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Deputati del Pd nel centro migranti in Albania: “Qui i torturati da Almasri e lui riportato a casa”

Il centro migranti a Gjader, in Albania (agf)
Il racconto dei reclusi nella struttura a Gjader. Il sopralluogo dei dem Ricciardi, Scarpa e Romeo
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Gjader – A Sharmin hanno dato un numero di scarpe troppo grande per il suo piede, senza lacci, e così si muove goffamente nella sala dei colloqui del centro di trattenimento di Gjader, in Albania. Era arrivato a Zuara dal Bangladesh, passando da Dubai e poi dall’Egitto. Gli avevano raccontato che in Libia si guadagnasse tanto e inizialmente era quella la sua destinazione. Arrivato sul posto, si era messo a fare l’imbianchino. Dopo due mesi, la polizia libica l’ha rapito e l’ha consegnato alla mafia. Lo hanno fatto stare insieme agli altri in un grande magazzino. “Mi torturavano a colpi di bastone sotto i piedi – racconta – e poi hanno cominciato a chiedere il riscatto alla mia famiglia. Ho pagato prima cinquemila dinari, l’equivalente di mille euro, per essere liberato. E poi altre trentacinquemila, settemila euro, per imbarcarmi per l’Italia. E sono stato fortunato”. Non sapeva neanche che esistesse l’Albania, il Paese dove è finito dopo questo lungo giro che lo ha visto poi salire a…

Gjader – A Sharmin hanno dato un numero di scarpe troppo grande per il suo piede, senza lacci, e così si muove goffamente nella sala dei colloqui del centro di trattenimento di Gjader, in Albania. Era arrivato a Zuara dal Bangladesh, passando da Dubai e poi dall’Egitto. Gli avevano raccontato che in Libia si guadagnasse tanto e inizialmente era quella la sua destinazione. Arrivato sul posto, si era messo a fare l’imbianchino. Dopo due mesi, la polizia libica l’ha rapito e l’ha consegnato alla mafia. Lo hanno fatto stare insieme agli altri in un grande magazzino. “Mi torturavano a colpi di bastone sotto i piedi – racconta – e poi hanno cominciato a chiedere il riscatto alla mia famiglia. Ho pagato prima cinquemila dinari, l’equivalente di mille euro, per essere liberato. E poi altre trentacinquemila, settemila euro, per imbarcarmi per l’Italia. E sono stato fortunato”. Non sapeva neanche che esistesse l’Albania, il Paese dove è finito dopo questo lungo giro che lo ha visto poi salire a bordo di un barchino per attraversare il canale di Sicilia, dove è stato salvato poi dalla guardia costiera, che lo ha consegnato poi alla marina di militare. Sono stati fatti salire nella nave Calliope e “selezionati” tra altri gruppi fatti salire da altri barchini. E quando gliel’hanno detto della nuova destinazione lui, insieme, agli altri, hanno fatto lo sciopero della fame.

Mohammed, egiziano, faceva invece il falegname e “in certi giorni guadagnavo così poco da non riuscire a sfamare la mia famiglia”. Indossa le infradito sulle calze e ha la tuta blu. Racconta delle persone appese a un gancio per punizione, dei video mandati ai familiari per convincere chi era restio a pagare. “Entrambi hanno sottolineato che era la polizia a mandarli dai criminali. E che in Libia potevano essere sfruttati e vessati da chiunque”, riferisce Toni Ricciardi, il parlamentare del Pd che ha raccolto le testimonianze dei due migranti insieme con le sue colleghe di partito Rachele Scarpa e Nadia Romeo. Hanno ascoltato ogni passaggio oggi pomeriggio, dopo le audizioni della commissione territoriale per la protezione internazionale e le ulteriori visite mediche, dalle quali è emerso che un altro migrante ospite del centro non è in buone condizioni di salute e deve essere riportato in Italia, in un centro di accoglienza, come gli altri cinque che sono stati rispediti martedì, poche ore dopo essere arrivati in Albania con la Calliope.

I deputati del Pd Toni Ricciardi, Rachele Scarpa e Nadia Romeo (agf)

Con loro c’erano anche Francesco Ferri, attivista di Action Aid , oltre a Papia Aktar, Amr Adem e Cipriana Contu, dell’Arci, tutti e tre in rappresentanza del tavolo asilo e immigrazione, la coalizione di associazioni italiane che si occupano di diritti umani.

Deputati del Pd nel centro migranti in Albania: "Qui recluse le vittime di Almasri mentre lui è stato riportato a casa"

“Qui dentro ci sono le vittime del torturatore libico Almasri che il nostro governo ha deportato in Albania. E stanno aspettando quale sarà il loro destino, che ora è un’incognita”, ha detto dopo aver parlato con i due migranti Scarpa, che da giorni denuncia altre forzature, come la mancata presenza degli esperti dell’organizzazione internazionale per le migrazioni, che avrebbero dovuto controllare meglio le condizioni di salute dei migranti, visitati mentre erano a bordo della nave da personale medico della marina militare. Ma a preoccupare il gruppo parlamentare di contatto e il tavolo asilo e immigrazione è anche il diritto alla difesa dei migranti trasferiti in Albania, che tra domani e venerdì saranno interrogati dai giudici della corte d’Appello di Roma in videoconferenza. Ma non sanno ancora chi saranno i loro avvocati, non hanno avuto modo di parlarci. “Questa è una situazione molto grave”, dice l’avvocato Gennaro Santoro, che ha scritto al suo ordine professionale. “Chiediamo un incontro per discutere delle problematiche relative al diritto di difesa per le persone trattenute nel Cpr albanese”.

Ma quel che preoccupa ora sono le condizioni dell'altro vulnerabile con la febbre attaccato a una flebo per tutto il giorno e, alla fine, ricoverato per ustioni. E i racconti dei migranti, che hanno parlato delle condizioni inumane in cui venivano trattati nei lager libici, dove per ogni nazionalità c'era un tariffario per le cifre che dovevano pagare per la loro liberazione.

Intanto, sono state respinte - perché giudicate "manifestamente infondate" - le richieste d'asilo presentate dai migranti trasferiti in Albania.

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