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“È ora di ripristinare l’immunità”. La destra fa cartello in Parlamento

Raffaele Nevi (Forza Italia) 

 (fotogramma)

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Un pezzo della maggioranza sogna il ritorno dello scudo per i parlamentari spazzato via da Tangentopoli
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Immunità, che nostalgia. Un pezzo della destra sogna il ritorno dello scudo per i parlamentari spazzato via da Tangentopoli. Ma c’è un grande ostacolo, che da solo basta a smorzare le aspettative: FdI, Giorgia Meloni in testa, non ha alcuna intenzione di sposare una crociata che rischia di essere così impopolare. E infatti, dopo l’uscita personale del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che si è detto favorevole al ripristino in un’intervista al Corriere, il collega Luca Ciriani, titolare dei Rapporti col Parlamento e tra i più fedeli interpreti della linea di via della Scrofa, in Transatlantico ieri faceva capire che era già game over: l’immunità parlamentare non è proprio all’ordine del giorno.

Doccia fredda per gli affezionati della misura, che si erano radunati poco prima, alle 10, nella saletta delle conferenze stampa di Montecitorio, per applaudire la proposta di legge presentata dalla fondazione Luigi Einaudi. Tanti eletti, soprattutto della Lega: dal capogruppo al Senato, …

Immunità, che nostalgia. Un pezzo della destra sogna il ritorno dello scudo per i parlamentari spazzato via da Tangentopoli. Ma c’è un grande ostacolo, che da solo basta a smorzare le aspettative: FdI, Giorgia Meloni in testa, non ha alcuna intenzione di sposare una crociata che rischia di essere così impopolare. E infatti, dopo l’uscita personale del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che si è detto favorevole al ripristino in un’intervista al Corriere, il collega Luca Ciriani, titolare dei Rapporti col Parlamento e tra i più fedeli interpreti della linea di via della Scrofa, in Transatlantico ieri faceva capire che era già game over: l’immunità parlamentare non è proprio all’ordine del giorno.

Doccia fredda per gli affezionati della misura, che si erano radunati poco prima, alle 10, nella saletta delle conferenze stampa di Montecitorio, per applaudire la proposta di legge presentata dalla fondazione Luigi Einaudi. Tanti eletti, soprattutto della Lega: dal capogruppo al Senato, Max Romeo, al sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, più i dioscuri dell’economia in salsa salviniana, Claudio Borghi e Alberto Bagnai, parlamentari semplici come Rossano Sasso e Dimitri Coin. In quota azzurri, c’era il capogruppo a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri, e il portavoce nazionale, Raffaele Nevi, fedelissimo di Antonio Tajani. Forfait da FdI (nonostante l’invito) fatta eccezione per Salvatore Caiata, rimasto meno di 10 minuti.

«La Lega nel ’93 sfoderava il cappio in Aula, ma sono felice che abbiano cambiato idea», gongolava Giuseppe Benedetto, presidente della fondazione Einaudi. Il suo ddl si può sintetizzare così: ripristinare il vecchio articolo 68 della Costituzione. «Nasce per rispettare la Carta, non per la vicenda Almasri», la tesi di Benedetto. Affiancato da Andrea Cangini, ex senatore forzista e oggi segretario della fondazione, convinto che «da quando è stata abolita l’immunità, gli inquilini del Palazzo hanno perso l’orgoglio».

E nel centrodestra c’è una certa determinazione a ritrovarlo, questo orgoglio. «Non si tratta di immunità o impunità - spiegava il capogruppo leghista Romeo - Così come c’è l’indipendenza della magistratura, ci deve essere anche l’indipendenza della politica. Si eviterebbero scontri». FI non si fa grosse illusioni, sulla riuscita dell’operazione: «L’idea dev’essere condivisa», ammette il forzista Tommaso Calderone, autore di una pdl già protocollata alla Camera. «È bene che sia una fondazione culturale a porre la questione, sennò dicono che siamo interessati», racconta Gasparri. «Vedremo da qui a qualche giorno se c’è un numero di firme significativo, anche trasversale – conclude Benedetto –. Ma ci riserviamo di procedere in un altro modo: con una pdl di iniziativa popolare».

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