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Era facile negoziare con Putin: basta dargli ciò che chiede | Hanno tutti ragione

Vladimir Putin 

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L'iniziativa di Trump e il rischio di confondere pace e sopruso
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Questo è il numero di venerdì 14 febbraio 2025 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui.

Servirebbe grande cautela prima di commentare gli sviluppi sull’Ucraina. Un piano di pace non c’è, l’ha ricordato stamattina da Monaco Volodymyr Zelensky. Uno schema di accordo tra le parti, invasore e invaso, nemmeno, con tutta evidenza, anche perché gli invasi hanno fin qui assistito a distanza alle telefonate tra la Casa Bianca e il Cremlino. Eppure l’iniziativa unilaterale di Donald Trump ha già galvanizzato i putiniani in sonno e quelli in servizio permanente, i rossobruni anti-occidentali e i famigerati teorici della guerra per procura, convinti che questa benevola corrispondenza tra Usa e Russia sia la dimostrazione che il conflitto è stato fin qui prolungato dalla determinazione occidentale a tenerlo vivo, anziché dalla pervicacia con cui un Paese canaglia ha tenuto il punto sulle sue mire espansionistiche e sui suoi proposit…

Questo è il numero di venerdì 14 febbraio 2025 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui.

Servirebbe grande cautela prima di commentare gli sviluppi sull’Ucraina. Un piano di pace non c’è, l’ha ricordato stamattina da Monaco Volodymyr Zelensky. Uno schema di accordo tra le parti, invasore e invaso, nemmeno, con tutta evidenza, anche perché gli invasi hanno fin qui assistito a distanza alle telefonate tra la Casa Bianca e il Cremlino. Eppure l’iniziativa unilaterale di Donald Trump ha già galvanizzato i putiniani in sonno e quelli in servizio permanente, i rossobruni anti-occidentali e i famigerati teorici della guerra per procura, convinti che questa benevola corrispondenza tra Usa e Russia sia la dimostrazione che il conflitto è stato fin qui prolungato dalla determinazione occidentale a tenerlo vivo, anziché dalla pervicacia con cui un Paese canaglia ha tenuto il punto sulle sue mire espansionistiche e sui suoi propositi di sterminio.

Tra gli esegeti del Trump pacifista - ogni epoca ha la sua cifra: questo è il tempo della surrealtà - spiccano ovviamente quanti in questi anni hanno premuto per disarmare Kiev, cioè chi ha cercato di legittimare il sopruso putiniano mettendo gli ucraini nelle condizioni di arrendersi e concedere a Mosca la realizzazione dei suoi piani. Nessuno di questi ultras del sedicente pacifismo trumpiano pare sfiorato dal sospetto che Trump possa essere orientato a ottenere il medesimo risultato – la mutilazione dell’Ucraina e il suo allontanamento coatto da Ue e Nato – semplicemente chiamando “pace” le macerie ucraine svendute ai russi. Sono tutti impegnati a intestarsi una presunta vittoria: l’avevamo detto, per la pace bastava trattare con Putin. Come ha commentato oggi su Repubblica Dominique Moïsi, intervistato da Anais Ginori, “si potrebbe dire scherzando che è facile negoziare con Putin: basta dargli ciò che chiede”. I contatti tra Trump e Putin non sono una sorpresa, dice Moïsi, casomai la “cronaca di un disastro annunciato”. Quali siano i rapporti storici di Trump con Putin e alcuni oligarchi russi è un tema affrontato da numerose inchieste giornalistiche e, del resto, come atto simbolico del nuovo corso era sufficiente la nomina dell’ex dem Tulsi Gabbard a capo delle agenzie di intelligence Usa. Gabbard, che ha svolto in questi anni incessante attività di propaganda a sostegno di tutte le principali tesi russe in tema di geopolitica, sul canale di Stato della televisione russa era chiamata “la nostra fidanzata”. Ora potremmo essere alla fase delle nozze.

Si tratta ovviamente di sospetti da valutare alla luce dei fatti che verranno. Restano però i dati di fatto, a disposizione di chiunque voglia vederli. Il presidente Usa, lo stesso che ha detto di voler occupare militarmente il canale di Panama, annettere il Canada, inglobare la Groenlandia, trasformare Gaza in un resort rivierasco sotto il controllo americano, lo stesso che parla degli europei come di parassiti, su Putin si è espresso pubblicamente così: “Vuole la pace”. Nel mondo trumpiano europei, messicani, canadesi, palestinesi sono nemici da punire. Putin invece è Gino Strada. L’entusiasmo di molti nel vedere Putin rilegittimato e rimesso al centro della scena ha spinto persino a parlare di nuova Jalta, citando l’accordo che dopo la Seconda guerra mondiale divise il mondo in sfere di influenza blindate e contrapposte. A parte l’evidente impossibilità di replicare uno schema con una Russia che oggi non ha né la forza né l’autorevolezza per svolgere un ruolo di seconda superpotenza, restano le altre clamorose differenze. Su tutte, questa: a Jalta si spartirono il mondo le nazioni che avevano sconfitto il nazismo e scongiurato il rischio di un pianeta governato da Hitler. Qui, con le premesse attuali, saremmo in presenza di una Jalta nella quale Hitler si siede a rivendicare la proprietà del maltolto.

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