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FdI, stretta anti-toghe. Arianna Meloni celebra la premier: “Ha l’anello di Frodo”

Arianna Meloni con i ministri Lollobrigida e Crosetto durante la Direzione Nazionale di Fratelli d’Italia

 

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Alla direzione del partito la leader assente, c’è la sorella: “Giustizia, avanti con la riforma”. Poi frena sulla manifestazione. Crosetto: “Chi governa deve difendere la nazione”
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Roma — Nessuno indietreggiamento, anche se l’idea di convocare le piazze contro le toghe al momento è congelata. Di sicuro però avanti dritti sulla riforma della giustizia mentre la “sorella d’Italia”, Arianna Meloni, avverte i dirigenti del partito, ministri inclusi, citando Tolkien, loro ossessione e grande riferimento culturale della destra di governo: «Adesso compatti attorno a Giorgia, lei è il nostro Frodo, ha conquistato l’anello del potere ma noi siamo la Compagnia dell’anello e dobbiamo sostenerla», dice la capa della segreteria politica di FdI chiudendo la direzione nazionale del partito.

Assente del tutto la presidente del Consiglio (che alla fine non manda nemmeno l’atteso video messaggio), la direzione convocata al Centro congressi di piazza di Spagna non aveva temi particolari all’ordine del giorno. Indetta quasi per una consolidata routine in Fratelli d’Italia (dopo che era saltata quella che solitamente si svolge alla festa di Atreju), l’assise dei meloniani arriv…

Roma — Nessuno indietreggiamento, anche se l’idea di convocare le piazze contro le toghe al momento è congelata. Di sicuro però avanti dritti sulla riforma della giustizia mentre la “sorella d’Italia”, Arianna Meloni, avverte i dirigenti del partito, ministri inclusi, citando Tolkien, loro ossessione e grande riferimento culturale della destra di governo: «Adesso compatti attorno a Giorgia, lei è il nostro Frodo, ha conquistato l’anello del potere ma noi siamo la Compagnia dell’anello e dobbiamo sostenerla», dice la capa della segreteria politica di FdI chiudendo la direzione nazionale del partito.

Assente del tutto la presidente del Consiglio (che alla fine non manda nemmeno l’atteso video messaggio), la direzione convocata al Centro congressi di piazza di Spagna non aveva temi particolari all’ordine del giorno. Indetta quasi per una consolidata routine in Fratelli d’Italia (dopo che era saltata quella che solitamente si svolge alla festa di Atreju), l’assise dei meloniani arriva però in un momento bollente per lo scontro tra governo e magistratura su almeno tre fronti: la riforma della separazione delle carriere, la mancata convalida dei rimpatri dei migranti da parte delle corti d’appello e, soprattutto, l’iscrizione nel registro degli indagati della premier, dei ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano per la vicenda Almasri, il torturatore libico riportato in patria con un volo di Stato.

L’argomento giustizia è quello che tiene banco nel partito, che ha anche confezionato un sondaggio interno per chiedere alla base un parere su una possibile convocazione di manifestazioni contro i pm. In una pausa dei lavori, mentre fuma una sigaretta prima del suo intervento, Arianna Meloni affronta il tema senza timore: «Giustizia? Andremo avanti con le riforme, le abbiamo studiate da prima di essere al governo e le porteremo avanti». Ma frena su manifestazioni anti-toghe: «Ma no, era un sondaggio del partito, non credo che ci sarà una piazza anti giudici».

La linea data dalla premier Giorgia Meloni alla sorella, e anche al cognato ministro Francesco Lollobrigida, sentito al telefono prima della direzione, è quella di evitare che passi l’idea di una crociata a tutto campo contro i giudici, circoscrivendo il perimetro al tema immigrazione (e Almasri). Non a caso Lollobrigida apre il suo intervento così: «Non c’è nessuno scontro frontale con la magistratura, figuriamoci. Meloni ha iniziato a fare politica per Borsellino. Però vogliamo portare avanti la riforma della giustizia, che non è una vendetta». E che sia questa la linea dettata da Chigi si capisce anche dal discorso del responsabile organizzazione del partito, Giovanni Donzelli: «Non siamo mai contro nessuno — dice — eventualmente siamo per la magistratura in ogni piazza e in Parlamento insieme a noi per fare la riforma».

Ma la tensione resta alta sull’asse partito, governo e magistrati. E trapela dalle parole del capo delegazione di FdI a Bruxelles, Carlo Fidanza: «C’è la sensazione che ci sia una parte minoritaria della magistratura che persegue obiettivi politici — dice — che utilizza il proprio potere per arginare l’azione di governo». Anche il sottosegretario Andrea Delmastro fa emergere una certa «tensione» nel rapporto con le toghe: «L’assemblea di oggi ribadirà la volontà del governo di procedere sulla propria linea politica a prescindere da chiunque voglia fermarla».

E in questo contesto, in casa FdI si fa argine contro gli avvisi di garanzia arrivati ai componenti del governo per la vicenda Almasri: «Il garantismo è la nostra stella polare — dice il ministro Guido Crosetto — io sono convinto che chi governa debba fare qualunque cosa giusta per difendere la nazione».

Questo il clima tra i meloniani. Chiudendo la direzione, Arianna Meloni cerca di tirare comunque su gli animi rivendicando «i successi» di questa esperienza di governo: «Siamo il grande partito della nazione. Abbiamo fatto una traversata nel deserto e l’Italia è ripartita», dice mentre già la platea si è parzialmente svuotata. Qualche preoccupazione comunque emerge, nella discussione a porte chiuse: soprattutto per i risultati, sotto la media, del partito al Sud. In particolare in Campania. Ne parla anche il coordinatore della direzione nazionale, Edmondo Cirielli.

Dall’opposizione, proprio in riferimento all’ultimo intervento di Arianna, il leader di Italia viva Matteo Renzi commenta ironico: «La sorella del capo del governo chiude la direzione nazionale del partito invitando tutti a sostenere il capo del governo. Succede solo in Italia e in Corea del Nord».

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