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Consulta, si vota: verso l’intesa per i quattro giudici. Meloni sente Schlein

La Corte Costituzionale

 (ansa)

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Telefonata tra le due leader dopo i veti. In pole i giuristi Luciani, Marini e Sandulli. Scintille in FI poi la spunta Cassinelli
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Roma — Ciao Giorgia, ciao Elly. Una telefonata apre la giornata alle trattative. Che si dicono accelerate. Ma durano in realtà fino a notte. Il clima è ancora gelido ma le due leader che si sono date battaglia aperta su tutto, Albania, giustizia, caso Almasri, spendono poche parole su un terreno che sembra il più vicino possibile all’accordo tra maggioranza e opposizione per l’elezione dei quattro giudici costituzionali. «Nulla di definitivo», alzano le mani ancora alle 22 di ieri, da Palazzo Chigi, dove comunque di Consulta si parla eccome, tra i tre leader, in mattinata durante il vertice di maggioranza. Sono diversi i tentativi convergenti e la (auspicata) quadra sui due nomi che rimangono fino all’ultimo in bilico – il prof in quota Forza Italia, avversato proprio al suo interno; e un profilo di giurista donna condivisa tra destra e sinistra – sembrano comunque andare nella direzione di una chiusura oggi. In ogni caso, si vota..

La convocazione per deputati e senatori in sedu…

Roma — Ciao Giorgia, ciao Elly. Una telefonata apre la giornata alle trattative. Che si dicono accelerate. Ma durano in realtà fino a notte. Il clima è ancora gelido ma le due leader che si sono date battaglia aperta su tutto, Albania, giustizia, caso Almasri, spendono poche parole su un terreno che sembra il più vicino possibile all’accordo tra maggioranza e opposizione per l’elezione dei quattro giudici costituzionali. «Nulla di definitivo», alzano le mani ancora alle 22 di ieri, da Palazzo Chigi, dove comunque di Consulta si parla eccome, tra i tre leader, in mattinata durante il vertice di maggioranza. Sono diversi i tentativi convergenti e la (auspicata) quadra sui due nomi che rimangono fino all’ultimo in bilico – il prof in quota Forza Italia, avversato proprio al suo interno; e un profilo di giurista donna condivisa tra destra e sinistra – sembrano comunque andare nella direzione di una chiusura oggi. In ogni caso, si vota..

La convocazione per deputati e senatori in seduta comune è confermata per le 9.30, scatta il whatsapp con l’alert per i parlamentari: “Domani tutti presenti”. E dopo una dozzina di fumate nere, quella di stamane (condizionale e fuoco amico, permettendo) potrebbe essere quella giusta. Anche perché il dossier sta molto a cuore al Quirinale: da cui è sempre arrivato, nel silenzio di questi ultimi mesi, un vigile ascolto e il fermo invito a colmare quei vuoti. In Corte si lavora ormai da dicembre con il quorum al minimo: 11 giudici invece di 15.

Poche ore alla meta? Se i nomi portati avanti dalla destra meloniana e dal Pd sono gli unici al riparo, con blindature garantite rispettivamente per Francesco Marini, consigliere giuridico di Meloni e autore del premierato (nonché figlio di Annibale, l’ex presidente della Corte Costituzionale, vicino ad An) e per il costituzionalista di area dem Massimo Luciani, accademico dei Lincei, i residui dubbi aleggiano innanzitutto sul nome che porterà Forza Italia.

In pole, quasi a notte, arriva il nome di Roberto Cassinelli, avvocato 69enne genovese, già deputato e senatore di FI, del quale si ricorda – forse ben più delle battaglie per wifi e diritti d’autore – la mozione per rimuovere le statue di Cristoforo Colombo. Pare sia lui, alla fine, a spuntarla su Gennaro Terracciano, avvocato e prorettore dell’Università del Foro Italico, molto amico di Gaetano Caputi, capo di gabinetto della premier (peraltro al centro degli ultimi casi di conflitti con la Procura di Roma), ma soprattutto vicinissimo a Paolo Barelli, il capogruppo FI alla Camera. A sua volta, legato da più vincoli con Tajani (la figlia di quest’ultimo sta per sposarsi con il figlio del presidente dei deputati). Un rafforzamento che non andava giù a tanti colleghi, contro il quale pesa anche il veto di Lotito. In alternativa, c’era Andrea Di Porto, docente all’Università La Sapienza di Roma, ma cade anche lui.

Relativamente più agile potrebbe essere la quadra tra destra e sinistra sull’unica donna candidata. Si tratta di Alessandra Sandulli, avvocata e docente di rango (diritto amministrativo a Roma Tre), allevata nella lezione del celebre papà, il giurista Aldo (che pure fu presidente della Corte), e che sembra averla spuntata nel singolare (ma reiterato, negli anni) derby familiare. Inizialmente si pensava a lanciare sua cognata, la stimata avvocata generale dello Stato, Gabriella Palmieri Sandulli. Certo, non un vero ostacolo: quello più serio sarà comunque superare i residui mal di pancia di quella parte di FI, leggi Maurizio Gasparri, che già undici anni fa, aveva stoppato la sua corsa. «Bene che Sandulli prenda atto che non può avere per la Corte i voti di chi aveva disprezzato. Archiviata!», scriveva il senatore. Il riferimento era ad una presa di posizione sulle riforme berlusconiane. Ma chissà che oggi non sia solo acqua passata.

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