Settimana corta, le opposizioni ci riprovano: meno ore di lavoro come in Spagna
di Giovanna CasadioL'aula di Montecitorio
Roma – Se il governo spagnolo sta adottando la settimana corta di 37,5 ore di lavoro settimanali a parità di salario, in Italia Giorgia Meloni e la sua maggioranza non sembrano nemmeno interessati al dibattito. Martedì prossimo, però, in Parlamento si discute della proposta di legge delle opposizioni e il governo dovrà dire come mai non vuole alcun passo avanti in questa direzione.
Le opposizioni – Pd, M5S e Avs – hanno preparato un testo unitario, che è stato discusso in commissione Lavoro della Camera e poi stoppato a ottobre scorso dalla destra con un emendamento soppressivo. Il bis del salario minimo? Tante parole per nulla? È stato il sottosegretario leghista Claudio Durigon a garantire però che la proposta sarebbe stata discussa in aula. Aspetta e spera.
Ma martedì prossimo è il grande giorno. La legg…
Roma – Se il governo spagnolo sta adottando la settimana corta di 37,5 ore di lavoro settimanali a parità di salario, in Italia Giorgia Meloni e la sua maggioranza non sembrano nemmeno interessati al dibattito. Martedì prossimo, però, in Parlamento si discute della proposta di legge delle opposizioni e il governo dovrà dire come mai non vuole alcun passo avanti in questa direzione.
Le opposizioni – Pd, M5S e Avs – hanno preparato un testo unitario, che è stato discusso in commissione Lavoro della Camera e poi stoppato a ottobre scorso dalla destra con un emendamento soppressivo. Il bis del salario minimo? Tante parole per nulla? È stato il sottosegretario leghista Claudio Durigon a garantire però che la proposta sarebbe stata discussa in aula. Aspetta e spera.
Ma martedì prossimo è il grande giorno. La legge sulla settimana corta così come l’hanno scritta le opposizioni - primi firmatari Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli – torna all’esame dell’aula di Montecitorio. Cosa prevede? Ci rende più vicini alla Spagna?
Le opposizioni chiedono proprio che si faccia come in Spagna: attraverso un accordo con le parti sociali è possibile una riduzione azienda per azienda dell’orario di lavoro del 10% su base settimanale, quindi per le aziende in cui si lavora 40 ore si scende a 37,5 ore.
E’ inoltre fissato un triennio di sperimentazione incentivata grazie al Fondo nuove competenze con 250 milioni nei tre anni. Altro tassello è la decontribuzione che sarà maggiore per i lavori gravosi e usuranti. Un osservatorio monitorerà l’andamento della sperimentazioni. Al termine dei 3 anni, le aziende sceglieranno la loro strada. Arturo Scotto, capogruppo del Pd in commissione Lavoro, commenta: “È impensabile governare una riduzione industriale come quella che stiamo vivendo senza una riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario”. Già sperimentazioni sono in atto a Luxottica, Lamborghini, Banca Intesa.
E la segretaria dem, dopo la notizia spagnola, ha rilanciato: “Un altro modello di futuro è possibile. Mentre in Italia il governo di Giorgia Meloni nega il salario minimo a milioni di lavoratori sfruttati e aumenta la precarietà liberalizzando i contratti a termine e allargando il ricorso ai voucher, in Spagna il governo socialista di Pedro Sanchez con la ministra Yolanda Diaz dà il via libera alla riduzione della settimana lavorativa da 40 a 37,5 ore a settimana”. Pasquale Tridico, capogruppo pentastellato all’Europarlamento, denuncia la rigidità dell’Italia che penalizza sia i lavoratori che la produttività. Dice Tridico: “Ridurre l'orario di lavoro senza tagliare i salari non è solo una misura di benessere, ma una strategia per aumentare l'occupazione, favorire la formazione e migliorare l'equilibrio tra vita privata e professionale. La Spagna ha fatto la sua scelta e dimostra che un cambiamento è possibile. In Italia, dobbiamo avere il coraggio di discutere e affrontare seriamente queste sfide. La sostenibilità del lavoro e il benessere dei cittadini non possono essere ulteriormente trascurati”.