Onorevole Peppe Provenzano, il governo italiano è stato denunciato al tribunale dell’Aia per la scarcerazione di Almasri. Era prevedibile?
«Disattendere un mandato di arresto nei confronti di un soggetto che si è macchiato di crimini contro l’umanità non è solo eticamente inaccettabile, è una violazione grave del diritto internazionale. Dopo anni di propaganda in cui ci hanno raccontato che con Giorgia Meloni l’Italia diventava protagonista sullo scenario politico globale, finalmente è accaduto davvero, ma nel senso più deteriore: siamo al centro di uno scandalo che ha varcato i confini nazionali».
Non passa giorno senza che un ministro, da Nordio a Tajani, attacchi la Corte penale internazionale: perché secondo lei?
«Per fuggire dalle loro responsabilità scaricano come sempre sui magistrati una decisione politica, su cui peraltro Meloni non ha il coraggio di mettere la faccia. Ma dalla realtà non si scappa. Grazie al nostro esecutivo, un criminale inseguito per tutto il globo…
Onorevole Peppe Provenzano, il governo italiano è stato denunciato al tribunale dell’Aia per la scarcerazione di Almasri. Era prevedibile?
«Disattendere un mandato di arresto nei confronti di un soggetto che si è macchiato di crimini contro l’umanità non è solo eticamente inaccettabile, è una violazione grave del diritto internazionale. Dopo anni di propaganda in cui ci hanno raccontato che con Giorgia Meloni l’Italia diventava protagonista sullo scenario politico globale, finalmente è accaduto davvero, ma nel senso più deteriore: siamo al centro di uno scandalo che ha varcato i confini nazionali».
Non passa giorno senza che un ministro, da Nordio a Tajani, attacchi la Corte penale internazionale: perché secondo lei?
«Per fuggire dalle loro responsabilità scaricano come sempre sui magistrati una decisione politica, su cui peraltro Meloni non ha il coraggio di mettere la faccia. Ma dalla realtà non si scappa. Grazie al nostro esecutivo, un criminale inseguito per tutto il globo terraqueo — come direbbe la premier — è stato riaccompagnato a casa sua, in Libia, dove potrà continuare a commettere i suoi orrendi delitti: uccidere, torturare, stuprare».
Anche Trump ha intenzione di sanzionare la Cpi per le indagini su Usa e Israele, è un caso?
«È l’ennesima prova della deriva trumpiana di Meloni, peraltro da lei rivendicata. Il presidente americano ha una strategia che mira a indebolire il sistema multilaterale delle Nazioni Unite per esprimere una politica di potenza. Ebbene l’Italia, nello scontro con la Corte dell’Aia, si sta rendendo complice di questo disegno. Anche il nostro ministro degli Esteri, che sarebbe quello moderato, l’ha delegittimata a più riprese, a partire dalla vicenda Netanyahu. Ma così l’Italia si isola in Europa e deraglia dalla sua tradizione diplomatica. Questo è un felice vassallaggio, non è fare l’interesse nazionale».
Proprio di felice vassallaggio ha appena parlato il capo dello Stato: è un richiamo al nostro governo?
«Sergio Mattarella ha rivolto da Marsiglia un monito solenne a tutti, ricordando come l’aver minato l’ordine internazionale e il sistema multilaterale ha precipitato il mondo nell’abisso della Seconda guerra mondiale. La Cpi è un’acquisizione fondamentale del diritto sovranazionale, peraltro nata a Roma. Se il governo l’attacca, direi proprio che quel monito vale anche per l’Italia».
Tornando ad Almasri, la prima ministra insiste nel ribadire di non essere ricattabile. Lei le crede?
«Durante il surreale dibattito in Parlamento, qua e là dalla maggioranza è emersa la verità: il timore di una ritorsione della Libia sui flussi migratori. È il fallimento di un’intera politica: altro che controllo dei confini, buttano un miliardo in Albania e hanno messo le chiavi d’accesso al Paese nelle mani di questi criminali libici».
La scarcerazione serviva per impedire uno sbarco di massa sulle nostre coste?
«Parlano i fatti: nelle poche ore di detenzione di Almasri nel carcere di Torino, c’è stata un’impennata delle partenze dalla Libia».
Continuerete a chiedere a Meloni di venire a riferire in aula?
«I ministri Nordio e Piantedosi, nelle loro informative, si sono palesemente contraddetti. Il primo ha sostenuto che il mandato d’arresto era nullo, viziato da incertezza assoluta sui tempi di consumazione dei reati contestati dalla Cpi. Il secondo ha invece desunto la pericolosità di Almasri proprio da quel mandato d’arresto. Nordio ha fatto una valutazione di merito che non gli spettava. Anzi, se c’era un vizio di forma nell’arresto, era proprio lui che poteva sanarlo. Hanno lasciato che venisse liberato. Perché? Gliel’ha ordinato Meloni? La vicenda non è affatto chiarita, anzi: la premier è sparita, non spiega. Ma non può scappare per sempre. Deve venire in Parlamento ad assumersi le sue responsabilità».
“Presidente del coniglio” l’ha apostrofata Schlein perché si sottrae al confronto in aula: a destra hanno criticato il calembour poco istituzionale. Che ne pensa?
«Si rassegnino, non è ancora il tempo in cui il governo dice all’opposizione come fare l’opposizione. Non arriverà mai».