Meloni contro i giudici: “Vogliono governare”. Schlein: li delegittima
di Tommaso CiriacoLa premier Giorgia Meloni
Roma — Trasforma l’avviso di indagine ricevuto per il caso Almasri in un «danno alla nazione e alle sue opportunità». Uno sgarbo intollerabile, lamenta Giorgia Meloni, che «mi manda ai matti». Si fa vittima pubblica, «a chiunque nei miei panni — dice — cadrebbero un po’ le braccia». Arriva addirittura a sovrapporre il proprio destino giudiziario a quello dell’Italia, la propria credibilità a quella del Paese: «Mi ritrovo sulla prima pagina del Financial Times con la notizia dell’avviso. Se in Italia i cittadini capiscono perfettamente quello che sta accadendo, all’estero non è la stessa cosa». Un premier indagato restituisce l’immagine di un governo meno solido, quasi in bilico. E i mercati, giura, potrebbero mostrare sfiducia nel debito italiano, dopo che i fondi norvegesi hanno appena acquistato 8 miliardi in titoli di Stato e l’Arabia Saudita è pronta a investire nella penisola. «Dal ghiaccio dei fiordi fino alla sabbia del deserto — celebra la leader — il mondo è tornato a puntare…
Roma — Trasforma l’avviso di indagine ricevuto per il caso Almasri in un «danno alla nazione e alle sue opportunità». Uno sgarbo intollerabile, lamenta Giorgia Meloni, che «mi manda ai matti». Si fa vittima pubblica, «a chiunque nei miei panni — dice — cadrebbero un po’ le braccia». Arriva addirittura a sovrapporre il proprio destino giudiziario a quello dell’Italia, la propria credibilità a quella del Paese: «Mi ritrovo sulla prima pagina del Financial Times con la notizia dell’avviso. Se in Italia i cittadini capiscono perfettamente quello che sta accadendo, all’estero non è la stessa cosa». Un premier indagato restituisce l’immagine di un governo meno solido, quasi in bilico. E i mercati, giura, potrebbero mostrare sfiducia nel debito italiano, dopo che i fondi norvegesi hanno appena acquistato 8 miliardi in titoli di Stato e l’Arabia Saudita è pronta a investire nella penisola. «Dal ghiaccio dei fiordi fino alla sabbia del deserto — celebra la leader — il mondo è tornato a puntare sull’Italia».
Sarebbe solo un’indagine, a dire il vero. Destinata ad essere valutata da un tribunale dei ministri e, nel caso, autorizzata dal Parlamento in mano al centrodestra. Ma tanto basta a scatenare la rabbia di Meloni. La platea amica è quella della “Ripartenza”, un evento organizzato dal giornalista Nicola Porro. Gli applausi non mancano, la premier sorride. La narrazione, però, è aspra: lei contro i mondi che provano a sgambettarla. «Penelope, la mitologica moglie di Ulisse, in confronto a me avrebbe tessuto le tende dello stadio Olimpico. Se quelli che dovrebbero remare con te remano contro, smontano tutto il lavoro che fai».
Gli argomenti sono ovviamente ostili contro le toghe. «Alcuni giudici, pochi, vogliono decidere le politiche industriali, ambientali, dell’immigrazione, come riformare la giustizia. Vogliono governare loro. Se intendono farlo, si candidano e governano. L’unica cosa che non si può fare è che loro governano e io vado alle elezioni». Sono ragionamenti che richiamano slogan cari al ventennio berlusconiano. A partire dall’immagine di chi, da Palazzo Chigi, lotta contro magistratura e strutture corporative che impediscono il cambiamento: «La nostra è una battaglia per un’Italia normale. Un Paese in cui una persona perbene non debba aver paura dello Stato, della giustizia, del fisco, della burocrazia». E ancora, in un crescendo: «Non è normale o inevitabile che i governi li scelga il palazzo e non il popolo, non è normale o inevitabile che alcuni magistrati politicizzati cerchino di colpire chi non è schierato politicamente con loro, o che quando arriva la Guardia di finanza si debba essere terrorizzati anche se non si è fatto nulla di male. Sono degenerazioni che hanno messo in ginocchio la nazione più bella del mondo, sono il male che giustifica tutti quanti i mali».
Contro il procuratore di Roma Francesco Lo Voi si concentra l’assalto della destra di governo. Per la premier, l’avviso di indagine «era chiaramente voluto». E non dovuto, dunque. A darle man forte, arriva anche Antonio Tajani: «Questa scelta secondo me non fa l’interesse dell’Italia». Meloni evita di tirare in ballo la questione dei voli di Stato utilizzati in passato dal procuratore per raggiungere Palermo, ma ci pensa una batteria di comunicati di FdI a mettere nel mirino il magistrato. Non sarà comunque il caso Almasri a fermarla, promette la leader. «Agli italiani dico: finché ci siete voi, ci sono anche io. Non intendo mollare di un millimetro. Non sono né preoccupata, né demoralizzata. Quando ho accettato di guidare la nazione sapevo esattamente a cosa sarei andata incontro».
Non la pensa così la segretaria del Pd Elly Schlein. La dem giudica «inaccettabile che chi governa delegittimi i magistrati» e attacca l’assalto della premier contro i giudici: «Meloni fa la vittima, ma non si occupa del Paese: spieghi al Parlamento, non solo ai suoi follower».
Da Italia Viva, invece, arriva un rilancio diretto a Palazzo Chigi: «È importante che la premier chiarisca quali sono i criteri con i quali vengono autorizzati i voli di Stato, nonché quali siano stati quelli autorizzati dal sottosegretario Mantovano. Avremo certamente presto una risposta, si tratta di trasparenza».