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Lega, Salvini riunisce il consiglio federale: fisco e leadership blindata in vista del congresso

Il leader della Lega, Matteo Salvini 

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Dalla rottamazione delle cartelle esattoriali al prossimo appuntamento del Carroccio ancora senza data: al momento non ci sono candidature alternative al leader
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C'è parecchia carne al fuoco al Consiglio federale della Lega previsto oggi. E se il tema principale è la proposta di rottamazione delle cartelle esattoriali, l'altra questione in ballo è il congresso. Uno vero nel Carroccio manca dal 2017, quando ancora si chiamava Lega Nord e si tenne a Parma. Per il prossimo, non si sa ancora né la data né il luogo né le regole. Questioni che dovrebbero essere chiarite oggi da Matteo Salvini. Che prima, però, alle 11 partecipa a un vertice di maggioranza a palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni e l’altro vicepremier Antonio Tajani.

In via Bellerio a Milano, dove la macchina organizzativa del partito è ormai ridotta all'osso, l'appuntamento è molto atteso: il congresso di dicembre della Lega Lombarda fu assai scoppiettante, con Massimiliano Romeo eletto dopo una battaglia interna che non si vedeva da tempo in un partito monolitico.

C'è parecchia carne al fuoco al Consiglio federale della Lega previsto oggi. E se il tema principale è la proposta di rottamazione delle cartelle esattoriali, l'altra questione in ballo è il congresso. Uno vero nel Carroccio manca dal 2017, quando ancora si chiamava Lega Nord e si tenne a Parma. Per il prossimo, non si sa ancora né la data né il luogo né le regole. Questioni che dovrebbero essere chiarite oggi da Matteo Salvini. Che prima, però, alle 11 partecipa a un vertice di maggioranza a palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni e l’altro vicepremier Antonio Tajani.

In via Bellerio a Milano, dove la macchina organizzativa del partito è ormai ridotta all'osso, l'appuntamento è molto atteso: il congresso di dicembre della Lega Lombarda fu assai scoppiettante, con Massimiliano Romeo eletto dopo una battaglia interna che non si vedeva da tempo in un partito monolitico.

Che sia marzo o aprile, l'unica certezza per adesso è che non ci saranno candidature alternative a Salvini. Il patto tacito coi veneti, il pezzo più importante del Carroccio dopo i lombardi, è che non ci saranno manovre di disturbo se verrà garantita la ricandidatura di Luca Zaia o comunque di un leghista alla guida della Regione. Il vicepremier ha garantito che le cose andranno così, ma l'esito finale dipende anche da FdI e FI. L'idea è arrivare all'appuntamento congressuale con una soluzione. I lombardi invece stanno lavorando a una mozione congressuale, o anche più di una, che rimetta al centro della politica del partito le ragioni del nord abbandonate per rincorrere la prospettiva nazionalista. Perché va bene il ponte sullo Stretto di cui tanto parla il Capitano, ma l'area più produttiva del Paese si sente orfana del vecchio "sindacato del nord".

Il regolamento per l'elezione dei delegati che verrà presentato oggi dirà molto sulla voglia - o meno - di tenere davvero aperta la discussione da parte di Salvini. Il grosso del gruppo parlamentare è certamente dalla sua parte, anche per ragioni di riconoscenza personale. Sui territori invece i voti si contano e si pesano e lì non tutti i meriti vanno sempre al segretario, ormai leader incontrastato da 11 anni. Al nord le sbandate nazionaliste e i vannaccismi non sono mai piaciuti, e in un modo o nell'altro, magari con cautela, al congresso non mancheranno i punti di vista alternativi sul futuro della Lega.

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