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Salvini fa l’ultrà in Israele: “Tifiamo per Trump e non saremo vassalli Ue”

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Il vicepremier chiude la visita a Gerusalemme: “Donald fa grandi cose”. Replica a Mattarella su Bruxelles. E sul voto a Berlino: “Spero vinca la destra”
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GERUSALEMME — Piena sintonia con il governo israeliano, e con il piano di Donald Trump per spostare fuori da Gaza più di un milione di palestinesi: «È un cambio di schema. Se con lo stesso schema non risolvi un problema per decenni, probabilmente cambiare prospettiva è il modo migliore per arrivare a una soluzione pacifica. Trump sta facendo in poche settimane quello che altri non hanno fatto in anni». L’orgoglio di aver stretto la mano a Benjamin Netanyahu «premier democraticamente eletto della democrazia che è lo Stato di Israele». La soddisfazione per il ritrovato ruolo dell’Italia: «C’è enorme fiducia, gratitudine e attesa sul ruolo dell’Italia per la pacificazione a livello planetario».

È un Matteo Salvini molto soddisfatto quello che conclude la sua due giorni in Israele con una conferenza stampa nelle sale dell’hotel King David di Gerusalemme. «Ho incontrato il primo ministro, tre ministri, il presidente della Knesset: di più credo che non avrei potuto fare», dice. Al d…

GERUSALEMME — Piena sintonia con il governo israeliano, e con il piano di Donald Trump per spostare fuori da Gaza più di un milione di palestinesi: «È un cambio di schema. Se con lo stesso schema non risolvi un problema per decenni, probabilmente cambiare prospettiva è il modo migliore per arrivare a una soluzione pacifica. Trump sta facendo in poche settimane quello che altri non hanno fatto in anni». L’orgoglio di aver stretto la mano a Benjamin Netanyahu «premier democraticamente eletto della democrazia che è lo Stato di Israele». La soddisfazione per il ritrovato ruolo dell’Italia: «C’è enorme fiducia, gratitudine e attesa sul ruolo dell’Italia per la pacificazione a livello planetario».

È un Matteo Salvini molto soddisfatto quello che conclude la sua due giorni in Israele con una conferenza stampa nelle sale dell’hotel King David di Gerusalemme. «Ho incontrato il primo ministro, tre ministri, il presidente della Knesset: di più credo che non avrei potuto fare», dice. Al di là degli annunci legati alla collaborazione nei dossier che segue personalmente (le infrastrutture, i progetti idrici), è la dimensione politica del viaggio a colpire di più. A partire dall’approvazione senza nessuna ombra del piano Trump sullo spostamento dei palestinesi, da più parti condannato nei giorni scorsi come una violazione del diritto internazionale. «Se c’è speranza di pace qua e al confine russo ucraino è grazie alla nuova amministrazione Trump. Lo diciamo non da vassalli ma da interessati osservatori e da co-protagonisti di quello che sta accadendo», sostiene Salvini.

Riferimento neanche tanto implicito alle parole con cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nei giorni scorsi aveva invitato i Paesi europei a scegliere tra un «vassallaggio felice» e la difesa dei propri valori di libertà e democrazia, ritagliandosi un ruolo da «protagonisti» della storia. Il ruolo da protagonista per l’Italia invece Salvini lo riconosce e con forza: ma lo giustifica con la presenza di un governo che all’estero è un punto di riferimento. «Con una Francia in difficoltà politica ed economica, una Germania che va al voto in condizioni economiche e sociali difficili, con la Gran Bretagna che ha salutato: l’Italia ha un ruolo centrale. Avere un governo stabile ha aiutato».

Parole che portano Salvini ad allargare lo sguardo, fino a un velato ma non troppo endorsement alla destra, in vista delle elezioni tedesche fra pochi giorni. «C’è un cambiamento verso governi conservatori o patriottici, in Ungheria, in Belgio, in Olanda, in Finlandia, in Austria, auspicabilmente a breve in Germania. Più volte quello di Orbán in queste 24 ore mi è stato citato come un governo affidabile e amico».

Poco importa se — tornando al luogo dove le dichiarazioni sono avvenute, Gerusalemme, da decenni cuore del conflitto in Medio Oriente — abbracciare le posizioni di Trump voglia dire distaccarsi dalla politica dei “due popoli per due Stati” che da trent’anni è il filo conduttore dell’approccio europeo (e italiano): «È chiaro che il massacro del 7 ottobre, una macelleria sociale di quel genere, ha cambiato il paradigma», spiega Salvini quando gli viene chiesto se l’elogio a Trump sia sinonimo di un cambio di posizione del governo. «Di questo parleremo quando non ci saranno più terroristi islamici in giro», è la risposta.

La necessità di sradicare «il demonio Hamas» è ribadita più volte dal ministro: praticamente assenti invece i riferimenti alle 47 mila vittime palestinesi di Gaza in questi mesi. In chiusura, sempre in linea con le posizioni di Trump, c’è spazio per una critica senza veli alla Corte penale internazionale, che ha messo sotto accusa Netanyahu e il suo allora ministro della Difesa Yoav Gallant (come anche i leader di Hamas per l’attacco del 7 ottobre) per i crimini commessi a Gaza. «Abbiamo ragionato dei limiti di alcuni organismi internazionali, tra cui la Corte penale internazionale — ha concluso Salvini — ritengo che la riconsiderazione della partecipazione a un organismo che fa politica sia doverosa».

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