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Immunità parlamentare, Lega e Forza Italia rivogliono la legge in vigore prima di Tangentopoli

Massimiliano Romeo

 (fotogramma)

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Alla Camera la fondazione Luigi Einaudi presenta un ddl per ripristinare il vecchio articolo 68 della Costituzione. Romeo: “Non è impunità”
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Che voglia di tornare alla vecchia immunità, in Parlamento. Stamattina, ore 10, nella saletta delle conferenze stampa di Montecitorio leghisti e post-berlusconiani si mettono comodi in platea e battono le mani alla proposta di legge appena presentata dalla fondazione Luigi Einaudi. È del Carroccio il drappello di eletti più nutrito: c’è il capogruppo al Senato e potente segretario della Lega lombarda, Max Romeo, il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, i dioscuri dell’economia in salsa salviniana, Claudio Borghi e Alberto Bagnai, parlamentari semplici come Rossano Sasso e Dimitri Coin. In quota azzurri, ecco il capogruppo a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri, e il portavoce nazionale, Raffaele Nevi, fedelissimo di Antonio Tajani. Manca FdI, fatta eccezione per i 10 minuti in cui sbuca tra le poltroncine Salvatore Caiata, deputato meloniano, un passato nei 5 Stelle.

Che voglia di tornare alla vecchia immunità, in Parlamento. Stamattina, ore 10, nella saletta delle conferenze stampa di Montecitorio leghisti e post-berlusconiani si mettono comodi in platea e battono le mani alla proposta di legge appena presentata dalla fondazione Luigi Einaudi. È del Carroccio il drappello di eletti più nutrito: c’è il capogruppo al Senato e potente segretario della Lega lombarda, Max Romeo, il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, i dioscuri dell’economia in salsa salviniana, Claudio Borghi e Alberto Bagnai, parlamentari semplici come Rossano Sasso e Dimitri Coin. In quota azzurri, ecco il capogruppo a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri, e il portavoce nazionale, Raffaele Nevi, fedelissimo di Antonio Tajani. Manca FdI, fatta eccezione per i 10 minuti in cui sbuca tra le poltroncine Salvatore Caiata, deputato meloniano, un passato nei 5 Stelle.

“La Lega nel ’93 sfoderava il cappio in Aula, ma sono felice che abbiano cambiato idea”, gongola Giuseppe Benedetto, presidente della fondazione Einaudi. Il suo ddl si può sintetizzare così: ripristinare il vecchio articolo 68 della Costituzione, rivisitato nella stagione di Tangentopoli. “Nasce per rispettare la Carta, non per la vicenda Almasri o per Open Arms”, sostiene Benedetto. Secondo Andrea Cangini, ex senatore forzista e oggi segretario generale della fondazione, “da quando è stata abolita l’immunità parlamentare, gli inquilini del Palazzo hanno perso l’orgoglio e di conseguenza anche il coraggio”. E nel centrodestra c’è una certa determinazione a ritrovarlo, diciamo così, questo orgoglio. “Non è che si tratta di voler tornare a forme di immunità o di impunità - spiega il capogruppo Romeo - si tratta solo di verificare se ci sono le condizioni per una maggiore garanzia costituzionale che vada a far sì che venga esercitato il diritto di indipendenza da parte della politica. Così come c’è l’indipendenza della magistratura, ci deve essere anche l’indipendenza della politica”. A suo dire, il ripristino dell’immunità stempererebbe lo scontro con le toghe. Al netto di qualche sortita a titolo personale, come quella di Guido Crosetto, favorevole al ritorno dell’immunità, il partito di Giorgia Meloni resta contrario, senza mostrarsi granché disponibile a riaprire un dibattito. Anche gli alleati non si fanno allora troppe illusioni. “È un'idea che ovviamente deve essere condivisa, perché il tema è delicato e si presta a facili e volgari populismi”, ammette il forzista Tommaso Calderone, autore di una pdl simile già protocollata alla Camera. “Vedremo da qui a qualche giorno se c’è un numero di firme significativo, anche trasversale – conclude Benedetto – Ma ci riserviamo di procedere con un’altra linea: una proposta di legge di iniziativa popolare.

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