Scacciare i sospetti da Palazzo Chigi. Il più in fretta possibile. A questo è servita la nota diffusa la sera di mercoledì dagli uffici della premier Giorgia Meloni, che a poche ore dallo scoppio del caso Paragon escludevano subito, categoricamente, qualsiasi «controllo da parte dell’intelligence e quindi del governo» sui giornalisti. Come dire: l’esecutivo con questa storiaccia di spionaggio che aveva per bersaglio cronisti e attivisti sgraditi alla destra nulla c’entra. Però il clamoroso bug c’è stato. Innegabile. E il software d’intercettazione Graphite, per stessa ammissione della società che lo produce, viene fornito solo ai governi, non a privati. Dunque la domanda resta intatta: chi è stato?
Da Palazzo Chigi spiegano che questo è l’obiettivo primario dell’indagine affidata all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, da marzo del 2023 diretta dal prefetto Bruno Frattasi. Fino all’esito di questa verifica ogni ipotesi sarà scandagliata, è l’assicurazione. Anche se dagli uf…
Scacciare i sospetti da Palazzo Chigi. Il più in fretta possibile. A questo è servita la nota diffusa la sera di mercoledì dagli uffici della premier Giorgia Meloni, che a poche ore dallo scoppio del caso Paragon escludevano subito, categoricamente, qualsiasi «controllo da parte dell’intelligence e quindi del governo» sui giornalisti. Come dire: l’esecutivo con questa storiaccia di spionaggio che aveva per bersaglio cronisti e attivisti sgraditi alla destra nulla c’entra. Però il clamoroso bug c’è stato. Innegabile. E il software d’intercettazione Graphite, per stessa ammissione della società che lo produce, viene fornito solo ai governi, non a privati. Dunque la domanda resta intatta: chi è stato?
Da Palazzo Chigi spiegano che questo è l’obiettivo primario dell’indagine affidata all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, da marzo del 2023 diretta dal prefetto Bruno Frattasi. Fino all’esito di questa verifica ogni ipotesi sarà scandagliata, è l’assicurazione. Anche se dagli uffici della premier, che ha fatto sapere di ritenere di «particolare gravità» la violazione venuta a galla, filtra nelle ultime ore una pista in particolare. Che conduce ancora una volta alla magistratura. I server di Paragon, viene raccontato, sono in mano «anche alle procure». Circostanza che l’autorità delegata ai servizi segreti, cioè il sottosegretario Alfredo Mantovano, non può confermare, se non eventualmente a porte chiuse, in sede di Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Però è questo il sospetto che trapela da Chigi e giunge all’orecchio anche di alcuni ministri.
In una fase così delicata, con l’indagine alle battute iniziali, nessuno però, nemmeno nella cerchia della premier, può scartare a priori anche un’altra ipotesi: dietro quest’attività di spionaggio illegale, potrebbe esserci qualche funzionario infedele dei nostri apparati d’intelligence, cani sciolti ma magari particolarmente solerti col nuovo potere? Anche perché tra le vittime di cui si conoscono a oggi le generalità, per loro stessa ammissione, c’è in un caso un bersaglio dei giornali di destra, l’attivista Luca Casarini, nell’altro un giornalista, Francesco Cancellato, che con la sua Fanpage ha indagato a lungo su episodi di razzismo e antisemitismo nelle file di FdI. La nota diramata da Palazzo Chigi nelle ore immediatamente successive alla notizia degli spionaggi lascia comunque intendere che nel governo siano certi di non avere avviato o nemmeno tollerato alcuna violazione da parte dei servizi.
Sarà Mantovano a riferire al Copasir, dopo l’audizione di due giorni fa sul caso Caputi. Quando? Appena arriverà la convocazione, attesa nei prossimi giorni. Anche se nel giro di Meloni c’è chi spera che l’audizione bis non venga calendarizzata a strettissimo giro, per dare modo agli esperti della cyber, questa è la tesi, di chiudere l’indagine. Ma le pressioni per un chiarimento continuano a montare. Avs, Pd e M5S ieri hanno chiesto in apertura di seduta alla Camera un’informativa urgente al governo. La dem Pina Picierno ha presentato un’interrogazione alla Commissione Ue, che ieri tramite un portavoce ha definito la vicenda «inaccettabile, ci aspettiamo che le autorità nazionali verifichino tali accuse». Mentre Enrico Borghi, capogruppo di Italia viva in Senato, si chiede: «La situazione è sotto il controllo delle nostre autorità?».