«Grave» l’offesa di Mosca al Capo dello Stato Mattarella: frutto avvelenato della stagione «delle minacce». E «molto fragile» l’Europa, sotto la saldatura «degli opposti neo imperialismi», galvanizzati dalle diverse e parallele escalation di Putin e Trump. Ma, proprio per questo, esorta il professore Simon Levis Sullam, 50enne storico e scrittore, docente alla Ca’ Foscari (il suo ultimo libro è I fantasmi del fascismo, Feltrinelli) «giusto reagire con fermezza, ma senza cadere nel tranello di isolare l’Unione».
Professor Levis Sullam, attacco frontale da Mosca contro Mattarella. Accusato di aver usato parole “offensive, scandalose, false” contro Putin. È sorpreso?
«Purtroppo, relativamente stupito. Questa presa di posizione segna un affondo che sarebbe stato certo difficile immaginare fino a poco fa, ma la politica internazionale degli ultimi anni ci ha abituati malauguratamente ad attacchi retorici e violenti scambi di accuse. Abbiamo visto anche istituzioni porsi contro istituzioni,…
«Grave» l’offesa di Mosca al Capo dello Stato Mattarella: frutto avvelenato della stagione «delle minacce». E «molto fragile» l’Europa, sotto la saldatura «degli opposti neo imperialismi», galvanizzati dalle diverse e parallele escalation di Putin e Trump. Ma, proprio per questo, esorta il professore Simon Levis Sullam, 50enne storico e scrittore, docente alla Ca’ Foscari (il suo ultimo libro è I fantasmi del fascismo, Feltrinelli) «giusto reagire con fermezza, ma senza cadere nel tranello di isolare l’Unione».
Professor Levis Sullam, attacco frontale da Mosca contro Mattarella. Accusato di aver usato parole “offensive, scandalose, false” contro Putin. È sorpreso?
«Purtroppo, relativamente stupito. Questa presa di posizione segna un affondo che sarebbe stato certo difficile immaginare fino a poco fa, ma la politica internazionale degli ultimi anni ci ha abituati malauguratamente ad attacchi retorici e violenti scambi di accuse. Abbiamo visto anche istituzioni porsi contro istituzioni, assistito ad aggressioni portate anche ai massimi livelli diplomatici».
Lei ha studiato e scritto di Novecento e genocidio, è autore de “I carnefici italiani” sui crimini della Shoah nel Paese. Dove sarebbero le ‘invenzioni’ di Mattarella?
«Il discorso di Marsiglia era assai più ampio, carico di riferimenti. Ma è chiaro per qualunque ascoltatore sereno che l’intervento del Capo dello Stato costituisse soprattutto un monito morale e politico. Il presidente Mattarella richiama il comune e tragico passato – e non solo il nazismo– perché la memoria sia in grado di orientare le azioni. E per parlare ai giovani, che di storia sono più assetati, e curiosi, di come talvolta appaia».
Quanto influisce la trumpizzazione nelle relazioni?
«Parlare di trumpizzazione non è sbagliato. Ma va detto che diversi leader delle destre europee ci hanno abituati a slogan e provocazioni. Penso a Orban, ai Le Pen padre e figlia, al nostro Salvini. In particolare preoccupa il ritorno di Trump, ormai amplificato dal sostegno mediatico e tecnologico di Musk».
L’Italia paga , nell’oltraggio di oggi al Quirinale, le ambiguità della nostra destra con la stella di Putin?
«In parte, è possibile. Ma assistiamo all’emergere di retoriche populiste neo nazionaliste e neo imperialiste che sono delle formazioni nuove e montanti. Dobbiamo augurarci che la destra di governo non imbocchi questa strada convergendo con chi produce questi discorsi e i progetti politici che vi sono sottesi».
Quale pace giusta apparecchierà la coppia Putin-Trump? E l’Europa cosa deve fare?
«La fermezza, la serenità, come quella mostrata dal Capo dello Stato, sono una via giusta. Nonostante le aggressioni verbali all’Europa penso si debba a fare ogni sforzo per includere e pensare alla Russia nell’Europa. Dobbiamo evitare che il continente scivoli come un nottambulo verso nuovi nazionalismi e lotte intestine come nel periodo tra le due guerre. Ecco, di nuovo, l’importanza del monito di Mattarella».
Vede il rischio di un indebolimento ulteriore dell’Unione?
«Sì, non possiamo rinchiuderci, sul piano dell’analisi storica ma anche politica, in analogie storiche paralizzanti, che non ci consentono di vedere quanto l’Europa sia cambiata da allora. E quanto vadano protette, e oggi anche consolidate, le straordinarie riserve di democrazia e dialogo nate dalle ceneri dei fascismi e totalitarismi. D’altra parte credo che il monito di Mattarella sia anche teso a risvegliare il ruolo dell’Europa come coscienza morale e soggetto politico e diplomatico, che rischia la marginalizzazione e potrebbe riproporre le debolezze delle democrazie di fronte ai nascenti autoritarismi degli anni Trenta che furono in parte sottovalutati»