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Cinecittà, lo spoils system della destra: via altri due dirigenti, tutte le deleghe all’ad Cacciamani

L'ad di Cinecittà Manuela Cacciamani 

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Licenziati perché ritenuti vicini al centrosinistra il capo ufficio stampa e il responsabile degli Affari legali e del personale. Mentre l’azienda è in difficoltà per il drastico calo delle produzioni
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Non fare prigionieri. È il modus operandi della destra che governa Cinecittà, la Hollywood sul Tevere alle prese con una crisi di sistema che pare non avere fine. Nonostante il drastico calo delle produzioni, causate anche dal pasticcio sul tax credit che ha messo in fuga le major cinematografiche, l’amministratrice delegata Manuela Cacciamani – nominata l’estate scorsa dal governo, si dice su input di Arianna Meloni – ha appena provveduto a licenziare in tronco due dirigenti che erano stati reclutati dalla precedente gestione.

Lunedì scorso il capo ufficio stampa dell’azienda, Marcello Giannotti, e il responsabile degli Affari legali e del Personale, Maurizio Venafro, che si occupava pure dei progetti finanziati con il Pnrr, sono stati raggiunti da una lettera di benservito. Giustificata ufficialmente con la necessità di tagliare i costi, in realtà perché ritenuti troppo vicini al centrosinistra, con cui entrambi avevano lavorato in ruoli tecnici prima dell’incarico assunto pres…

Non fare prigionieri. È il modus operandi della destra che governa Cinecittà, la Hollywood sul Tevere alle prese con una crisi di sistema che pare non avere fine. Nonostante il drastico calo delle produzioni, causate anche dal pasticcio sul tax credit che ha messo in fuga le major cinematografiche, l’amministratrice delegata Manuela Cacciamani – nominata l’estate scorsa dal governo, si dice su input di Arianna Meloni – ha appena provveduto a licenziare in tronco due dirigenti che erano stati reclutati dalla precedente gestione.

Lunedì scorso il capo ufficio stampa dell’azienda, Marcello Giannotti, e il responsabile degli Affari legali e del Personale, Maurizio Venafro, che si occupava pure dei progetti finanziati con il Pnrr, sono stati raggiunti da una lettera di benservito. Giustificata ufficialmente con la necessità di tagliare i costi, in realtà perché ritenuti troppo vicini al centrosinistra, con cui entrambi avevano lavorato in ruoli tecnici prima dell’incarico assunto presso gli Studios sulla Via Tuscolana. Uno spoils system a dir poco brutale. Tutte le deleghe sono state avocate da Cacciamani, che oltre a fare l’ad è pure direttore generale. E dal luglio scorso anche direttore del marketing e del commerciale, settore rimasto vacante dopo le dimissioni di Lucia Milazzotto.

Roba che non le basterebbe neppure una giornata di 72 ore per gestire tutto. A conferma del fatto che Cinecittà – che fra abbandoni volontari o coatti sta perdendo tutte le prime linee - ha ormai abdicato alla sua mission industriale per diventare una specie di dipartimento del ministero della Cultura in cui si ragiona esclusivamente con logiche di apparato: solo i fedeli dentro, gli altri fuori.

Alla stregua di quanto sta accadendo in altre controllate: il repulisti imposto esclusivamente dalla necessità di operare una discontinuità rispetto al passato, senza prospettiva. Perché è vero che tagliare i dirigenti – magari con stipendi pesanti - può sembrare un’operazione virtuosa, ma rischia di produrre un finto risparmio che si riverbera sull’efficienza aziendale. Specie se tutti gli incarichi più strategici vengono assunti da una persona sola.

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