Fedriga: “Nella Lega non siamo replicanti. Giusto spostare il voto per le Regionali”
di Giovanna Casadio«Nel partito ognuno ha la sua fisionomia, non siamo replicanti di Salvini o di Fedriga, ci confrontiamo e poi il segretario fa sintesi». Massimiliano Fedriga, il governatore leghista del Friuli Venezia Giulia, 44 anni, è già al suo secondo mandato. Parla del congresso leghista di primavera e delle sfide della destra, senza esasperare i toni con i meloniani. Però fissando alcuni paletti: sì al terzo mandato (anche per lui); pressing per far slittare le regionali a primavera 2026; tempi rapidi per riprendere in mano l’autonomia differenziata.
Ormai nella Lega c’è un partito nel partito: quello dei governatori leghisti, lei, Luca Zaia, Attilio Fontana. Siete a disagio?
«Non siamo replicanti di Salvini, né di Fedriga o di altri. Ma siamo un partito unito che si confronta e ha una sua storia importante con amministratori cresciuti sul territorio in questi decenni».
Aspettate il congresso?
«Sì».
Candidati?
«Il candidato sarà unico: Salvini. Non mi formalizzerei sull’esito perché…
«Nel partito ognuno ha la sua fisionomia, non siamo replicanti di Salvini o di Fedriga, ci confrontiamo e poi il segretario fa sintesi». Massimiliano Fedriga, il governatore leghista del Friuli Venezia Giulia, 44 anni, è già al suo secondo mandato. Parla del congresso leghista di primavera e delle sfide della destra, senza esasperare i toni con i meloniani. Però fissando alcuni paletti: sì al terzo mandato (anche per lui); pressing per far slittare le regionali a primavera 2026; tempi rapidi per riprendere in mano l’autonomia differenziata.
Ormai nella Lega c’è un partito nel partito: quello dei governatori leghisti, lei, Luca Zaia, Attilio Fontana. Siete a disagio?
«Non siamo replicanti di Salvini, né di Fedriga o di altri. Ma siamo un partito unito che si confronta e ha una sua storia importante con amministratori cresciuti sul territorio in questi decenni».
Aspettate il congresso?
«Sì».
Candidati?
«Il candidato sarà unico: Salvini. Non mi formalizzerei sull’esito perché sarà un congresso programmatico e Salvini gode del consenso dell’intero movimento. La parte del programma con l’autonomia differenziata, avrà un ruolo rilevante».
L’autonomia differenziata è morta, la Consulta l’ha ridotta a pezzi, se ne è accorto?
«Non è così, la Consulta al contrario ha detto che l’autonomia fa parte della Costituzione e non si può tagliare fuori se non si modifica la Carta. Io sono fiducioso sui passi avanti che saranno fatti: è un processo che non si fermerà».
Il ministro leghista Roberto Calderoli dovrà rimettere mano all’intero impianto dell’autonomia differenziata?
«Sono correzioni che non colpiscono l’impianto, ma le tempistiche dell’attuazione ci auguriamo siano rapide».
Lei è presidente di una Regione autonoma, il Friuli Venezia Giulia, quindi a sua discrezione può, ad esempio, allungarsi il mandato di governatore, a patto che gli alleati in giunta glielo votino: i meloniani ci stanno?
«Mancano ancora tre anni e mezzo quindi abbiamo tempo per parlarne. Ma a decidere è il consiglio regionale in autonomia: il Friuli Venezia Giulia ha competenza esclusiva in materia elettorale».
Il terzo mandato resta una battaglia della Lega e anche sua?
«Sì. Chiedo alla maggioranza di centrodestra di riflettere e, aggiungo, che non si tratta della contingenza del momento. È un principio per l’oggi e per il domani che deve passare. È giusto con una legge limitare la volontà popolare? La mia risposta è no. Candidarsi per un terzo mandato non vuol dire vincere: sono gli elettori chiamati ad eleggere. Va sistemato questo principio».
Salvini si sta impegnando o voi governatori — leghisti e non — siete soli sulle barricate?
«Salvini insieme a tutta la Lega sta difendendo il principio della scelta libera dei cittadini ma poi di come finirà la discussione non c’è certezza».
Lei è presidente delle Regioni, ha sentito Vincenzo De Luca che è convinto di spuntarla sul terzo mandato?
«Sì, più volte».
Come lo ha trovato?
«Combattivo».
Le elezioni regionali devono slittare al 2026, così da consentire a Zaia almeno l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali, a De Luca in Campania di rasserenare il clima politico?
«Sono a favore dello spostamento delle elezioni regionali alla primavera 2026, come già per il rinnovo dei Comuni al voto. Ma il ragionamento non deve limitarsi al contingente. In Friuli Venezia Giulia abbiamo previsto una sola data per il rinnovo delle amministrazioni comunali e a me pare saggio un election day primaverile. Altrimenti continueremmo a votare ogni sei mesi e non credo aiuti vivere in una campagna elettorale continua».
Quali strumenti di pressione ha?
«Solo la moral suasion però la eserciterò per spuntarla. Come ho già fatto per i Comuni appunto, cercherò di spingere per le Regioni, però non ho poteri in merito».
Il Veneto è il primo banco di prova per la Lega. Ve lo farete strappare o riuscirete a tenerlo?
«È una partita che giocano i segretari dei partiti. Ma Luca Zaia è un valore aggiunto per il Veneto che noi leghisti non tralasceremo di certo».
Autonomia e premierato sono le due riforme istituzionali su cui si basa il patto di governo.
«Il premierato è il modello delle elezioni regionali e serve a dare stabilità al Paese. È dal mio punto di vista, la riforma del “presidente di Regione d’Italia”, quindi va benissimo».
È d’accordo con Salvini quando propone di eliminare i pareri vincolanti sul paesaggio, che hanno provocato lo scontro col ministro Giuli?
«Ci vogliono regole chiare per eliminare la soggettività che sta bloccando pezzi di economia del Paese».