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“Almasri torturava i detenuti”, il report del governo americano

Almasri

 

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La relazione del dipartimento di Stato Usa accusa il comandante di Tripoli di atrocità nei confronti dei reclusi nel carcere di Mitiga
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New York — «Secondo la testimonianza di ex detenuti nella prigione di Mitiga, gli amministratori del carcere della forza di deterrenza speciale (SDF) hanno sottoposto i reclusi a tortura. I direttori della prigione Usama Najim e Mahmoud Hamza hanno supervisionato la struttura, secondo un ex detenuto». È durissimo il rapporto del dipartimento di Stato americano che accusa Osama Almasri di torture efferate, aggiungendosi alla pesante condanna dell’Onu. Un elemento che crea imbarazzo per Giorgia Meloni, perché la mette in potenziale contrasto con Washington.

Quando il caso era scoppiato, Repubblica aveva chiesto un commento al dipartimento di Stato, che aveva risposto così: «Vi rimandiamo al governo italiano riguardo alla sua decisione di rilasciare il signor al-Masri». Questo presumibilmente per due motivi: primo, l’amministrazione non voleva urtare l’alleata Meloni; secondo, la richiesta d’arresto veniva dalla Corte penale internazionale di cui gli Usa non fanno parte, e quindi p…

New York — «Secondo la testimonianza di ex detenuti nella prigione di Mitiga, gli amministratori del carcere della forza di deterrenza speciale (SDF) hanno sottoposto i reclusi a tortura. I direttori della prigione Usama Najim e Mahmoud Hamza hanno supervisionato la struttura, secondo un ex detenuto». È durissimo il rapporto del dipartimento di Stato americano che accusa Osama Almasri di torture efferate, aggiungendosi alla pesante condanna dell’Onu. Un elemento che crea imbarazzo per Giorgia Meloni, perché la mette in potenziale contrasto con Washington.

Quando il caso era scoppiato, Repubblica aveva chiesto un commento al dipartimento di Stato, che aveva risposto così: «Vi rimandiamo al governo italiano riguardo alla sua decisione di rilasciare il signor al-Masri». Questo presumibilmente per due motivi: primo, l’amministrazione non voleva urtare l’alleata Meloni; secondo, la richiesta d’arresto veniva dalla Corte penale internazionale di cui gli Usa non fanno parte, e quindi preferiscono ignorare.

È impossibile però cancellare le durissime parole che si leggono nel rapporto generale della diplomazia americana sulla situazione in Libia, anche se risalgono a prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca, perché sono valutazioni tecniche e fattuali.

«Le questioni relative ai diritti umani — si legge nel documento — includono uccisioni arbitrarie e illegali, anche di politici e membri della società civile, da parte di gruppi armati extralegali, Isis, bande criminali e milizie, comprese quelle affiliate al governo; sparizioni forzate; torture perpetrate da gruppi armati su tutti i fronti; arresto e detenzione arbitrari; condizioni dure e pericolose per la vita nelle carceri e nelle strutture di detenzione, alcune delle quali erano fuori dal controllo del governo; prigionieri politici detenuti da attori non statali; e ricorso al lavoro forzato».

Il dipartimento di Stato nota un elemento in chiara contraddizione col rilascio di Almasri: «L’impunità è stata un problema grave e pervasivo. Le divisioni tra gli apparati politici e di sicurezza a ovest e a est, il vuoto di sicurezza nel sud e la presenza di gruppi terroristici in alcune aree del paese, hanno gravemente inibito la capacità del governo di indagare o perseguire gli abusi. I limiti alle risorse, nonché considerazioni politiche, hanno ridotto la capacità o volontà dell’esecutivo di perseguire e punire coloro che hanno commesso tali abusi».

Il paragrafo C riguarda direttamente Almasri. Si intitola “Tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, disumani o degradanti”. Il testo scende nei dettagli: «Sebbene la Dichiarazione Costituzionale e la legislazione post-rivoluzionaria proibiscano tali pratiche, fonti credibili indicano che il personale che operava sia nei centri di detenzione governativi, che in quelli extralegali, torturava i prigionieri. Il Comitato nazionale per i diritti umani in Libia (NCHRL) ha riferito che gli abusi includevano percosse con cinture, bastoni, tubi e fucili; somministrazione di scosse elettriche; ustioni causate da acqua bollente, metallo riscaldato o sigarette; esecuzioni finte; sospensione da barre metalliche; stupro».

Almasri era al centro di tutto questo: «Secondo la testimonianza di ex detenuti a Mitiga, gli amministratori della prigione della Forza di deterrenza speciale (SDF) hanno sottoposto i reclusi a tortura. Ex detenuti di Mitiga hanno riferito di essere stati sospesi sulle spalle per molte ore, con conseguenti lussazioni; percosse durate fino a cinque ore; percosse con tubi PPV; percosse sui piedi con uno strumento di tortura chiamato gabbia “al-Falqa”; nasi e denti rotti». Poi fa l’elenco dei leader delle SDF che hanno «supervisionato la struttura». Tra questi c’è Usama Najim (cioè Almasri, ndr) definito «il direttore della prigione».

È possibile che l’amministrazione Trump scelga per convenienza politica di non farne un caso con il governo italiano. Però sarebbe difficile per Washington ignorare le accuse lanciate dal dipartimento di Stato, su un tema da sempre cruciale per gli Usa come il rispetto dei diritti umani. E sarebbe imbarazzante per Roma spiegare gli interessi per cui ha ritenuto di liberare una persona accusata di torture dagli americani.

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