✕

Santanchè, l’ultima mossa: “Toghe anti-governo, resto”

La ministra Daniela Santanchè

 (fotogramma)

Ascolta l'audio

Per la Cassazione il procedimento sull’ipotesi di truffa resterà a Milano. La ministra sfida tutti: “La mozione di sfiducia? Si accomodino, sono pronta ad andare in aula”
2 minuti di lettura

Roma —Dentro FdI l’unica a non balbettare sul tema è lei. «La mozione di sfiducia del 10 febbraio? Si accomodino, sono pronta ad andare in aula, l’ho già fatto due volte in passato, non mi spaventa». Così risponde Daniela Santanchè, nelle telefonate private che seguono l’ennesimo rovescio giudiziario: nella notte di mercoledì la Cassazione ha rigettato la richiesta dei suoi legali, che chiedevano di spostare l’inchiesta per truffa sui fondi Covid da Milano a Roma. Invece no, l’indagine sulla ministra del Turismo resterà alla procura meneghina: udienza preliminare il 26 marzo, decisione sul possibile rinvio a giudizio attesa per fine maggio. Inutile dire che per l’interessata «non cambia nulla».

Tira dritto anche stavolta, la “Santa”. Pronta all’ennesimo rilancio: se nessuno nel suo partito, nonostante la giostra di malumori sotterranei, ha chiesto pubblicamente la sua testa finora, dopo il primo rinvio per falso in bilancio due settimane fa, perché qualcuno dovrebbe porre la ques…

Roma —Dentro FdI l’unica a non balbettare sul tema è lei. «La mozione di sfiducia del 10 febbraio? Si accomodino, sono pronta ad andare in aula, l’ho già fatto due volte in passato, non mi spaventa». Così risponde Daniela Santanchè, nelle telefonate private che seguono l’ennesimo rovescio giudiziario: nella notte di mercoledì la Cassazione ha rigettato la richiesta dei suoi legali, che chiedevano di spostare l’inchiesta per truffa sui fondi Covid da Milano a Roma. Invece no, l’indagine sulla ministra del Turismo resterà alla procura meneghina: udienza preliminare il 26 marzo, decisione sul possibile rinvio a giudizio attesa per fine maggio. Inutile dire che per l’interessata «non cambia nulla».

Tira dritto anche stavolta, la “Santa”. Pronta all’ennesimo rilancio: se nessuno nel suo partito, nonostante la giostra di malumori sotterranei, ha chiesto pubblicamente la sua testa finora, dopo il primo rinvio per falso in bilancio due settimane fa, perché qualcuno dovrebbe porre la questione ora, dopo una decisione su una competenza territoriale? Soprattutto in questo clima, cioè con la premier impegnata in una crociata contro un pezzo della magistratura. Campagna sposata in pieno dalla ministra, che tramite gli avvocati ieri definiva «vergognoso» il fatto che la decisione della Cassazione «sia stata passata ai giornali prima di essere comunicata a noi».

Guardando ai risvolti politici, Santanchè è sicura di restare in sella anche stavolta. E se Giorgia Meloni non deciderà prima, chiedendole - ma faccia a faccia, a Palazzo Chigi - un passo indietro, la mozione di sfiducia presentata dai 5 Stelle e calendarizzata fra 10 giorni sarebbe un formidabile, involontario pacchettino regalo: la blinderebbe. Si vedrà.

Per Ignazio La Russa la decisione della Cassazione dev’essere «un altro elemento di valutazione» di Santanchè. Il presidente del Senato, amico e grande sponsor politico della “Pitonessa”, a caldo, a margine di un convegno sui 30 anni di An, ieri commentava così: «Credo che Daniela, quando ha detto che avrebbe valutato, può darsi che valuti anche su questo, però non l’ho sentita». Di più non dice, La Russa, mentre dentro FdI tanti leggono queste frasi come uno sganciamento dalle sorti dell’ex proprietaria del Twiga, rientrata ieri a Milano dopo la trasferta in Arabia. Altri però rovesciano la prospettiva, concentrandosi su quello che La Russa ha detto subito dopo, sulla mozione di sfiducia: questi atti «rafforzano lo sfiduciato, quando sono individuali. È la storia del passato, quindi non è quello l’elemento di valutazione». Dentro FdI, appunto, si tergiversa. Alcuni sono persuasi che Meloni tirerà una riga prima del 10, magari facendo affidamento su una moral suasion, diciamo così, proprio di La Russa. Altri invece scommettono sul fatto che alla fine si voterà la fiducia, buttando la palla in avanti, di 4-5 mesi. Ma c’è anche una terza via, di cui si comincia a ragionare da qualche giorno tra i Fratelli: votare, sì, la fiducia il 10. Ma per offrire una scappatoia politica alla ministra, rinviando il passo indietro a marzo-aprile, prima di un secondo, temutissimo, rinvio a giudizio. Perché per quello sì, l’ha già detto, Santanchè si dimetterebbe.

Nell’attesa si prende tempo. «Noi siamo garantisti, poi la scelta sull’opportunità o meno di dimettersi spetta al ministro Santanchè», diceva ieri il leader di FI, Antonio Tajani. Mentre Giovanni Donzelli, braccio destro di Meloni nel partito di via della Scrofa, sosteneva che «se giudica Milano o Roma non cambia nulla».

Leggi i commenti