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Angelo Bonelli: “Noi contrari al lodo Franceschini, servono alleanze stabili”

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Per il portavoce di Europa verde e deputato di Avs: “Conte che parla di torsione autoritaria dovrebbe riflettere”
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La proposta di Dario Franceschini, condivisa dal presidente M5s Giuseppe Conte, di un centrosinistra che marcia diviso alle prossime elezioni e stringe un accordo solo per i collegi uninominali è «irricevibile perché riaprirebbe la stagione dei governi tecnici». Angelo Bonelli, portavoce di Europa verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, condivide invece l’idea di Romano Prodi sulla necessità di stilare un programma elettorale.

Come si fa se M5s si rifiuta e, per citare le parole di Conte nell’intervista a Repubblica, guarda «con attenzione» al lodo proposto dal deputato Pd Franceschini che renderebbe compatibili le differenze?

«Che ci siano delle differenze tra di noi è vero. Ad esempio sul sostegno militare all’Ucraina, come dice lo stesso Conte. La richiesta di aumentare gli investimenti per le spese sugli armamenti, arrivata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, è un argomento sul piatto».

Come pensa che si possa …

La proposta di Dario Franceschini, condivisa dal presidente M5s Giuseppe Conte, di un centrosinistra che marcia diviso alle prossime elezioni e stringe un accordo solo per i collegi uninominali è «irricevibile perché riaprirebbe la stagione dei governi tecnici». Angelo Bonelli, portavoce di Europa verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, condivide invece l’idea di Romano Prodi sulla necessità di stilare un programma elettorale.

Come si fa se M5s si rifiuta e, per citare le parole di Conte nell’intervista a Repubblica, guarda «con attenzione» al lodo proposto dal deputato Pd Franceschini che renderebbe compatibili le differenze?

«Che ci siano delle differenze tra di noi è vero. Ad esempio sul sostegno militare all’Ucraina, come dice lo stesso Conte. La richiesta di aumentare gli investimenti per le spese sugli armamenti, arrivata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, è un argomento sul piatto».

Come pensa che si possa trovare una risposta unitaria?

«Io credo che dovremmo fare i conti con tutto questo e aprire una discussione vera tra le forze di opposizione, dal Pd ad Azione».

L’assemblea costituente M5s ha chiesto al partito di stringere alleanze solo dopo il voto. Prende in considerazione l’idea di escludere Conte?

«Proprio perché, come dice lo stesso Conte, ci troviamo davanti a una torsione autoritaria dovrebbe rifletterci bene. Io guardo con preoccupazione anche a ciò che sta avvenendo nel mondo: la riorganizzazione di questa internazionale sovranista vede una concentrazione in sé di un potere tecnologico enorme e pensa che la democrazia sia un sottoprodotto commerciale di questo potere. Se da parte nostra non c’è uno sforzo per trovare un’intesa su punti programmatici, offriamo uno strumento formidabile alla destra».

Di quale strumento parla?

«Il successo di Giorgia Meloni, anche in passato, è dovuto alla chiarezza con cui ha sempre detto no ai governi tecnici. Adesso se qualcuno pensa di proporci alleanze variabili ci porta a una solenne sconfitta».

Il fatto che Meloni si stia radicalizzando aiuterà a unire il centrosinistra?

«Anche Conte si è sempre opposto ai governi tecnici. Lo scenario prospettato da Franceschini per noi sarebbe irricevibile perché chiede di fare un accordo tecnico per i collegi uninominali senza un programma comune e poi andare in Parlamento a cercare una maggioranza variabile. Non è una posizione credibile per combattere l’astensionismo».

Potrebbe essere coinvolta Forza Italia, che come dice Franceschini con un sistema proporzionale puro farebbe sempre parte del governo?

«Questo confermerebbe le mie preoccupazioni. Noi di centrosinistra dobbiamo prendere la responsabilità storica di trovare una soluzione politica, scrivendo un manifesto valoriale in cui ci si ritrova. Iniziamo a lavorarci».

C’è bisogno di un federatore e di un centro?

«C’è bisogno di punti comuni programmatici e di una discussione profonda su quelli più difficili. Non serve il programma dell’Ulivo, che non si può più riproporre ed è stato ormai consegnato alla storia. Noi dobbiamo parlare di crisi climatica, di politica energetica, di salario minimo, di difesa della sanità pubblica. Questa è la chiave».

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