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Fine vita, Salvini apre ai governatori. FdI e forzisti frenano

Il ministro dei Trasporti e delle infrastrutture Matteo Salvini nella sede della Regione Lazio durante un convegno sul Decreto salva casa, Roma, 13 Febbraio 2025.ANSA/GIUSEPPE LAMI (ansa)

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Il leader della Lega lancia un sondaggio dopo le aperture di Zaia e Fontana. Destra divisa. Tajani: “La competenza non può essere dei singoli territori”
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Dopo il veneto Luca Zaia, che da anni ne perora la causa, un altro presidente di regione esponente della Lega, di fatto, apre sul fine vita. Attilio Fontana, dal 2018 alla guida della Lombardia, conferma che nelle scorse settimane è avvenuto il primo suicidio assistito nel territorio che governa, per una donna affetta da sclerosi multipla progressiva da 30 anni: «L’autorizzazione l’ha data la Corte costituzionale con le proprie sentenze. Attraverso il comitato etico, noi non abbiamo fatto altro che trovare delle linee di condotta che verranno poi estese a tutta la Regione». E di fronte alla fuga in avanti, anche Matteo Salvini sceglie di seguire l’area liberal del partito.

Il segretario federale del Carroccio lo fa in maniera indiretta, cioè lanciando un sondaggio per i propri follower sui social: «Sarebbe giusto, secondo te, che il Parlamento approvasse una legge sul “fine vita”, per stabilire criteri, modi e tempi per permettere ai malati terminali di decidere, in piena coscienza,…

Dopo il veneto Luca Zaia, che da anni ne perora la causa, un altro presidente di regione esponente della Lega, di fatto, apre sul fine vita. Attilio Fontana, dal 2018 alla guida della Lombardia, conferma che nelle scorse settimane è avvenuto il primo suicidio assistito nel territorio che governa, per una donna affetta da sclerosi multipla progressiva da 30 anni: «L’autorizzazione l’ha data la Corte costituzionale con le proprie sentenze. Attraverso il comitato etico, noi non abbiamo fatto altro che trovare delle linee di condotta che verranno poi estese a tutta la Regione». E di fronte alla fuga in avanti, anche Matteo Salvini sceglie di seguire l’area liberal del partito.

Il segretario federale del Carroccio lo fa in maniera indiretta, cioè lanciando un sondaggio per i propri follower sui social: «Sarebbe giusto, secondo te, che il Parlamento approvasse una legge sul “fine vita”, per stabilire criteri, modi e tempi per permettere ai malati terminali di decidere, in piena coscienza, di porre fine alla propria esistenza?». Domanda che già da sola, per il fatto di essere posta e per il come è stata posta, indica un orientamento chiaro di libera scelta. E che riceve migliaia di commenti, dei quali la maggior parte sono per il sì: serve che la politica dia finalmente una risposta, «e non è un tema di destra o di sinistra», è la riflessione ricorrente.

Il centrodestra sulla vicenda è però spaccato, con Fratelli d’Italia e una parte di Forza Italia contrari, con argomenti diversi, alla garanzia di un scelta individuale. Per il segretario azzurro e vicepremier Antonio Tajani ad esempio «non può esserci una competenza regionale, ma nazionale» perché «c’è un dibattito in Parlamento e il Parlamento è sovrano, poi bisogna ben distinguere tra il suicidio assistito e l’accanimento terapeutico». Certo, aggiunge il ministro degli Esteri, «siamo tutti contrari all’accanimento terapeutico, il suicidio assistito non è che mi convinca molto». L’europarlamentare forzista Massimiliano Salini, vicino a Comunione e Liberazione, sottolinea che «la Corte costituzionale non si può sostituire alla legge. Non si possono usare i pronunciamenti della Corte per attuare leggi che non esistono».

La tecnica del “se ne occupi il Parlamento” è ovviamente un modo per non dotare il Paese di una legge, tanto che alla fine quello regionale inaugurato dalla Toscana sembra essere il terreno più propizio per offrire un diritto ai pazienti. La responsabile del dipartimento famiglia di FdI Maddalena Morgante comunque rivendica «il principio della difesa della vita in ogni fase e condizione rimane centrale, e questo passa anche attraverso un maggiore impegno sul fronte delle cure palliative e della terapia del dolore». La destra più legata a posizioni cattoliche conservatrici non vuole sentirne parlare, vedi ad esempio il commento di Jacopo Coghe di Pro vita famiglia al post di Salvini: «La morte di Stato non è una soluzione alla sofferenza; è una resa, un’ammissione di fallimento. Chiamiamola per quello che è: un’atrocità legalizzata».

A sinistra dubbi sul fatto che una legge sul fine vita sia necessaria e un atto di civiltà non ce ne sono mai stati. «Trovo incivile che in questo Paese non solo non ci sia ancora una norma nazionale, ma che quando c’è una norma che nei territori segna un elemento di avanzamento, venga contrastata, come fosse un nemico da combattere», spiega Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana-Alleanza verdi sinistra). «La stragrande maggioranza degli italiani attende un intervento nazionale», aggiunge il responsabili diritti del Pd, Alessandro Zan. Intanto dopo la Toscana, il 3 aprile inizierà la raccolta firme per la proposta di legge popolare in Umbria — guidata dal centrosinistra — promossa da Marco Cappato e Filomena Gallo dell’associazione Luca Coscioni. Questo mentre un identico disegno di legge è già depositato in 18 regioni.

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