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Le opposizioni contro Vespa: fa propaganda di regime

Bruno Vespa

 (ansa)

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Il conduttore accusa i governi precedenti. Renzi: “Ha violato il segreto di Stato”
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Bruno Vespa non sopporta né le critiche che gli sono piovute addosso sui social e né gli attacchi dell’opposizione. Aver difeso il governo in chiusura della trasmissione Cinque minuti su RaiUno argomentando che «in ogni Stato si fanno cose sporchissime, anche trattando coi torturatori, per la sicurezza nazionale» non gli è bastato. Quindi rilancia.

A Sandro Ruotolo della segreteria dem, che lo aveva definito «portavoce di Palazzo Chigi», Vespa risponde così: «Chieda chiarimenti sulle “cose sporchissime” a Marco Minniti e Nicola Latorre che per conto del Pd si sono occupati al più alto livello della sicurezza nazionale. Sul generale Almasri i governi Renzi e Gentiloni sanno certamente qualcosa». Il riferimento — spiega poi il conduttore — è alla liberazione dei due tecnici italiani Bruno Cacace e Danilo Colonego rapiti in Libia nel 2016, quando era in carica il governo Renzi, e che sarebbero stati liberati, sostiene, con l’aiuto della milizia Rada di cui Almasri è il numero due.

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Bruno Vespa non sopporta né le critiche che gli sono piovute addosso sui social e né gli attacchi dell’opposizione. Aver difeso il governo in chiusura della trasmissione Cinque minuti su RaiUno argomentando che «in ogni Stato si fanno cose sporchissime, anche trattando coi torturatori, per la sicurezza nazionale» non gli è bastato. Quindi rilancia.

A Sandro Ruotolo della segreteria dem, che lo aveva definito «portavoce di Palazzo Chigi», Vespa risponde così: «Chieda chiarimenti sulle “cose sporchissime” a Marco Minniti e Nicola Latorre che per conto del Pd si sono occupati al più alto livello della sicurezza nazionale. Sul generale Almasri i governi Renzi e Gentiloni sanno certamente qualcosa». Il riferimento — spiega poi il conduttore — è alla liberazione dei due tecnici italiani Bruno Cacace e Danilo Colonego rapiti in Libia nel 2016, quando era in carica il governo Renzi, e che sarebbero stati liberati, sostiene, con l’aiuto della milizia Rada di cui Almasri è il numero due.

Matteo Renzi, tirato in ballo, ribatte ad accuse che considera sommarie: «Se Vespa sa di “cose sporche”, le dica. Le documenti. E le provi. Altrimenti prima di usare il mio nome si sciacqui la bocca. Terminare una lunga carriera come portavoce della Meloni è proprio una brutta fine». E il capogruppo di Iv al Senato, Enrico Borghi, si chiede come il conduttore di RaiUno possa «avere informazioni che risultano coperte da segreto di Stato. Sarebbe interessante sapere chi gliele passa e perché». Il dem Andrea Orlando, da ex ministro di quei giorni, annuncia querela: «Non avendo mai partecipato a momenti decisionali che andassero in tale direzione, sarà mia cura tutelarmi nelle sedi opportune».

Anche i parlamentari M5s della commissione di Vigilanza Rai sostengono che questa non sia «informazione. È propaganda. Un consiglio a Vespa — concludono — se proprio ci tiene così tanto a sostenere il governo, faccia il passo definitivo. Si candidi con Fratelli d’Italia». Interviene anche l’Usigrai, l’Unione sindacale giornalisti Rai, per il quale «l’arringa di Vespa non può essere il tratto che identifica l’approfondimento giornalistico di RaiUno. Così non è informazione ma propaganda che sa di regime».

In difesa del conduttore si schierano i parlamentari di FdI in Vigilanza: «Lascia interdetti l’ennesima polemica pretestuosa imbastita dalle sinistre e dal M5S. No a ingerenze della politica sui giornalisti, ma soprattutto a qualsiasi bavaglio. Questa Rai è e resterà pluralista, la sinistra se ne faccia una ragione». E Unirai, il sindacato di destra, punta il dito contro la «quotidiana insofferenza verso qualsiasi forma di pluralismo delle opinioni».

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