Il ministro della Difesa Guido Crosetto è reduce da un importante incontro Nato. E accetta di condividere in quest’intervista con Repubblica le sue prime impressioni sull’amministrazione Trump durante una tesissima Conferenza sulla sicurezza di Monaco.
Ministro, com'è andato il primo incontro alla Nato con il Segretario alla Difesa americano Pete Hegseth?
“Quello che è emerso dai colloqui è che la strategia degli Usa è profondamente cambiata, rispetto al passato. Il loro focus, oggi, è sulla Cina, tanto che persino la Russia e l’Iran sembrano problemi minori, rispetto a quella che per loro è la priorità. L’Ucraina, in questo contesto, diventa quasi, e paradossalmente, un elemento meno rilevante, rispetto alla competizione con la Cina. Competizione che non è solo militare ma anche tecnologica, economica e che può avere l’obiettivo, eventualmente, di separare la Russia dalla Cina. È chiarissimo che gli americani pretendono che, ora, l’Europa si assuma una responsabilità molto maggiore. …
Il ministro della Difesa Guido Crosetto è reduce da un importante incontro Nato. E accetta di condividere in quest’intervista con Repubblica le sue prime impressioni sull’amministrazione Trump durante una tesissima Conferenza sulla sicurezza di Monaco.
Ministro, com'è andato il primo incontro alla Nato con il Segretario alla Difesa americano Pete Hegseth?
“Quello che è emerso dai colloqui è che la strategia degli Usa è profondamente cambiata, rispetto al passato. Il loro focus, oggi, è sulla Cina, tanto che persino la Russia e l’Iran sembrano problemi minori, rispetto a quella che per loro è la priorità. L’Ucraina, in questo contesto, diventa quasi, e paradossalmente, un elemento meno rilevante, rispetto alla competizione con la Cina. Competizione che non è solo militare ma anche tecnologica, economica e che può avere l’obiettivo, eventualmente, di separare la Russia dalla Cina. È chiarissimo che gli americani pretendono che, ora, l’Europa si assuma una responsabilità molto maggiore. Hegseth ci ha detto: ‘avete goduto della protezione americana gratuitamente per 70 anni e avete investito nel sociale invece di investire nella difesa. Avete pagato la vostra difesa con le tasse degli americani’. Ha torto? No, è la verità! Perché noi investivamo il 3% durante la Guerra fredda e poi abbiamo smesso. Tanto, c’erano loro. Però ho anche detto a Hegseth, in totale accordo con Pistorius, che possiamo assumerci le responsabilità nostre ma i tempi sono importanti, vanno definiti insieme”.
Cosa vuol dire?
“È giusto che l’Europa si assuma le sue responsabilità, ma la Ue ha una storia diversa, rispetto agli americani e non possiamo recuperare decenni di disinteresse per la difesa in due anni. Pensiamo a un Paese come la Germania che, fino a poco tempo fa non pensava mai di riarmarsi. C’è bisogno di tempo per prendere il nostro peso nella Nato. Abbiamo detto anche che non possiamo accettare che alla fine del percorso di pace dell'Ucraina siano sconfitte sia l'Ucraina e l'Europa, cosa che indebolirebbe anche la Nato”.
Il problema, però, è che Donald Trump ha lasciato capire che vuole trattare al di sopra delle teste degli europei. E dalle prime dichiarazioni sembra che abbia già fatto enormi concessioni a Putin. Ha eliminato delle leve che potevano essere giocate sul tavolo del negoziato.
“Così potrebbe sembrare, dalle dichiarazioni. E infatti, alla riunione della Nato, abbiamo detto a Hegseth che è tatticamente sbagliato anticipare dei punti che possono essere usati per ottenere di più dai russi. Vuol dire giocarsi in anticipo delle leve importanti. È altrettanto chiaro che non si può pensare che l’Ucraina arrivi distrutta, alla fine del percorso di pace. Quindi bisognerà continuare ad aiutarla a resistere, finché non si arriva alla tregua e al cessate il fuoco”.
Dopo si può mandare un contingente di pace? Incluse truppe italiane?
“No. Eventuali forze multinazionali si potranno mandare solo quando si dispiegherà un processo di pace consolidato e con presupposti di durata. E non, certamente, all’interno di una missione meramente europea, ma internazionale, dell’Onu, auspicabilmente, in cui ci siano anche i sauditi, gli indiani, il mondo intero. Non una missione di paesi che hanno sostenuto la difesa ucraina e che possano essere percepiti come ‘Paesi di parte’. Anche perché gli americani hanno detto due cose molto importanti”.
Quali?
“Uno, che non manderanno le loro truppe in Ucraina. Due, che non vorrebbero applicare, alle truppe che saranno mandate in Ucraina, l'articolo 5 della Nato, quello centrale, che riguarda il principio della mutua assistenza. Quindi, chi andrà lì ufficialmente, con una missione internazionale, potrebbe anche andarci, ma senza la protezione americana. Cosa che è impossibile perché solo loro hanno la forza di offrire una cornice di deterrenza fondamentale per la sicurezza di una forza di pace. L’ipotesi più seria potrebbe essere quelle di organizzare una missione di pace Onu. Prevedrebbe un passaggio al Consiglio di sicurezza e passerebbe anche con il voto russo e cinese. Sarebbe importante coinvolgere il mondo, dall’India, al Brasile, dall’Arabia alla Cina”.
Ma se Trump vuole indebolire la Cina, perché ha segnalato di volerla al tavolo del negoziato sull’Ucraina?
“Trump ha un modo non convenzionale di guardare la politica: interpreta il mondo attraverso le lenti del pragmatismo, con lo sguardo dell’uomo d’affari. E quindi la Russia, per lui, è soprattutto un Paese con enormi riserve energetiche e naturali, idem la Groenlandia o il Canada”.
O l’Ucraina.
“Esatto, che è ricca di terre rare. Noi dobbiamo abituarci a considerare il mondo anche con quello sguardo, il suo, oppure non capiremo mai il nuovo corso americano”.
Ma l’Europa non ha materie prime. Come può fare?
“L’Europa deve essere e restare unita, ma avrebbe bisogno che i 27, nei momenti di scelte storiche, sapessero delegare di volta in volta una persona a rappresentarli tutti. In questo momento, se io fossi in loro, chiederei a Giorgia Meloni, per il rapporto privilegiato che ha da anni con Trump, di provare a svolgere il ruolo di mediatore. Il rischio dell’Europa, in questo momento, è che invece deflagri. Meloni, invece, potrebbe essere un canale per parlare agli americani a nome dell’Europa, su questo tema specifico. Forse è l’unica che può farlo. E, mi creda, questa affermazione non la sto facendo per simpatia (anche perché non le sto facendo un regalo), o per calcolo politico, ma perché vorrei che superassimo al meglio questo momento”.