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Migranti, faro del Quirinale sulle misure del decreto Albania bis

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Interlocuzione con Palazzo Chigi: restano molti scogli da superare
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C’è stata un’interlocuzione tra il Quirinale e Palazzo Chigi sul decreto Albania in questi ultimi giorni. Gli uffici della Presidenza della Repubblica hanno provveduto ad inviare delle osservazioni ai tecnici del governo, segno di un vaglio delle varie bozze del provvedimento. La quadra sembra lontana, restano troppi scogli da superare.

Il governo non avrebbe però ancora abbandonato l’idea di trasferire i migranti irregolari, privi di requisiti per rimanere nel nostro Paese, nei centri albanesi, trasformandoli così in Cpr, centri di permanenza per il rimpatrio, ma il rinvio a lunedì del consiglio dei ministri lascia presupporre che non c’è ancora un testo che metta d’accordo le varie anime della maggioranza. E non è da escludere che i suggerimenti giunti dal Colle abbiano pesato. Del r…

C’è stata un’interlocuzione tra il Quirinale e Palazzo Chigi sul decreto Albania in questi ultimi giorni. Gli uffici della Presidenza della Repubblica hanno provveduto ad inviare delle osservazioni ai tecnici del governo, segno di un vaglio delle varie bozze del provvedimento. La quadra sembra lontana, restano troppi scogli da superare.

Il governo non avrebbe però ancora abbandonato l’idea di trasferire i migranti irregolari, privi di requisiti per rimanere nel nostro Paese, nei centri albanesi, trasformandoli così in Cpr, centri di permanenza per il rimpatrio, ma il rinvio a lunedì del consiglio dei ministri lascia presupporre che non c’è ancora un testo che metta d’accordo le varie anime della maggioranza. E non è da escludere che i suggerimenti giunti dal Colle abbiano pesato. Del resto la faccenda è anche giuridicamente complessa: gli uffici legislativi del Viminale e di Palazzo Chigi da giorni si riuniscono per capire se serva anche una modifica del protocollo con l’Albania. L’imminente campagna elettorale albanese peraltro non aiuta il governo Meloni: il partito democratico, di centrodestra, che si oppone al premier Edi Rama, contesta infatti l’accordo con l’Italia.

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