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Il direttore dell’Aise Caravelli al Copasir: i blitz in Libia per l’Italia sicura

(ansa)

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L’audizione del numero uno dei servizi di sicurezza esterni
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ROMA - Sulla Libia: l’Italia ha un rapporto particolarmente intenso e nello stesso tempo delicato con il paese nordafricano, oggi come forse mai. Perché siamo considerati l’interlocutore privilegiato, anche rispetto agli altri Stati europei. Ma nello stesso tempo siamo i più esposti, per via del ricatto migratorio. Il direttore dell’Aise (i servizi per la sicurezza esterna), Giovanni Caravelli, ha per questo rapporti diretti, importanti e frequenti con il governo libico. A fine gennaio è stato a Tripoli, così come nelle settimane precedenti emissari libici sono stati in Italia nell’ambito di un rapporto di collaborazione ormai consolidato. Ma mai si è trattato a tavolino sui mandati della Corte penale internazionale, né tantomeno sono stati offerti salvacondotti a criminali locali.

ROMA - Sulla Libia: l’Italia ha un rapporto particolarmente intenso e nello stesso tempo delicato con il paese nordafricano, oggi come forse mai. Perché siamo considerati l’interlocutore privilegiato, anche rispetto agli altri Stati europei. Ma nello stesso tempo siamo i più esposti, per via del ricatto migratorio. Il direttore dell’Aise (i servizi per la sicurezza esterna), Giovanni Caravelli, ha per questo rapporti diretti, importanti e frequenti con il governo libico. A fine gennaio è stato a Tripoli, così come nelle settimane precedenti emissari libici sono stati in Italia nell’ambito di un rapporto di collaborazione ormai consolidato. Ma mai si è trattato a tavolino sui mandati della Corte penale internazionale, né tantomeno sono stati offerti salvacondotti a criminali locali.

È quello che, in sintesi, ha sostenuto ieri il direttore Caravelli al Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica, in un’audizione durata circa due ore e mezza. Il rapporto con la Libia ha occupato però soltanto un pezzo, nemmeno principale, dell’audizione. Gli sono state poste infatti domande sul caso Almasri: è stato negato ogni intervento diretto dell’Aise nelle procedure di scarcerazione. Sull’espulsione è stato rimandato a quanto detto dal ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, in aula. Mentre è stato ricostruito il viaggio del presunto torturatore libico per l’Europa, con l’arrivo in Inghilterra e il lungo passaggio in Germania. Ricostruendo i rapporti con i servizi britannici e, anche, il dato del passaporto di Almasri della Dominica e della cittadinanza turca.

Nel resto dell’audizione, il direttore Caravelli si è invece dilungato a lungo sul caso Graphite, lo spyware della Paragon Solutions, l’azienda israeliana, al centro dello scandalo dopo che si è scoperto essere stato utilizzato per lo spionaggio di giornalisti (il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato) e attivisti italiani (Luca Casarini e Beppe Caccia). Caravelli avrebbe raccontato che sì, Graphite è stato utilizzato dall’Aise in diverse occasioni. Tutte indicate con precisione davanti al Comitato. Sono però state portate le prove che in tutte le situazioni lo si è fatto rispettando rigorosamente sia i paletti imposti dalla legge sui Servizi sia, soprattutto, rispettando i target di utilizzo che il software aveva indicato. Dunque, niente giornalisti o attivisti. Tanto che Caravelli ha sostenuto di non essere a conoscenza, come riportato da più fonti, del fatto che la società israeliana avesse rescisso il contratto con gli apparati italiani. Stessa posizione di Palazzo Chigi.

Ma tant’è: resta da capire, se non è stato Aise, chi può aver usato il software su giornalisti e attivisti. Nelle prossime settimane lo si chiederà anche all’Aisi, il servizio interno, ma resta il tema delle polizie giudiziarie. Guardia di finanza, polizia e carabinieri ne hanno smentito l’utilizzo ma a Repubblica risulta che, nell’ambito di inchieste coordinate da procure distrettuali, sicuramente siano stati utilizzati software di intercettazione di provenienza israeliana. D’altronde, Paragon vende soltanto a soggetti statali. E l’Italia è tra i clienti.

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