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Gianni Letta e la nostalgia della Prima Repubblica: “Oggi non c’è più formazione politica”

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Il monito dell’ex sottosegretario di Forza Italia, oggi nel comitato scientifico di Akademeia, la scuola dell’ex sindaco Pd di Firenze Nardella
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“C’è un vuoto desolante nella formazione politica. Perché una volta quando c’erano i partiti, diciamo pure Prima Repubblica, si preoccupavano di formare i loro giovani. La Dc, il Pci, tutti. Oggi siamo in una specie di deserto. Si fa politica senza avere nessuna formazione. Si arriva dalla strada al governo senza nessuna esperienza. Ma la classe dirigente non si improvvisa. E per questo occorre ringraziare Dario Nardella che ha pensato ad una scuola”. Parola di Letta. Gianni Letta.

Il padre nobile di Forza Italia, il mitico plenipotenziario di Berlusconi, zio dell'ex premier Enrico, sottosegretario alla presidenza ai tempi dei governi del Cavaliere. L’uomo che da decenni plasma la politica romana che conta rispunta per un elogio della Prima Repubblica. E per lanciare un duro monito sulla formazione nei partiti. Si racconta ci sia lui, 90 anni ad aprile, dietro molte delle mosse dei Berlusconi figli, Marina e Piersilvio, specie quelle pro diritti. E che sempre lui sia ormai da mesi per…

“C’è un vuoto desolante nella formazione politica. Perché una volta quando c’erano i partiti, diciamo pure Prima Repubblica, si preoccupavano di formare i loro giovani. La Dc, il Pci, tutti. Oggi siamo in una specie di deserto. Si fa politica senza avere nessuna formazione. Si arriva dalla strada al governo senza nessuna esperienza. Ma la classe dirigente non si improvvisa. E per questo occorre ringraziare Dario Nardella che ha pensato ad una scuola”. Parola di Letta. Gianni Letta.

Il padre nobile di Forza Italia, il mitico plenipotenziario di Berlusconi, zio dell'ex premier Enrico, sottosegretario alla presidenza ai tempi dei governi del Cavaliere. L’uomo che da decenni plasma la politica romana che conta rispunta per un elogio della Prima Repubblica. E per lanciare un duro monito sulla formazione nei partiti. Si racconta ci sia lui, 90 anni ad aprile, dietro molte delle mosse dei Berlusconi figli, Marina e Piersilvio, specie quelle pro diritti. E che sempre lui sia ormai da mesi percepito come una minaccia nel melonismo, non assimilabile, non di fiducia della leader FdI. Forse non a caso è accanto ad un volto noto ed emergente del Pd che Letta ora riappare.

E’ Nardella ad offrirgli il palcoscenico, l’ex sindaco di Firenze, oggi eurodeputato, ambizioni nazionali e una rete di contatti non male. Letta, insieme tra gli altri all’ex premier Paolo Gentiloni, al ministro Pichetto Fratin, all'ex direttrice del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza Elisabetta Belloni, al cardinale Matteo Maria Zuppi e probabilmente a Romano Prodi e al sindaco di Milano Beppe Sala saranno docenti di Akadémeia, scuola di politiche europee per il governo del territorio rivolta a 50 amministratori pubblici italiani ed europei under 35 fondata proprio da Nardella. I due si conoscono da anni: dai tempi in cui Nardella faceva il consigliere giuridico del ministro Chiti ai tempi del governo Prodi, 2006-2008.

I corsi si terranno in parte a Firenze, a Palazzo Borghese, e in parte on line, in primavera. E l’ex braccio destro di Berlusconi, con l’ex ministra Luciana Lamorgese e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, sarà anche nel comitato scientifico della scuola nardelliana.“I partiti non ci sono più, quella formazione non c'è più, quella selezione non c'è più. Ma se l'Italia, da quel Paese povero che ci ha consegnato la guerra, è diventata in pochi anni la settima potenza industriale è perché una classe dirigente all'altezza del compito l'ha saputa guidare. Ma la classe dirigente non si improvvisa. La classe dirigente va preparata, va formata. Ecco il grande merito di questa iniziativa. Oggi non ne vedo tante” rivendica Letta.

Quale Europa dobbiamo aspettarci, gli domandano "Spero sia un ritorno all'indietro, se mi è consentito, cioè l'Europa dei nostri padri fondatori" risponde. A chi gli chiede dei dazi di Trump non ribatte: "Adesso non scendiamo nell'attualità". E’ sulla formazione politica che sferza: "Ogni grande partito aveva la sua scuola, la Dc la Camilluccia, le Frattocchie mitiche del Partito comunista. Ma anche i partiti più piccoli si dedicavano alla formazione di coloro che avrebbero dovuto fare gli amministratori locali prima, i parlamentari dopo, i ministri dopo. Ho vissuto in un'epoca in cui la formazione era essenziale per intraprendere una carriera politica o comunque pubblica e la formazione si accompagnava poi alla selezione, perché quei partiti che formavano i giovani per portarli ad interessarsi della cosa pubblica poi facevano gradualmente maturare le esperienze. Non si poteva arrivare in Parlamento se non eri stato prima consigliere comunale. Questo è un problema che riguarda tutta la politica italiana, tutta la classe dirigente italiana, e Dario ha concepito questa accademia proprio al di là e al di sopra delle divisioni”.

Nardella gongola: "La scuola è rigorosamente bipartisan. Nasce con un obiettivo preciso: offrire alle giovani generazioni impegnate nell'amministrazione della cosa pubblica - sindaci, consiglieri, assessori - la possibilità di confrontarsi con grandi personalità e conoscere da vicino le istituzioni europee". In cattedra anche sindaci stranieri come Imamoglu di Istanbul e Hidalgo di Parigi, l’ex capo della polizia Franco Gabrielli, l’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Dove vuole arrivare Nardella ora, con la sua scuola? Gli schleiniani lo osservano, ora che si è appena schierato col lodo Franceschini. Per ora quella dell'ex sindaco di Firenze non sembra avere le caratteristiche della sfida di rottura con la segretaria Elly Schlein. Ma è vero che nella testa di Nardella c’è l’idea di una corrente moderata e dialogante tra riformisti e schleiniani. Gianni Letta coi Berlusconi sta dando filo da torcere alla Meloni, chissà che non ci abbia preso gusto e adesso dietro a Nardella, non fosse altro che per la fama che lo precede, non finisca per agitare le acque nel Pd.

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