Ieri poco prima delle 13 fonti della Presidenza della Repubblica hanno precisato che la premier Giorgia Meloni, martedì pomeriggio al Quirinale, ha incontrato Sergio Mattarella per comunicargli la sua iscrizione e quella di altri membri del governo nel registro degli indagati da parte della procura di Roma.
L’asciutta conferma è arrivata dopo che Il Messaggero aveva pubblicato la notizia del colloquio, avvenuto poco prima del videomessaggio con cui Giorgia Meloni si è rivolta agli italiani. Un intervento («non sono ricattabile!») nel quale ha duramente attaccato il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi e l’avvocato Luigi Li Gotti che con la sua denuncia sulla scarcerazione e rimpatrio dell’aguzzino libico Almasri ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati. Nessunissimo dettaglio sul contenuto del colloquio trapela dal Quirinale. Da quanto risulta la presidente del Consiglio non ha fatto riferimento alle modalità della sua protesta, annunciandogli però che si sarebbe di…
Ieri poco prima delle 13 fonti della Presidenza della Repubblica hanno precisato che la premier Giorgia Meloni, martedì pomeriggio al Quirinale, ha incontrato Sergio Mattarella per comunicargli la sua iscrizione e quella di altri membri del governo nel registro degli indagati da parte della procura di Roma.
L’asciutta conferma è arrivata dopo che Il Messaggero aveva pubblicato la notizia del colloquio, avvenuto poco prima del videomessaggio con cui Giorgia Meloni si è rivolta agli italiani. Un intervento («non sono ricattabile!») nel quale ha duramente attaccato il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi e l’avvocato Luigi Li Gotti che con la sua denuncia sulla scarcerazione e rimpatrio dell’aguzzino libico Almasri ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati. Nessunissimo dettaglio sul contenuto del colloquio trapela dal Quirinale. Da quanto risulta la presidente del Consiglio non ha fatto riferimento alle modalità della sua protesta, annunciandogli però che si sarebbe difesa. Non ci sarebbero stati quindi accenni al video. Al Quirinale l’hanno appreso nel tardo pomeriggio, quando è spuntato dai suoi profili social.
Sul durissimo scontro governo-magistrati Sergio Mattarella finora ha taciuto. L’altro giorno, a Scandicci, all’inaugurazione dei corsi della Scuola superiore della magistratura, in molti si aspettavano un suo intervento. La cornice lo consentiva. Ma il capo dello Stato si è limitato a un «auguri e buon lavoro» rivolto ai magistrati tirocinanti, assistendo in silenzio agli interventi del vice del Csm Fabio Pinelli, della presidente della Cassazione Margherita Cassano e della presidente della Scuola, Silvana Sciarra. Sulle ragioni del silenzio si possono avanzare soltanto delle congetture. Probabilmente ritiene che in questo momento qualsiasi sua uscita finirebbe nel tritacarne della polemica, mentre in cuor suo tifa per lo spegnimento dell’incendio. Pertanto il mancato intervento segnala una presa di distanza dai toni da rissa delle ultime giornate.
Innumerevoli volte il capo dello Stato ha invitato alla concordia, alla collaborazione tra i poteri, avendo come bussola il rispetto delle norme costituzionali. Al contrario Palazzo Chigi ha, con astuzia mediatica, trasformato la comunicazione giudiziaria in uno show nel quale definire Li Gotti, un corposo passato a destra, «un amico di Prodi». L’altro giorno, videocollegata con lo spettacolo di Nicola Porro, la premier ha alzato il tiro, parlando di «atto voluto», e accusando i giudici di volerla mandare a casa: «Se i magistrati vogliono governare si candidino».