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Il rapporto dell’Onu: “Così Almasri arruola detenuti per la sua milizia e destabilizza la Libia”

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Il generale obbligherebbe i detenuti torturati a diventare combattenti per aumentare la forza della sua milizia, la Rada. Gli ispettori delle Nazioni Unite: “Compromettono l’autorità del governo di Tripoli”
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Siamo certi che la liberazione del generale Almasri sia in linea con l’interesse nazionale dell’Italia? La difesa dell’interesse nazionale è stata evocata più volte dagli esponenti del governo e della maggioranza durante il dibattito parlamentare. Proteggere i nostri cittadini e soprattutto le nostre imprese in Libia è fondamentale, alla luce delle concessioni petrolifere. Ma è sempre stato chiaro che questo indubbio interesse nazionale potrà essere tutelato solo quando il Paese verrà stabilizzato e si chiuderà la stagione di caos cominciata con la deposizione di Gheddafi. Il generale Almasri invece è un esponente di punta di quelle milizie che hanno trasformato la Libia in un far west dominato dalla legge del più forte.

Lo scrivono gli ispettori dell’Onu nelle conclusioni del rapporto consegnato lo scorso 6 dicembre al presidente del Consiglio di Sicurezza: “I gruppi armati in Libia hanno raggiunto un livello di influenza senza precedenti sulle istituzioni statali. Nella regione…

Siamo certi che la liberazione del generale Almasri sia in linea con l’interesse nazionale dell’Italia? La difesa dell’interesse nazionale è stata evocata più volte dagli esponenti del governo e della maggioranza durante il dibattito parlamentare. Proteggere i nostri cittadini e soprattutto le nostre imprese in Libia è fondamentale, alla luce delle concessioni petrolifere. Ma è sempre stato chiaro che questo indubbio interesse nazionale potrà essere tutelato solo quando il Paese verrà stabilizzato e si chiuderà la stagione di caos cominciata con la deposizione di Gheddafi. Il generale Almasri invece è un esponente di punta di quelle milizie che hanno trasformato la Libia in un far west dominato dalla legge del più forte.

Lo scrivono gli ispettori dell’Onu nelle conclusioni del rapporto consegnato lo scorso 6 dicembre al presidente del Consiglio di Sicurezza: “I gruppi armati in Libia hanno raggiunto un livello di influenza senza precedenti sulle istituzioni statali. Nella regione occidentale (ndr, la Tripolitania) questa influenza compromette la capacità delle istituzioni statali di concretizzare il loro mandato se non per quanto riguarda gli interessi dei gruppi armati”. Le indagini sul campo del Panel of Experts delle Nazioni Unite hanno identificato cinque di queste milizie che condizionano il futuro del Paese: uno dei più importanti a Tripoli è proprio quello a cui fa riferimento il generale Almasri. Si tratta della Rada, nata come organismo per la lotta al terrorismo e alla criminalità armata ma diventata un esercito privato che utilizza ogni traffico per arricchirsi e aumentare la sua autorità su gran parte della capitale. Nel loro atto d’accusa, gli investigatori dell’Onu ritraggono Almasri come un personaggio tanto spietato quanto diabolico. Pronto a sfruttare il suo mandato istituzionale di comandante della Polizia giudiziaria per aumentare la forza della sua rete parallela negli scontri di potere. Come? Trasformando le vittime delle torture nei suoi guerrieri.

Il dossier non raccoglie solo una lista enorme di brutalità sui migranti commesse dal generale Almasri, ma descrive anche l’evoluzione del suo apparato per impossessarsi di Tripoli. Viene ricostruito anche l’arruolamento forzato dei detenuti, spesso migranti, che finiscono a imbracciare le armi con la divisa della Rada. “Abbiamo scoperto che la Rada abusa del sistema giudiziario libico per reclutare combattenti nelle prigioni e negli altri centri di detenzione. Alla luce della sua bassa reputazione nell’opinione pubblica e delle tensioni con le altre milizie, la Rada ha bisogno di arruolare soldati per mantenere il controllo dei quartieri della capitale di cui si è impossessata”. Il regista di questa fucina di miliziani è proprio Almasri, indicato nel dossier con il nome di Osama Najim: “Agli ordini del comandante supremo della Rada Abdelraouf Kara e in coordinamento con gli ufficiali a lui legati nei penitenziari di Tripoli, Almasri ha fatto leva sulla sua posizione di responsabile di numerose carceri per arruolare prigionieri offrendogli la libertà se fossero entrati nella sua struttura della Polizia Giudiziaria”. Migranti e criminali libici venivano trasformati in pretoriani della loro legione: “I detenuti che accettavano l’offerta di Almastri frequentavano un corso di addestramento di diverse settimane per imparare a sparare e le tecniche di intervento, poi ricevevano armi e uniformi”.

Secondo il Panel, questi miliziani venivano schierati soprattutto nei quartieri dominati dalla Rada con il pretesto di controllare il traffico: un compito che non fa parte del mandato della Polizia Giudiziaria. “Confermiamo il caso specifico di una persona condannata a otto anni di carcere che è poi stata vista in divisa, armato e a bordo di un mezzo con una mitragliatrice”.

E concludono: “I metodi di reclutamento della Rada minano l’autorità dello Stato”. Non bisogna pensare che le milizie si occupino solo di attività criminali come la tratta dei migranti o il contrabbando di petrolio. Il rapporto documenta come siano state protagoniste nel condizionare le decisioni della Banca Centrale, l’istituzione che amministra i proventi delle concessioni petrolifere e permette la sopravvivenza del Paese, distribuendo fondi sia al governo di Tripoli e sia all’autorità del maresciallo Haftar in Cirenaica. Proprio questo ruolo cardine ha spinto la comunità internazionale nel corso del 2024 a tentare di rendere Banca Centrale motore della riunificazione della Libia. Questo piano per la stabilità è stato vanificato dalle pressioni delle bande armate.

La Rada è stata protagonista di questa lotta di potere, perché i suoi combattenti dal 2020 hanno avuto la responsabilità di presidiare il quartiere generale della Banca. Nel 2023 sono stati costretti a venire a patti con un’altra formazione e durante la scorsa estate si sono messi d’accordo con le altre milizie di Tripoli: il risultato è stato ad agosto la rimozione del governatore della Banca Centrale, che ha aperto una crisi finanziaria in tutta la Libia proseguita fino a ottobre. Come fanno a condizionarne l’attività? Ad esempio hanno rapito il responsabile del sistema informatico dell’istituto. Giusto per avere un’idea: nel 2024 i ricavi della Banca Centrale sono stati pari a 24 miliardi di euro.

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