrivere nel registro e trasmettere al Tribunale dei Ministri. Senza fare alcuna indagine e senza avere altra scelta», spiega a Repubblica. Aggiunge Albano: «Dopodiché, sentiamo spesso evocare complotti, avvenne anche la scorsa estate, non se n’è saputo più nulla».

Tullio Morello, togato di Area al Consiglio superiore, riflette: «Stupisce che dopo aver contestato per anni, ai pm, la ricerca dell’effetto mediatico sulle indagini, oggi siano le istituzioni a voler accendere la massima risonanza su un atto dovuto, che era stato comunicato con il massimo e rispettoso riserbo. Una procedura che, in teoria, potrebbe risolversi in poche ore con un’archiviazione. A chi giova, a cosa serve questo rumore?». Anche il giudice Roberto Fontana, altro consigliere Csm, progressista ma da indipendente, chiede con severità: «A fronte della chiarissima previsione della norma, è grave che la premier e vari esponenti della maggioranza presentino questo atto dovuto come un complotto della magistratura, una ritorsione, attribuendo una condotta di devianza istituzionale». L’impressione - aggiunge Fontana - «è che si voglia cogliere il pretesto per avviare la campagna referendaria con un anno di anticipo fornendo una rappresentazione palesemente distorta di quanto accaduto».

E anche Stefano Latorre, segretario generale di Unicost, riparte daccapo. «Noi abbiamo fiducia nella sostanza incontrovertibile della legge e dei fatti: io faccio il sostituto procuratore da 25 anni. Io e chiunque altro, al posto del collega procuratore di Roma, avrebbe dovuto eseguire la procedura. - spiega - E davvero non si comprende perché la politica voglia usare questo atto fisiologico di un procedimento penale per trasformarlo nella presunta patologia della magistratura. Siamo ossequiosi della legge e dobbiamo limitarci ad applicarla. Spero che questo concetto arrivi».

L’immagine chiave di giornata? È nel rovesciamento di stato d’animo di Giuseppe Santalucia. Da presidente ormai scaduto dell’Anm, «libero», che si congratula con i colleghi (che l’8 febbraio eleggeranno il nuovo presidente e la nuova giunta) alle telefonate dei media che lo tempestano. Al telefono c’è il Washington Post: «Sorry, ma volete far cadere la premier?». Fronte compatto, di nuovo. Non, non è finita. Altro comunicato. «Non dobbiamo neanche concentrarci sui toni usati dalla presidente del Consiglio». Ma «solo spiegare». A rischio d’essere «gelidi». Ed ecco la nota ufficiale Anm: «Si segnala, al fine di fare chiarezza, il totale fraintendimento da parte di numerosi esponenti politici dell’attività svolta dalla Procura di Roma. La quale non ha emesso, come detto impropriamente, un avviso di garanzia nei confronti di Meloni e dei ministri, ma una comunicazione di iscrizione che è in sé un atto dovuto perché previsto dall’articolo 6, comma 1, della legge costituzionale numero 1 del 1989».

Il resto è una mezza festa, per il sindacato delle toghe, solo rinviata. A urne chiuse, la corrente di destra, Mi, è prima (2.065 preferenze, pari a 11 seggi). Segue Area (1.803 voti e 9 seggi), poi Unicost (1.560 voti e 8 seggi). Ma cresce molto Md, con 1.081 voti, 4 seggi in più rispetto al 2020. E si difende la proposta di Articolo Centouno, 304 voti e 2 seggi. Sulla presidenza si cerca un accordo, si va verso la giunta unitaria.

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