Scontro su Almasri, Conte blocca l’aula. Nordio e Piantedosi andranno a riferire
Gabriella CeramiIl presidente M5s Giuseppe Conte
Sette ore di dibattito parlamentare, fino a tarda sera. A Montecitorio torna la vecchia tradizione del filibustering: interventi in massa delle opposizioni per ostacolare, o quanto meno rallentare, l’iter di un provvedimento. Quindi, dopo aver bloccato i lavori della scorsa settimana, adesso lo schema di gioco prevede di iniziare l’intervento parlando del decreto Cultura ma, sul finale, colpire il governo su Almasri, il capo della polizia giudiziaria libica, arrestato a Torino e poi scarcerato.
La maratona messa in atto alla Camera dal Movimento 5 Stelle, con trentasei deputati iscritti a parlare, a cui poi hanno aderito anche le altre forze di minoranza, alla fine ha ottenuto il risultato di portare in Aula il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il titolare del Viminale Matteo Piantedosi, le cui audizioni la scorsa settimana erano state annullate. Entrambi sono indagati, con la premier Giorgia Meloni e il sottosegretario Alfredo Mantovano, per favoreggiamento e peculato. La…
Sette ore di dibattito parlamentare, fino a tarda sera. A Montecitorio torna la vecchia tradizione del filibustering: interventi in massa delle opposizioni per ostacolare, o quanto meno rallentare, l’iter di un provvedimento. Quindi, dopo aver bloccato i lavori della scorsa settimana, adesso lo schema di gioco prevede di iniziare l’intervento parlando del decreto Cultura ma, sul finale, colpire il governo su Almasri, il capo della polizia giudiziaria libica, arrestato a Torino e poi scarcerato.
La maratona messa in atto alla Camera dal Movimento 5 Stelle, con trentasei deputati iscritti a parlare, a cui poi hanno aderito anche le altre forze di minoranza, alla fine ha ottenuto il risultato di portare in Aula il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il titolare del Viminale Matteo Piantedosi, le cui audizioni la scorsa settimana erano state annullate. Entrambi sono indagati, con la premier Giorgia Meloni e il sottosegretario Alfredo Mantovano, per favoreggiamento e peculato. La data dell’informativa sarà decisa oggi.
Mentre alla Camera andava in scena l’affondo di Giuseppe Conte, sotto gli occhi increduli del presidente della commissione Cultura Federico Mollicone che invano ha tentato di riportare il decreto al centro della discussione, poco più in là, a Palazzo Chigi si valutava cosa fare. E per sbrogliare la matassa, di fronte al pericolo di un ostruzionismo a oltranza, Mantovano ha incontrato la presidente della commissione Giustizia del Senato e avvocato difensore del governo Giulia Bongiorno.
Ecco Conte dare il via alla maratona in un’Aula da cui i deputati di maggioranza si sono tenuti alla larga. «La premier deve spiegare perché lei donna, madre e cristiana - dice il presidente M5s - ha imbarcato con tutti gli onori del volo di Stato per sottrarre alla giustizia un boia, solo lei può chiarire quali sono le motivazioni che espongono il nostro Paese alla vergogna nazionale e internazionale». E infatti i 5Stelle hanno già fatto sapere che non si accontenteranno di Nordio e Piantedosi. Pretendono sia Meloni a parlare. E anche il presidente dei senatori Pd, Francesco Boccia, la pensa così: «In Aula verrà il ministro Nordio? Ci spiegherà perché ha scarcerato un criminale, ma noi insisteremo perché venga a riferire Meloni».
Il lungo silenzio del governo ha quindi compattato le opposizioni. La capogruppo dem, Chiara Braga, accusa la presidente del Consiglio di parlare «nei talk show degli amici ma non nelle sedi istituzionali» e anche lei lancia l’avvertimento di non essere «disponibili a riprendere i lavori dell’Aula facendo finta di nulla».
I big parlano in apertura di seduta, poi tutti gli altri. Quindi è il momento del segretario di Avs Nicola Fratoianni: «Si tratta di complicità, di scelta politica. Meloni venga a dire se la ragione di Stato della Repubblica italiana si chiama tortura, stupro, assassinio e liberazione di un criminale». Tocca ad Angelo Bonelli, anche lui di Avs: «Meloni dopo aver liberato Almasri è riconosciuta in tutto il mondo come la vera complice dei trafficanti». Caustico il leader di Italia viva Matteo Renzi: «Le opposizioni unite chiedono che il governo riferisca sulla vicenda Almasri. Meloni non c’è, Nordio non c’è, Piantedosi non c’è. Saranno tutti a Roccaraso». Il leader di Azione, Carlo Calenda, si sarebbe accontentato anche del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani: «Fatelo venire e chiudiamo questa roba». Ma Pd e M5s pretendono che sia Meloni a metterci la faccia. Il leader di Forza Italia Antonio Tajani ha già detto che «non decidono le opposizioni». Oggi in conferenza dei capigruppo è previsto un altro atto dello scontro.