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“Pace fiscale subito”. La Lega alla carica, gli alleati frenano

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Salvini: “Ci sono 380 miliardi di euro regolarmente dichiarati da cittadini e imprese tra il 2017 e il 2023 e non incassati dallo Stato”
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ROMA — Tira fuori la carta che conta. È la prova che serve a giustificare l’urgenza di una nuova rottamazione delle cartelle fiscali. E a lanciare un avviso agli alleati che recita grosso modo così: la pace fiscale va chiusa entro la primavera. Ecco il jolly di Matteo Salvini: «Ci sono 380 miliardi di euro regolarmente dichiarati da cittadini e imprese tra il 2017 e il 2023 e non incassati dallo Stato», mette nero su bianco in una nota a poche ore dal Consiglio federale della Lega convocato d’urgenza.

In realtà il menù della riunione in programma oggi a Montecitorio è molto più ricco e delicato. Non tanto per le regionali, le amministrative e l’autonomia: il convitato di pietra è il congresso in programma a marzo. Una questione per volta, prima le tasse. Salvini ne parla al telefono con i responsabili economici del partito, tutti concordi nel ritenere che FdI e FI sono al fianco del Carroccio.

Ma i dubbi dei Fratelli sulle coperture e «la priorità al taglio dell’Irpef» per il …

ROMA — Tira fuori la carta che conta. È la prova che serve a giustificare l’urgenza di una nuova rottamazione delle cartelle fiscali. E a lanciare un avviso agli alleati che recita grosso modo così: la pace fiscale va chiusa entro la primavera. Ecco il jolly di Matteo Salvini: «Ci sono 380 miliardi di euro regolarmente dichiarati da cittadini e imprese tra il 2017 e il 2023 e non incassati dallo Stato», mette nero su bianco in una nota a poche ore dal Consiglio federale della Lega convocato d’urgenza.

In realtà il menù della riunione in programma oggi a Montecitorio è molto più ricco e delicato. Non tanto per le regionali, le amministrative e l’autonomia: il convitato di pietra è il congresso in programma a marzo. Una questione per volta, prima le tasse. Salvini ne parla al telefono con i responsabili economici del partito, tutti concordi nel ritenere che FdI e FI sono al fianco del Carroccio.

Ma i dubbi dei Fratelli sulle coperture e «la priorità al taglio dell’Irpef» per il ceto medio, rivendicata dal leader degli azzurri Tajani, sono segnali che il segretario del Carroccio non vuole e non può trascurare. Per questo tira in ballo il programma di governo con cui il centrodestra ha vinto le elezioni del 2022: la pace fiscale è uno dei punti principali. L’altro asso nella manica di Salvini è Giorgetti: il ministro dell’Economia è già al lavoro con la Ragioneria per mettere a punto uno schema che tenga insieme la battaglia politica della Lega e la tutela delle finanze pubbliche.

Tra le ipotesi allo studio c’è la possibilità di aprire la nuova rottamazione solo a chi non è riuscito a pagare le tasse a causa del caro bollette o del Covid. Il tema dei costi è attenzionato anche da Palazzo Chigi: Giorgia Meloni sarebbe favorevole alla pace fiscale di Salvini, ma a patto che non si mettano a rischio i conti. Intanto un’altra rottamazione, la quater, genera fibrillazioni al Senato. Per sbloccare il Milleproroghe, il governo deve ritirare e riscrivere l’emendamento che riapre la definizione agevolata per chi è decaduto: salta l’allungamento dei termini per aderire al concordato. FI è contraria, ma il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, forza la mano per salvare il resto delle modifiche. Il fisco agita il governo.

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