✕

Nordio, il dossier Almasri concordato con Mantovano. Pronta la lettera all’Aia

(ansa)

Ascolta l'audio

Il capo di gabinetto di via Arenula martedì 21 gennaio era a palazzo Chigi per stabilire i passi da fare. L’atto d’arresto era stato tradotto in italiano
2 minuti di lettura

ROMA — È l’uomo più esposto. Perché è stato lui a decidere di non rispondere alle sollecitazioni della Corte d’appello di Roma, di fatto costringendo i giudici alla scarcerazione del torturatore libico Almasri. Lui, dopo una prima linea di difesa che scaricava la responsabilità del rimpatrio del ricercato sui magistrati, italiani e della Corte penale, a rivendicare in seguito pubblicamente quella scelta. Lui ad occupare la posizione più delicata nell’indagine, essendo sotto inchiesta anche per omissione di atti di ufficio, l’unico reato «voluto» e non «dovuto» che la procura di Roma ha contestato. Ciononostante, il ministro della Giustizia Carlo Nordio va dritto sulla sua strada. Anzi, rilancia: in queste ore i suoi uffici sono al lavoro per inviare alla Corte penale internazionale una lettera di contestazioni che segnala gli «errori» nel mandato. Dalla «data in cui sarebbero avvenuti i crimini», agli «incomprensibili salti logici», fino alle «conclusioni differenti rispetto alla part…

ROMA — È l’uomo più esposto. Perché è stato lui a decidere di non rispondere alle sollecitazioni della Corte d’appello di Roma, di fatto costringendo i giudici alla scarcerazione del torturatore libico Almasri. Lui, dopo una prima linea di difesa che scaricava la responsabilità del rimpatrio del ricercato sui magistrati, italiani e della Corte penale, a rivendicare in seguito pubblicamente quella scelta. Lui ad occupare la posizione più delicata nell’indagine, essendo sotto inchiesta anche per omissione di atti di ufficio, l’unico reato «voluto» e non «dovuto» che la procura di Roma ha contestato. Ciononostante, il ministro della Giustizia Carlo Nordio va dritto sulla sua strada. Anzi, rilancia: in queste ore i suoi uffici sono al lavoro per inviare alla Corte penale internazionale una lettera di contestazioni che segnala gli «errori» nel mandato. Dalla «data in cui sarebbero avvenuti i crimini», agli «incomprensibili salti logici», fino alle «conclusioni differenti rispetto alla parte motivazionale», Nordio intende contestare tutto, creando tra l’altro un precedente pericolosissimo. «Ma quello è un mandato completamente sbagliato e, secondo me, addirittura nullo», ha messo agli atti ieri, intervenendo in videocollegamento all’inaugurazione dell’anno giudiziario dei penalisti italiani 2025 a Milano (dove, con tono di sfida, ha rilanciato anche la separazione delle carriere: «Più ci attaccano, più forza abbiamo per andare avanti»).

«In Parlamento — ha aggiunto — mi è stato detto: “Vi siete attaccati a un cavillo giuridico e avete liberato un torturatore”. Come dire, poiché era un torturatore, legge o non legge, regole o non regole, dovevate tenervelo. Le regole vanno rispettate sempre, non soltanto dal punto di vista sostanziale, ma anche formale. In questo caso coincidevano, è stata fatta una violazione di legge formale e anche sostanziale».

In realtà, la sicurezza del Guardasigilli sul punto non arriva dal diritto. Ma dalla politica. Il ministro, anche nelle interlocuzioni con il suo avvocato, Giulia Buongiorno, ha ricevuto rassicurazioni di massima copertura da parte dell’esecutivo. Anche perché ogni decisione è stata concordata con Palazzo Chigi. Martedì mattina, mentre la Corte di appello di Roma aspettava una risposta da via Arenula per non scarcerare Almasri, il suo capo di gabinetto Giusi Bartolozzi era a Chigi per concordare i passi da fare. La scelta di perdere del tempo, quel comunicato comico nel pomeriggio nel quale si parlava di «analisi del fascicolo» quando invece il libico era già in volo: tutto è stato deciso nel palazzo della premier. E con il sottosegretario Mantovano. È stato poi Nordio ad assumersi la responsabilità del cambio di strategia, necessario per non essere accusati delle menzogne. «La richiesta di arresto della Cpi non è stata trasmessa al ministero della Giustizia», aveva sostenuto infatti la premier nel video in cui rendeva noto l’avviso di indagine ricevuto. Omettendo però di raccontare che l’atto era stato trasmesso all’ambasciata all’Aia. Che diverse interlocuzioni c’erano state tra la Corte e il ministero della Giustizia. E tra il tribunale e il ministero. Tutto si poteva risolvere. E invece non si è voluto risolvere. A proposito: il ministro Nordio (e prima ancora il suo collega Antonio Tajani) ha sostenuto in Parlamento che la Cpi aveva mandato l’atto di arresto solo in inglese, attirando le ironie di molti. In realtà, non è andata così: il documento è stato trasmesso anche in italiano, il 19 gennaio, con una traduzione non giurata. E poi, il giorno successivo, con quella ufficiale.

Leggi i commenti