Schlein respinge le critiche al Pd: “Abbiamo una visione bella e forte”
di Giovanna VitaleTemeva peggio, Elly Schlein. Agli occhi dei fedelissimi, l’intervista di Romano Prodi a Repubblica è sembrata «più generosa rispetto ad altre occasioni in cui il Professore era stato più caustico». Tanto da farle tirare un sospiro di sollievo in fondo a settimane di passione, durante le quali la segretaria dem si era sentita sotto assedio. E non solo per via dei rimproveri mossi dal fondatore dell’Ulivo, che negli ultimi tempi le aveva contestato una certa inerzia sia sulle alleanze, sia sull’elaborazione di un programma comune a tutte le opposizioni.
Prima, l’offensiva dei cattolici e dei riformisti contro un Pd «troppo schiacciato a sinistra»; poi, l’altolà degli ex renziani sul referendum per abolire il jobs act, che lei ha invece firmato e sostiene; infine, la sortita di Dario Franceschini sul «marciare divisi per colpire uniti» che va in senso ostinato e contrario alla costruzione di una coalizione alternativa, voluta fortissimamente dall’inquilina del Nazareno. Un lavorio s…
Temeva peggio, Elly Schlein. Agli occhi dei fedelissimi, l’intervista di Romano Prodi a Repubblica è sembrata «più generosa rispetto ad altre occasioni in cui il Professore era stato più caustico». Tanto da farle tirare un sospiro di sollievo in fondo a settimane di passione, durante le quali la segretaria dem si era sentita sotto assedio. E non solo per via dei rimproveri mossi dal fondatore dell’Ulivo, che negli ultimi tempi le aveva contestato una certa inerzia sia sulle alleanze, sia sull’elaborazione di un programma comune a tutte le opposizioni.
Prima, l’offensiva dei cattolici e dei riformisti contro un Pd «troppo schiacciato a sinistra»; poi, l’altolà degli ex renziani sul referendum per abolire il jobs act, che lei ha invece firmato e sostiene; infine, la sortita di Dario Franceschini sul «marciare divisi per colpire uniti» che va in senso ostinato e contrario alla costruzione di una coalizione alternativa, voluta fortissimamente dall’inquilina del Nazareno. Un lavorio sotterraneo che l’aveva allarmata: vissuto come un tentativo di minarne la leadership, dentro il partito e pure fuori, in prospettiva, come potenziale guida dello schieramento progressista alle prossime Politiche.
Per questo la virata soft di Prodi l’ha un po’ tranquillizzata. Al netto del passaggio sul candidato premier — “Il problema è vedere chi è in grado di federare” le forze del centrosinistra: “Quel ruolo si conquista, non è dato. La competizione è aperta per tutti, Schlein e altri”, il ragionamento del Professore — che pare tradire scarsa fiducia nelle sue capacità di unire il cosiddetto campo largo. Comunque una diatriba da cui la leader del Pd intende tenersi alla larga. Per dedicarsi ai temi concreti: l’ha fatto anche ieri, inaugurando la prima tappa del suo viaggio nel Terzo settore in provincia di Roma. E alimentare la polarizzazione con Giorgia Meloni, attaccata di nuovo a testa bassa: “Ogni giorno cercano un nemico su cui scaricare la loro frustrazione: i magistrati che fanno semplicemente il loro lavoro, magari inviando una comunicazione giudiziaria; gli attivisti del clima; i migranti; la comunità Lgbtq; i sindacati”.
Decisa a ignorare il dibattito interno, salvo che per lanciare un paio di messaggi chiari. Uno su tutti: tocca alla segretaria del partito stabilire la linea. Con buona pace dei manovratori che vede agitarsi intorno. "A chi ogni tanto ci accusa di non avere una visione io rispondo: certo che ce l’abbiamo, anche bella forte”, rivendica Schlein dal palco di Monterotondo. “È quella che tiene inscindibilmente insieme la giustizia sociale, la giustizia climatica, il lavoro dignitoso, l’innovazione, i diritti delle persone. Magari a qualcuno non piace, ma ce l’abbiamo”, avvisa. “Magari non è quello che si aspettavano dal Pd di prima, ma oggi il Pd si è autodeterminato in questa direzione”. E non si torna indietro. Perciò chi frena il cambiamento impresso sull’onda della vittoria alle primarie, è pregato di non disturbare. Specie sugli argomenti più divisivi, la scelta spetta a chi guida.
Bastava ascoltarla a proposito dell’accoglienza ai migranti: "Il Pd del nuovo corso sa quanta autocritica bisogna fare”, la premessa di Schlein, “ma siamo fieri di poter dire che da quando c’è questa segreteria abbiamo sempre votato no al finanziamento della Guardia costiera libica (con cui per primo fu il governo Gentiloni ad accordarsi, ndr) che calpesta i diritti fondamentali ed è infiltrata da soggetti come il generale Almasri che Meloni ha scarcerato e le cui vittime in Parlamento hanno detto “lo sogniamo ancora di notte”. Noi non vogliamo una stagione del cattivismo e del cinismo”. I detrattori, di dentro e di fuori, sono avvertiti.