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Musumeci: “La piazza è nel nostro dna. Sugli attacchi ai giudici i sondaggi ci premiano”

Il ministro della Protezione civile Nello Musumeci 

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Il ministro della Protezione civile: “Mi sembra di rivivere con Meloni quello che è accaduto a Berlusconi. Una parte della magistratura ideologizzata vuole mandarci a casa”
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Roma — Arriva alla direzione di Fratelli d’Italia puntuale, tra i primi del governo a presentarsi al Centro congressi di piazza di Spagna. Intorno a lui tutti parlano del tema giustizia e Nello Musumeci, ministro della Protezione civile, che si è sempre vantato di non aver mai ricevuto un avviso di garanzia, mette le mani avanti: «Il garantismo è nel mio dna, anche quando da governatore della Sicilia ho avuto assessori indagati a loro ho dato piena fiducia in attesa di processi e sentenze. Però sappiate che quando manca la politica i magistrati si prendono quello spazio e vogliono governare, accade da trent’anni almeno».

Ministro, quindi pensa che la magistratura faccia a volte politica nella sua azione? Anche adesso nelle vicende recenti di cronaca, come gli avvisi di indagine alla premier e ai ministri sul caso Almasri?

«Mi sembra di rivivere con Giorgia Meloni quello che è accaduto a Berlusconi. Ma guardate, è così dalla caduta della prima Repubblica nel 1992-94. Prima con Tangento…

Roma — Arriva alla direzione di Fratelli d’Italia puntuale, tra i primi del governo a presentarsi al Centro congressi di piazza di Spagna. Intorno a lui tutti parlano del tema giustizia e Nello Musumeci, ministro della Protezione civile, che si è sempre vantato di non aver mai ricevuto un avviso di garanzia, mette le mani avanti: «Il garantismo è nel mio dna, anche quando da governatore della Sicilia ho avuto assessori indagati a loro ho dato piena fiducia in attesa di processi e sentenze. Però sappiate che quando manca la politica i magistrati si prendono quello spazio e vogliono governare, accade da trent’anni almeno».

Ministro, quindi pensa che la magistratura faccia a volte politica nella sua azione? Anche adesso nelle vicende recenti di cronaca, come gli avvisi di indagine alla premier e ai ministri sul caso Almasri?

«Mi sembra di rivivere con Giorgia Meloni quello che è accaduto a Berlusconi. Ma guardate, è così dalla caduta della prima Repubblica nel 1992-94. Prima con Tangentopoli poi con i governi Berlusconi. Non c’è nessuna novità di rilievo. Da allora la magistratura tende a occupare, e in parte ci è riuscita, gli spazi di competenza della politica. Questo è avvenuto nel momento in cui la politica è arretrata. Quindi non mi meraviglia che accada anche adesso».

Secondo lei esiste il tema dei magistrati orientati politicamente?

«C’è una parte della magistratura che è ideologizzata, che si è formata in certi atenei o magari nella Fgci. È evidente che in Italia non si accetta un governo come il nostro e c’è chi pensa che bisogna mandarlo a casa».

Secondo lei qualcosa cambierà nel rapporto politica-magistratura nel prossimo avvenire?

«Io dico che nessun magistrato deve pensare di sostituirsi alla politica, soprattutto adesso che la politica è tornata a occupare il suo spazio. Una politica onesta, pulita e trasparente. Oggi con il governo di Giorgia Meloni siamo tornati autorevoli e la magistratura questo lo deve capire e accettare. Come dice la premier, se qualcuno oggi vuole governare si deve candidare non cercare altre strade».

Cosa deve fare il governo per evitare, come sostiene lei, che la magistratura sconfini?

«Quello che stiamo facendo, lavorare per il Paese e fare le riforme nonostante certe sfide e provocazioni: bocciare per l’ennesima volta i rimpatri dall’Albania è un errore e la gente lo sta iniziando a capire. Abbiamo sondaggi, riservati e non pubblici, che ci dicono che gli italiani sono d’accordo con Meloni e non con le toghe».

Concorda con l’idea di scendere in piazza “contro le ingerenze di alcuni magistrati”, lanciata da un questionario di FdI?

«Dico una cosa: le piazze appartengono al nostro codice genetico, per noi di destra la piazza era l’unico luogo in cui poter parlare agli italiani, quindi ci siamo affezionati. Spero torni dialogo».

Una ultima domanda. Che ne pensa del caso Santanchè?

«Non può essere un avviso di garanzia a far dimettere un ministro o un amministratore pubblico. Quando da governatore alcuni assessori, indagati, sono venuti da me presentandomi le loro dimissioni io le ho sempre respinte. Fino al giudizio definitivo non esistono condannati. C’è poi un problema di opportunità, in alcuni casi, e questo è un fatto personale. Ma lo dico al di là della vicenda personale di Santanchè».

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