ROMA — Il caso Almasri ancora tutto da chiarire. L’inquietante vicenda Paragon relativa allo spyware installato sui telefonini di giornalisti e attivisti. L’attacco feroce alla Corte penale internazionale, in combutta con Donald Trump, su cui l’Europa ha acceso un faro.
Si moltiplicano le grane per l’inquilina di Palazzo Chigi, alle prese con il periodo forse più difficile della sua navigazione, nel quale le opposizioni hanno deciso di infilarsi per provare a incrinare la narrazione tutta forza, prestigio e stabilità fin qui esibite dalla leader della destra. Battendo sul tasto che le fa più male: l’essersi rintanata nelle segrete stanze, indisponibile a spiegare in Parlamento, in fuga dalle sue responsabilità.
È tornata a ribadirlo Elly Schlein, insieme al resto del Pd, che ieri ha postato sui social una card con due enormi orecchie da coniglio, sormontate dalla scritta “Meloni è scomparsa”, a evocare quel parallelo da bestiario sfoderato dalla segretaria alla Camera, nel corso d…
ROMA — Il caso Almasri ancora tutto da chiarire. L’inquietante vicenda Paragon relativa allo spyware installato sui telefonini di giornalisti e attivisti. L’attacco feroce alla Corte penale internazionale, in combutta con Donald Trump, su cui l’Europa ha acceso un faro.
Si moltiplicano le grane per l’inquilina di Palazzo Chigi, alle prese con il periodo forse più difficile della sua navigazione, nel quale le opposizioni hanno deciso di infilarsi per provare a incrinare la narrazione tutta forza, prestigio e stabilità fin qui esibite dalla leader della destra. Battendo sul tasto che le fa più male: l’essersi rintanata nelle segrete stanze, indisponibile a spiegare in Parlamento, in fuga dalle sue responsabilità.
È tornata a ribadirlo Elly Schlein, insieme al resto del Pd, che ieri ha postato sui social una card con due enormi orecchie da coniglio, sormontate dalla scritta “Meloni è scomparsa”, a evocare quel parallelo da bestiario sfoderato dalla segretaria alla Camera, nel corso del dibattito sulle informative dei ministri Nordio e Piantedosi. Un’assenza, quella della premier, su cui la n.1 del Nazareno intende insistere finché non otterrà ciò che la minoranza chiede da giorni. «L’Italia vuole stare con i torturati o con i torturatori? È la domanda che rivolgo a Meloni e spero risponda agli italiani, non a me», attacca Schlein in visita all’ex Ilva di Taranto. Preoccupata che l’amicizia con Trump «ci veda funzionali al suo disegno di disgregazione della Ue». Ma anche per «il caso Paragon, che mi pare estremamente grave», incalza la leader dem: «Il governo ha fatto una smentita, a sua volta smentita dal Guardian, secondo cui questa società israeliana ha rescisso il contratto con l’Italia per non aver rispettato i termini di utilizzo. Il governo non può mettere la testa sotto la sabbia. La “presidente del coniglio” deve venire a riferire anche su questo». Anziché scappare.
È la medesima richiesta di Avs, la cui delegazione all’Europarlamento ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione per denunciare il ruolo dell’esecutivo nella liberazione di Almasri, disattendendo il mandato di cattura dal tribunale dell’Aia. Che «gli Stati Uniti vuole delegittimare, con la complicità del nostro governo: una spinta che dobbiamo contrastare», accusa Giuseppe Conte. È quel che denuncia anche Nicola Fratoianni, segretario di Si: «L’Italia fa da scendiletto degli Usa e distrugge il diritto internazionale. Apprendiamo infatti che non ha firmato il documento che protegge la Cpi dalla decisione della Casa Bianca di sanzionare la Corte. Ben 79 Paesi fra cui Germania, Spagna, Francia e Regno Unito hanno sottoscritto un documento per criticare e cercare di fermare l’azione scellerata di Trump. E l’Italia non c’è. È la straordinaria capacità di Meloni di stare sempre dalla parte sbagliata della storia». Senza peraltro rendere conto a nessuno.
Una latitanza inaccettabile per le opposizioni. Che continuano a insistere: «La premier dov’è?», sintetizza per tutti la dem Chiara Braga. «C’è una storia di spionaggio che coinvolge giornalisti e servizi, la presidente della Commissione Ue costretta a intervenire a difesa della Cpi, una lettera di 79 Paesi contro le sanzioni di Trump che l’Italia non firma, la vicenda Almasri ancora tutta lì e lei da giorni non parla. Nemmeno più sui social. È ora che esca allo scoperto, che ci metta la faccia, come le piace dire, per rispondere al Paese su questioni delicatissime di interesse nazionale».