Roma — «Ci eravamo interrogati negli ultimi anni sulle fake news: scienziati politici, giuristi, giornalisti. Gli ultimi eventi dall’America all’Italia, ci dimostrano che siamo purtroppo in una fase successiva, non c’è più bisogno di contrastare le fake...».
Perché, presidente Salvi?
«Perchè la verità della circostanza affermata è ormai del tutto irrilevante. Anche in Italia. Basta che un presidente del Consiglio, lo dico con il massimo rispetto verso quel ruolo, muova contro un procuratore raccontando che esiste un complotto ai danni del governo perché quella affermazione si auto-alimenti con una velocità e una violenza che destano preoccupazione. Cosa resti poi del vincolo di fiducia tra cittadini e istituzioni, lo vedremo» .
Giovanni Salvi, 72 anni, è stato fino al 2022 Procuratore generale presso la Cassazione. Impegnato nella stagione dell’anti-terrorismo, ha coordinato missioni all’estero, ha partecipato alla vita associativa, nella sinistra di Magistratura democratica.
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Roma — «Ci eravamo interrogati negli ultimi anni sulle fake news: scienziati politici, giuristi, giornalisti. Gli ultimi eventi dall’America all’Italia, ci dimostrano che siamo purtroppo in una fase successiva, non c’è più bisogno di contrastare le fake...».
Perché, presidente Salvi?
«Perchè la verità della circostanza affermata è ormai del tutto irrilevante. Anche in Italia. Basta che un presidente del Consiglio, lo dico con il massimo rispetto verso quel ruolo, muova contro un procuratore raccontando che esiste un complotto ai danni del governo perché quella affermazione si auto-alimenti con una velocità e una violenza che destano preoccupazione. Cosa resti poi del vincolo di fiducia tra cittadini e istituzioni, lo vedremo» .
Giovanni Salvi, 72 anni, è stato fino al 2022 Procuratore generale presso la Cassazione. Impegnato nella stagione dell’anti-terrorismo, ha coordinato missioni all’estero, ha partecipato alla vita associativa, nella sinistra di Magistratura democratica.
Perché mette in relazione ciò che è accaduto negli Usa con l’attacco di Meloni alla Procura di Roma?
«C’è un filo rosso. Mi colpiva un elemento della vittoria di Trump. In virtù di quella campagna, metà del Paese pensa che le incriminazioni per la rivolta di Capitol Hill siano frutto di una persecuzione e non di un assalto documentato, con irruzione, violenze, feriti. Perché?».
E se lo chiede di fronte al caso Almasri trasformato in caso Lo Voi?
«Sì , in questo spaccato italiano, abbiamo visto da parte di un alto vertice istituzionale il ribaltamento dei fatti e la costruzione della presunta congiura: che trasforma l’atto obbligato di un pm in una deliberata volontà di indagare. Non tenendo conto né del carattere diffuso del potere giudiziario, né della complessità delle questioni che vengono affrontate e possono avere interpretazioni diverse».
In concreto. Il procuratore Lo Voi poteva fare un’altra scelta?
«Facciamo un passo indietro. Per le denunce relative ai comportamenti di un ministro, fu introdotta –per effetto di un precedente conflitto tra politica e magistratura– la modifica che tuttora limita il potere del pm e gli impedisce qualunque attività: affinché ogni valutazione e indagine resti in capo solo ai giudici, cioè al Tribunale dei ministri. Quindi, il procuratore ha preso la denuncia e l’ha trasferita all’organo collegiale».
L’obiezione: poteva non farlo.
«Con un esposto circostanziato, sarebbe stata una scelta discutibile. Ecco perché: non c’è complotto, non c’era ragione di avviare una polemica così violenta da parte del premier. E non c’è nessuno scontro...».
C’è solo un potere che attacca l’altro?
«Esatto. Una continua aggressione da parte di chi ha insofferenza verso qualunque forma di controllo: della magistratura ordinaria, della Corte dei Conti, dell’Anticorruzione. La democrazia non è il potere assoluto della maggioranza, ma il rispetto delle regole costituzionali».
E demolire il “nemico” con il fango? L’avevamo già visto.
«Certo, con Berlusconi. Dai calzini del giudice Mesiano in poi. Ma c’è, di nuovo, c’è la pervasività dei social. La notizia in 5 righe, va a reti unificate, trattandosi del premier: e consegna una verità rapida e chiusa. Mezzi vecchi e aspetti nuovi: un meccanismo molto pericoloso».
E tutto avviene dopo la protesta dei magistrati nelle Corti di Appello: contro la separazione delle carriere.
«Ho sentito dire: ma voi toghe non accettate il confronto. Ma non vi è stata alcuna seria interlocuzione, né con l’Anm, né con le opposizioni. Ancora una volta, una mistificazione. Sa cosa mi spiace, in tutto questo?
Lo dica.
«La vicenda Almasri, del rilascio di un generale accusato di gravi crimini, ha oscurato la prova di democrazia che ha dato il voto per l’Associazione nazionale magistrati. Ben l’82 per cento di affluenza, bel segnale».
Confessi, lei è contento del successo di Md.
«Una battuta tra varie considerazioni amare: mentre Franceschini teorizzava che divisi si vince, in effetti Area e Md, che si sono presentate alle urne separate, hanno portato a casa molti più voti di quanti ne abbia presi Mi, il gruppo che ha vinto le elezioni».
Diranno che lei è toga “politica”.
«Oggi ci vuole coraggio per fare il giudice. La politica vuole un giudice sottomesso? Il contributo che tanti magistrati, requirenti e giudicanti, hanno dato al Paese appartiene alla società civile».
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