Roma — «Preoccupazione» tra i magistrati «per gli attacchi violenti» e anche «sorpresa» per la macchina del fango che si è scatenata su Francesco Lo Voi, il procuratore di Roma che ha iscritto nel registro degli indagati la premier Meloni, il ministro della Giustizia Nordio, il titolare dell’Interno Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mantovano. Il rilascio del generale libico Osama Almasri è solo l’ultimo capitolo dello scontro tra governo e giudici, ma tiene dentro tutti gli elementi che hanno portato le toghe a protestare durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario e a indire lo sciopero per il 27 febbraio.
Anche in questa occasione Meloni non si smentisce. Per la premier l’avviso di indagine della Procura di Roma sul caso Almasri ha fatto «un danno alla nazione» ed è l’esempio di come «un pezzetto di magistratura» vuole «governare». Quindi rivolge un invito ai giudici: «Si candidino». Ma le toghe ribadiscono che non fanno politica e che sono i «ga…
Roma — «Preoccupazione» tra i magistrati «per gli attacchi violenti» e anche «sorpresa» per la macchina del fango che si è scatenata su Francesco Lo Voi, il procuratore di Roma che ha iscritto nel registro degli indagati la premier Meloni, il ministro della Giustizia Nordio, il titolare dell’Interno Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mantovano. Il rilascio del generale libico Osama Almasri è solo l’ultimo capitolo dello scontro tra governo e giudici, ma tiene dentro tutti gli elementi che hanno portato le toghe a protestare durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario e a indire lo sciopero per il 27 febbraio.
Anche in questa occasione Meloni non si smentisce. Per la premier l’avviso di indagine della Procura di Roma sul caso Almasri ha fatto «un danno alla nazione» ed è l’esempio di come «un pezzetto di magistratura» vuole «governare». Quindi rivolge un invito ai giudici: «Si candidino». Ma le toghe ribadiscono che non fanno politica e che sono i «garanti della legalità» anche se si tratta delle azioni compiute dall’esecutivo, che quindi non può godere di immunità particolari.
A nome dell’Associazione nazionale magistrati parla il segretario Salvatore Casciaro che definisce «violenti» gli attacchi rivolti alla magistratura e al procuratore Lo Voi. Fa presente che «il procuratore di Roma si è limitato a non rinnegare i propri doveri, assolvendo all’obbligo impostogli da una legge costituzionale», quindi iscrivere nel registro degli indagati la premier, i due ministri e il sottosegretario. Casciaro si sente costretto a chiarire che «rispettare ‘le regole’ e ‘i ruoli’, dunque le istituzioni, vuol dire rimettere alla giurisdizione i controlli anche sugli atti di chi riveste alte funzioni di governo, salve le ovvie prerogative sovrane delle assemblee legislative». Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato di «magistratura politicizzata».
Ma l’Anm, ancora una volta, vede un’intromissione del governo per intimidire le toghe e ribadisce che «sarebbe auspicabile che i politici non provassero a sostituirsi ai magistrati, lasciando loro il compito istituzionale di esaminare e valutare gli atti processuali senza impropri condizionamenti». Silvia Albano, presidente di Magistratura democratica, ospite di La7, ricorda al governo che «i magistrati sono garanti della legalità» e ciò significa essere garanti anche «della legalità dell’azione di governo». Quindi nulla di strano se, sulla base di una denuncia, componenti del governo vengono iscritti nel registro degli indagati.