«La Camera preliminare dell’Aia valuterà se c’è stato un inadempimento: l’Italia ha l’obbligo di eseguire le decisioni della Corte». Silvana Arbia, ex procuratrice presso il Tribunale Onu del Ruanda ed ex cancelliera della Corte penale internazionale interviene sulla liberazione di Almasri «un caso senza precedenti».
Ora che la Camera preliminare ha avviato un’indagine, cosa succederà?
«La Camera deciderà se fare rapporto al Consiglio di sicurezza anche perché la Libia è un Paese che è stato deferito alle Nazioni Unite».
L’Italia intanto ha chiesto alla Corte di essere consultata per una riflessione comune.
«Le consultazioni l’Italia le avrebbe dovute sollecitare prima, quando Almasri era ancora in carcere. Poi, il giorno dopo la scarcerazione, la Corte ha chiesto alle autorità italiane un rapporto ufficiale sulla vicenda, senza ricevere però alcuna comunicazione».
Che tipo di inadempimento può esserci stato?
«L’Italia ha l’obbligo di eseguire le decisioni della Corte: nello spe…
«La Camera preliminare dell’Aia valuterà se c’è stato un inadempimento: l’Italia ha l’obbligo di eseguire le decisioni della Corte». Silvana Arbia, ex procuratrice presso il Tribunale Onu del Ruanda ed ex cancelliera della Corte penale internazionale interviene sulla liberazione di Almasri «un caso senza precedenti».
Ora che la Camera preliminare ha avviato un’indagine, cosa succederà?
«La Camera deciderà se fare rapporto al Consiglio di sicurezza anche perché la Libia è un Paese che è stato deferito alle Nazioni Unite».
L’Italia intanto ha chiesto alla Corte di essere consultata per una riflessione comune.
«Le consultazioni l’Italia le avrebbe dovute sollecitare prima, quando Almasri era ancora in carcere. Poi, il giorno dopo la scarcerazione, la Corte ha chiesto alle autorità italiane un rapporto ufficiale sulla vicenda, senza ricevere però alcuna comunicazione».
Che tipo di inadempimento può esserci stato?
«L’Italia ha l’obbligo di eseguire le decisioni della Corte: nello specifico l’arresto e la consegna di Almasri. Secondo quanto stabilito dallo Statuto di Roma, ratificato dall’Italia con conseguente recepimento di tutte le sue disposizioni».
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, nel corso dell’informativa alla Camera, ha detto che il documento della Corte non era chiaro. Cosa si fa in questi casi?
«La confusione regna. I giudici possono correggere errori materiali. E la pubblicazione dei dissensi che alcuni magistrati hanno sollevato non ha effetti sulla decisione della maggioranza, che rimane valida ed efficace fino a quando il mandato di arresto non viene revocato dalla Camera preliminare che lo ha emesso o dalla Corte d’appello della Cpi. Per questo è una vicenda molto grave dal punto di vista giuridico per la pericolosità dell’individuo in questione».
A cosa va incontro l’Italia?
«Per l’Italia si procederà secondo le disposizioni dello Statuto di Roma. L’articolo 87 stabilisce che se uno Stato non aderisce a una richiesta di cooperazione della Corte, impedendole in tal modo di esercitare le sue funzioni e i suoi poteri previsti dallo Statuto, la Corte può prenderne atto e investire del caso l’Assemblea degli Stati parte o il Consiglio di sicurezza».
Sul piano delle responsabilità individuali, la premier Meloni, i ministri Nordio e Piantedosi, e il sottosegretario Mantovano di cosa nel concreto potrebbero essere chiamati a rispondere?
«Si potranno configurare responsabilità se le indagini offriranno elementi di prova. E il governo italiano potrebbe risultare complice se il generale libico dovesse commettere, adesso che si trova nuovamente in Libia senza restrizioni, gli stessi reati per i quali è stato emesso il mandato d’arresto. Penso che le modalità del suo rilascio e del suo rientro rafforzino la volontà di Almasri di commettere simili atti criminali rispetto ai quali riterrà di godere adesso di una completa impunità».
Come giudica il comportamento del governo italiano?
«Non ha affrontato la situazione con la dovuta responsabilità, con il dovuto rispetto delle leggi, con il dovuto rispetto delle autorità della Cpi e con la dovuta preoccupazione per la gravità dei crimini internazionali contestati ad Almasri. Inoltre non ha cercato il necessario coordinamento tra il ministero della Giustizia e le autorità giudiziarie nazionali. Un insieme di mancanze mai accaduto in precedenza nella storia della Cpi».