Meloni, nuovo avviso alle toghe: “Elettori con noi, io non mollo”
di Antonio FraschillaGiorgia Meloni
Rivendica gli attacchi alla magistratura. Inonda i social con post e video che rilanciano la teoria della vittima del complotto. E ribadisce il concetto: «Non intendo mollare di un centimetro». La premier Giorgia Meloni resta in trincea e non ha intenzione di abbassare i toni dello scontro con le toghe dopo il caso Almasri, il torturatore a capo dei centri migranti in Libia rimpatriato con un volo di Stato nonostante un mandato di cattura della Corte penale internazionale.
La presidente del Consiglio tiene alto il livello mediatico dello scontro con la magistratura, e in particolare nel mirino resta il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi che dopo l’esposto dell’avvocato Luigi Li Gotti l’ha inscritta nel registro degli indagati insieme ai ministri Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e al sottosegretario Alfredo Mantovano, per la vicenda Almasri, trasferendo automaticamente tutti gli atti al tribunale dei ministri.
Ogni occasione è buona, anche quella di un sondaggio che vede in c…
Rivendica gli attacchi alla magistratura. Inonda i social con post e video che rilanciano la teoria della vittima del complotto. E ribadisce il concetto: «Non intendo mollare di un centimetro». La premier Giorgia Meloni resta in trincea e non ha intenzione di abbassare i toni dello scontro con le toghe dopo il caso Almasri, il torturatore a capo dei centri migranti in Libia rimpatriato con un volo di Stato nonostante un mandato di cattura della Corte penale internazionale.
La presidente del Consiglio tiene alto il livello mediatico dello scontro con la magistratura, e in particolare nel mirino resta il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi che dopo l’esposto dell’avvocato Luigi Li Gotti l’ha inscritta nel registro degli indagati insieme ai ministri Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e al sottosegretario Alfredo Mantovano, per la vicenda Almasri, trasferendo automaticamente tutti gli atti al tribunale dei ministri.
Ogni occasione è buona, anche quella di un sondaggio che vede in crescita dello 0,5 per cento Fratelli d’Italia, per rilanciarsi nuovamente nel ruolo della vittima: «Non guardo spesso i sondaggi — scrive su Facebook Meloni — tuttavia è difficile non notare un dato: nonostante gli attacchi gratuiti quotidiani e i tentativi di destabilizzare il governo, il sostegno degli italiani rimane solido». E poi il messaggio, riferendosi all’indagine: «Grazie per la fiducia. Io vado avanti, come sempre, a testa alta».
Ma la macchina mediatica non si ferma qui. Ieri sui canali social di Meloni viene postato nuovamente anche l’intervento dei giorni scorsi a un evento organizzato dal giornalista amico Nicola Porro. Un video nel quale la premier ricorda che «mentre il Governo lavora senza sosta per portare risultati all’Italia, c’è chi prova invano a smontarli. E intanto il mondo torna a puntare su di noi».
La presidente del Consiglio insomma tiene il punto e nel frattempo prepara la difesa. La senatrice della Lega e avvocata Giulia Bongiorno ieri è stata a Palazzo Chigi per parlare con il sottosegretario Mantovano: Bongiorno difenderà tutti i componenti del governo in attesa delle mosse del Tribunale dei ministri. «Per adesso non ho dichiarazioni, devo fare ulteriori riunioni e poi parlo di tutto», ha detto Bongiorno uscendo da Chigi.
Ma intanto la maggioranza, compatta su più fronti, attacca il procuratore Lo Voi. I consiglieri laici dei centrodestra del Consiglio superiore della magistratura hanno chiesto al Comitato di presidenza l’apertura di una procedimento per individuare «eventuali profili disciplinari, in relazione alle modalità e tempi» dell’iscrizione nel registro delle notizie di reato dei vertici di governo. I laici Isabella Bertolini, Claudia Eccher, Daniela Bianchini, Enrico Aimi e Felice Giuffrè sostengono che non si è trattato di un atto «dovuto bensì voluto» da parte di Lo Voi, sposando dunque la linea di Meloni. Ma l’attacco al procuratore capo di Roma non finisce qui.
Il governo critica anche la gestione di Lo Voi dell’esposto presentato dal capo di gabinetto di Meloni, Gaetano Caputi, contro il giornale Domani per alcuni articoli che lo vedevano al centro di relazioni e presunti affari. Nel fascicolo aperto in procura, e consegnato alle parti, è stata inserita dalla procura anche una nota dalla quale si evince che i servizi segreti avrebbero fatto accessi e controlli alle banche dati per verificare alcune posizioni di Caputi. Una notizia che ha messo in forte imbarazzo sia la premier sia il sottosegretario con delega ai servizi, Mantovano, che martedì riferirà a proposito di questa vicenda al Copasir su richiesta delle opposizioni.
Opposizioni che, a loro volta, difendono la magistratura contro il governo e la maggioranza. «L’esecutivo inventa complotti per nascondere la realtà del Pil fermo al palo, della produzione industriale in segno negativo e dell’incremento della povertà delle famiglie», dice Debora Serracchiani, responsabile Giustizia nella segreteria nazionale del Pd.
«Abbiamo un governo che non viene in Parlamento ma invia video senza contraddittorio alle redazioni amiche — dice il leader di Italia viva Matteo Renzi — ma è giusto che un criminale libico sia riportato a casa in questo modo? Dov’è finita la caccia ai trafficanti di uomini in tutto il globo terracqueo? Invece di rispondere Meloni parla di toghe rosse, di avvisi di garanzia a orologeria, di complotti».