Il vertice dovrebbe tenersi questa settimana in via della Scrofa a Roma, alla sede di Fratelli d'Italia, forse mercoledì. Sono attesi i luogotenenti dei leader, all'ordine del giorno per i partiti della coalizione c'è il vero inizio della discussione sulle elezioni regionali, tema che poi si traduce soprattutto in sei lettere: Veneto. Attorno al futuro della regione oggi guidata dal leghista Luca Zaia, infatti, gli appetiti sono tanti: sia alle Politiche che alle Europee la fiamma tricolore si è affermata come primo partito, Forza Italia punta le sue fiches su Flavio Tosi (già sindaco di Verona, un ex leghista di peso), ma la Lega ha già fatto sapere che, se non sarà soddisfatta, andrà per i fatti propri rompendo la coalizione.
La prima questione è relativa proprio a Zaia. La legge parla chiaro, non può fare quello che sarebbe un quarto mandato. Il presidente spera ancora in una soluzione che gli permetta di proseguire, la Liga veneta idem, ma i margini sono stretti visto che il …
Il vertice dovrebbe tenersi questa settimana in via della Scrofa a Roma, alla sede di Fratelli d'Italia, forse mercoledì. Sono attesi i luogotenenti dei leader, all'ordine del giorno per i partiti della coalizione c'è il vero inizio della discussione sulle elezioni regionali, tema che poi si traduce soprattutto in sei lettere: Veneto. Attorno al futuro della regione oggi guidata dal leghista Luca Zaia, infatti, gli appetiti sono tanti: sia alle Politiche che alle Europee la fiamma tricolore si è affermata come primo partito, Forza Italia punta le sue fiches su Flavio Tosi (già sindaco di Verona, un ex leghista di peso), ma la Lega ha già fatto sapere che, se non sarà soddisfatta, andrà per i fatti propri rompendo la coalizione.
La prima questione è relativa proprio a Zaia. La legge parla chiaro, non può fare quello che sarebbe un quarto mandato. Il presidente spera ancora in una soluzione che gli permetta di proseguire, la Liga veneta idem, ma i margini sono stretti visto che il governo ha impugnato la legge campana che permetterebbe il terzo mandato a Vincenzo De Luca. Un passo indietro sulla Campania o un cambiamento ad hoc per il Veneto, adesso, sarebbero troppo incoerenti per chiunque. E allora i leghisti sanno che puntare su Zaia significa alzare l'asticella per abbassarla su qualcosa di più facile, cioè la riconferma di un candidato del Carroccio. Girano anche i nomi: il sindaco di Treviso Mario Conte, la ex ministra Erika Stefani, il vicesegretario Alberto Stefani. Oppure una fedelissima del presidente come Elisa De Berti, oggi sua vice. Ci sarebbe da trovare una sistemazione per Zaia, certo. La sua lista nel 2020 prese il 44,6 per cento, polverizzando la stessa Lega ferma al 17. Questo per dire che il suo peso specifico necessita una soluzione e garanzie di primo piano.
Le ultime indiscrezioni raccontano di un possibile accordo, con Fdi pronta al passo indietro in favore della Lega, ma a patto che non ci sia una lista che fa riferimento al presidente uscente. I meloniani da quelle parti, che non hanno mai avuto un reale radicamento territoriale, sono ingolositi dai risultati degli ultimi anni ottenuti sulla scia dei successi nazionali (33 alle Politiche, 38 alle Europee). E perciò sono percorsi da grosse ambizioni, come partito e personali. Tradotto: divisioni. C'è la corrente di Elena Donazzan, ex assessora di Zaia e molto, forse troppo, collocata a destra; quella di Raffaele Speranzon, assai vicino alla presidente del Consiglio. Ha i suoi uomini il ministro Adolfo Urso e poi ci sono coloro che fanno riferimento a Luca De Carlo, che è il referente regionale e può vantare pure lui un buon rapporto con Meloni. Quarto incomodo in tutto questo, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, un outsider del centrodestra mai avaro di ambizioni e con alle spalle un piccolo impero economico, che in politica non guasta mai.
La soluzione per il Veneto dovrà giocoforza incastrarsi coi destini di Campania, Toscana e Puglia. Con la prima delle tre che sembra forse la più contendibile al centrosinistra. Lì il nome che va forte è quello di Edmondo Cirielli, un altro esponente di Fdi; quotazioni in discesa per Fulvio Martuscello (Fi), gli azzurri guidano già con dei propri esponenti Piemonte, Sicilia, Basilicata, Calabria, Molise. Il puzzle non è di facile soluzione, anche perché ognuno dei tre principali partiti sostiene di avere ottime ragioni per rivendicare più di quanto contano sui territori.