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Dialogo governo-toghe. Forza Italia va all’attacco: “Sbagliato trattare”

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La mossa di Palazzo Chigi dopo l’elezione del nuovo presidente dell’associazione magistrati. Il sottosegretario Delmastro: “Non è sacrilego modificare le riforme”. Gli azzurri: esordio pessimo
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ROMA — Cosa può mettere sul tavolo Giorgia Meloni, per avviare davvero un «sano confronto» col nuovo presidente dell’Anm, come si è augurata ufficialmente la premier poche ore dopo l’elezione di Cesare Parodi a capo dell’associazione dei magistrati? Una mossa meramente comunicativa, cioè stemperare i toni dopo settimane di offensive furenti, non può bastare all’organismo che rappresenta oltre il 90% delle toghe. Il bersaglio grosso resta sempre la riforma della giustizia, la separazione delle carriere, legge bandiera di Forza Italia come lo è l’autonomia per i leghisti e il premierato (almeno lo è stato) per Fratelli d’Italia.

Sono gli azzurri — e non è un caso — i più inquieti e sospettosi, davanti al possibile riavvicinamento tra Palazzo Chigi e Anm. Riavvicinamento per ora solo declamato, complicato da costruire dopo la sarabanda di polemiche e attacchi degli ultimi mesi. In una settimana peraltro delicata: oggi i pm di Perugia incardineranno in un fascicolo l’esposto trasmes…

ROMA — Cosa può mettere sul tavolo Giorgia Meloni, per avviare davvero un «sano confronto» col nuovo presidente dell’Anm, come si è augurata ufficialmente la premier poche ore dopo l’elezione di Cesare Parodi a capo dell’associazione dei magistrati? Una mossa meramente comunicativa, cioè stemperare i toni dopo settimane di offensive furenti, non può bastare all’organismo che rappresenta oltre il 90% delle toghe. Il bersaglio grosso resta sempre la riforma della giustizia, la separazione delle carriere, legge bandiera di Forza Italia come lo è l’autonomia per i leghisti e il premierato (almeno lo è stato) per Fratelli d’Italia.

Sono gli azzurri — e non è un caso — i più inquieti e sospettosi, davanti al possibile riavvicinamento tra Palazzo Chigi e Anm. Riavvicinamento per ora solo declamato, complicato da costruire dopo la sarabanda di polemiche e attacchi degli ultimi mesi. In una settimana peraltro delicata: oggi i pm di Perugia incardineranno in un fascicolo l’esposto trasmesso il 7 febbraio dal Dis contro il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, per il caso Caputi. Sempre nei prossimi giorni il Csm valuterà la richiesta dei membri laici di centrodestra, che chiedono di dichiarare «incompatibile» il magistrato che ha spedito l’avviso di garanzia a Meloni. Il clima è questo.

Secondo fonti di primo piano di governo ufficialmente «la riforma della giustizia non cambierà: si va avanti». Però, leggendo tra le righe le ultime dichiarazioni di alcuni meloniani, si nota qualche timida apertura. Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, ieri esaltava la «nuova stagione di dialogo» che potrebbe aprirsi. E soprattutto, parlando col sito Affaritaliani.it, metteva a verbale: «Così come non è blasfemia modificare la Costituzione, non è sacrilego modificare le riforme della Costituzione». Significa che anche la separazione delle carriere potrebbe essere in qualche modo rivista? Per il coordinatore nazionale della direzione di FdI, il viceministro Edmondo Cirielli, «la ripresa del dialogo è positiva, dopo mesi di scontro. La riforma della giustizia è buona, va certamente preservata nella parte che prevede il sorteggio del Csm, poi tutto è migliorabile». Dunque sì, per alcuni Fratelli il testo approvato in prima lettura alla Camera si potrebbe sottoporre a qualche limatura. Non si spinge a tanto Galeazzo Bignami, potente capogruppo dei Fratelli alla Camera, che però ieri si augurava «il ristabilirsi di un clima di confronto costruttivo tra politica e magistratura».

Alla fine deciderà Meloni, naturalmente. Secondo fonti a conoscenza del dossier, la premier, quando incontrerà Parodi, probabilmente già in settimana, potrebbe avanzare questa ipotesi: non toccare il testo della riforma, ma lavorare insieme alla nuova Anm sui suoi provvedimenti applicativi, come quelli che riguardano le modalità di sorteggio del Csm.

Il vicepremier forzista Antonio Tajani non ha alcuna intenzione di cambiare la norma licenziata da Montecitorio meno di un mese fa. Se il Senato la toccasse, l’iter delle quattro letture ripartirebbe da zero. I tempi si allungherebbero. Possono spiegarsi anche così i toni degli azzurri all’indomani dell’elezione di Parodi, diametralmente opposti a quelli dei meloniani. Il capogruppo in Senato, Maurizio Gasparri, ieri parlava di un «esordio pessimo» del magistrato, descrivendo le sue parole come «temerarie ed eversive, un’intimidazione al Parlamento», chiedendo infine alle toghe di indossare «una coccarda rossa». Sulla stessa linea si muovono altri parlamentari che seguono il dossier giustizia, come l’ex ministro Enrico Costa: «L’Anm? Non sono interessati alle modifiche, ma solo al fallimento della separazione delle carriere. Sono certo che il governo non si farà risucchiare in una finta trattativa dall’esito scontato con mere finalità dilatorie». Anche per l’azzurro Tommaso Calderone «la politica non abboccherà». Trattare, secondo gli azzurri, significherebbe solo perdere tempo.

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