Salute e poltrone, al ministero 21 consulenti scelti da Schillaci e sempre più dirigenti
di Michele BocciL’ultimo è l’ex uomo forte della sanità veneta, poi sbarcato a Roma all’Agenzia del farmaco grazie al governo di centrosinistra e sistematosi infine all’Agenas, l’agenzia sanitaria delle Regioni, in perfetta armonia con il nuovo corso di destra. Domenico Mantoan si è dimesso ed è andato in pensione il 31 dicembre scorso, per poi diventare nel giro di una settimana amministratore delegato di un grande gruppo privato della sua Regione. Il passaggio dal servizio sanitario a una spa non gli ha impedito di rientrare nel sistema pubblico. Appena un paio di giorni fa il ministro alla Salute Orazio Schillaci lo ha nominato consulente per le liste di attesa (provocando le polemiche delle opposizioni). Ricoprirà il ruolo in ottima compagnia, visto che con lui il numero degli esperti esterni arruolati dal ministero salirà a ben 21 persone. Nove consulenti, tutti non pensionati ovviamente, vengono pagati 36 mila euro l’anno, gli altri svolgono l’attività a titolo gratuito. Insomma, la partita cos…
L’ultimo è l’ex uomo forte della sanità veneta, poi sbarcato a Roma all’Agenzia del farmaco grazie al governo di centrosinistra e sistematosi infine all’Agenas, l’agenzia sanitaria delle Regioni, in perfetta armonia con il nuovo corso di destra. Domenico Mantoan si è dimesso ed è andato in pensione il 31 dicembre scorso, per poi diventare nel giro di una settimana amministratore delegato di un grande gruppo privato della sua Regione. Il passaggio dal servizio sanitario a una spa non gli ha impedito di rientrare nel sistema pubblico. Appena un paio di giorni fa il ministro alla Salute Orazio Schillaci lo ha nominato consulente per le liste di attesa (provocando le polemiche delle opposizioni). Ricoprirà il ruolo in ottima compagnia, visto che con lui il numero degli esperti esterni arruolati dal ministero salirà a ben 21 persone. Nove consulenti, tutti non pensionati ovviamente, vengono pagati 36 mila euro l’anno, gli altri svolgono l’attività a titolo gratuito. Insomma, la partita costa circa 324 mila euro.
Pochi gli esperti ascoltati
Non è chiaro a cosa servano tutti quegli esperti in un ministero che ha anche aumentato in modo importante gli incarichi dirigenziali interni e non sta producendo molti provvedimenti e riforme. Di certo, non tutti danno un contributo importante allo sviluppo del sistema sanitario pubblico. Solo alcuni consulenti vengono davvero ascoltati da Schillaci. Tra loro c’è certamente Guido Rasi, già a capo di Aifa e di Ema (l’agenzia europea) e quindi sommo conoscitore delle questioni farmaceutiche (e non solo). Altro nome assai gradito al ministro è quello di Nicola Bonaccini, esperto di comunicazione pubblica che non sembre ha buoni rapporti con la struttura interna. Ci sono vari esperti di diritto, nomi che chiaramente fanno riferimento al sottosegretario Marcello Gemmato, sempre molto attivo quando ci sono da sistemare persone a lui vicino. Poi ci sono Andrea Costa, già sottosegretario ai tempi di Roberto Speranza e oggi con Noi con l’Italia, scelto come esperto per l’applicazione del Pnrr, e Maria Rita Gismondo, già microbiologa (con l’hobby, come ha detto lei stessa della medicina estetica) all’ospedale Sacco di Milano, dove a suo tempo ha preso posizioni molto critiche sulla gestione dell’emergenza Covid.
Direzioni e dipartimenti
Il ministero alla Salute, come detto, ha tanti consulenti, ma sta anche affrontando un aumento degli incarichi dirigenziali, che in certi casi sono stati assegnati a uomini vicini alle varie anime di Fdi e non molto graditi a Schillaci, che non sempre è riuscito a imporre i suoi nomi. Oggi, grazie ad una riforma che ha aumentato i posti a disposizione, ci sono ben 13 direzioni generali (compresa quella per il Pnrr) e quattro dipartimenti, che raccolgono le direzioni, altri quattro posti di potere ben pagati. Poi ci sono gli uffici di collaborazione diretta, come il Gabinetto, guidato da Marco Mattei, che è pure commissario dell’ente strumentale della croce rossa, che con sprezzo del superlavoro punterebbe anche a sostituire proprio Mantoan all’Agenas.
Le riforme ferme
Il tutto non sembra accelerare il lavoro. Il ministero vive un periodo di stasi. Ad esempio, ha fatto solo 1 decreto dei sei necessari per rendere operativa la riforma delle liste di attesa. Deve poi licenziare il Piano sanitario nazionale e nel cassetto è fermo ormai da tempo il nuovo Piano pandemico. In questo caso la questione è politica, perché il documento è pronto ma spinoso per la maggioranza di centrodestra. Comunque, anche non riuscire a gestire le questioni politiche è segno di difficoltà nell’azione amministrativa. Poi c’è la questione delle nuove tariffe delle prestazioni di laboratorio, in attesa della decisione del Tar. Sembra poi in salita la strada della riforma della medicina territoriale. L’idea del ministero, come di quelli precedenti, è di far passare i medici di famiglia, oggi convenzionati, alle dipendenze delle Asl. Sarebbe una rivoluzione, ma i sindacati di questi dottori sono molto potenti e non vogliono cambiare. Così la strada sembra molto in salita, anche perché dalla loro parte c’è, ad esempio, Forza Italia. Rischia di sfumare pure questa riforma. Non sono mai andate in porto la stretta sul fumo e in particolare sulle e-cig, e pure le azioni per bloccare i medici a gettone al momento non sembrano aver cambiato le cose e si è perso di vista il tavolo che deve lavorare sull’integrazione tra sanità ospedaliera e territoriale.
Il tutto, tacendo dei problemi economici, con gli stanziamenti della Finanziaria per il 2025 che non soddisfano quasi nessuno nel mondo della sanità, e di quelli con i professionisti, con tutti i sindacati che protestano. Una cosa invece viaggia senza problemi ed è l’attività internazionale del ministero, che ha organizzato con successo il G7 Salute e collabora con le varie istituzioni internazionali. Attività che oggi è meglio non pubblicizzare troppo, viste le posizioni della Lega, intenzionata ad uscire dall’Oms. E visto che la premier Giorgia Meloni sul punto non ha ancora detto la sua.