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Ruffini con i cattolici lancia la sfida a FI: “In Europa il Ppe non sta con la destra”

Ernesto Maria Ruffini 

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L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate sulla proposta elettorale espressa da Franceschini a Repubblica: “Forse è un modo per vincere ma non per governare il Paese”
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Non si è ancora capito cosa vogliano fare questi cattolici. Un nuovo partito? «Perfino più di un partito - spiega Francesco Russo, uno degli animatori -, vogliamo essere una rete trasversale». Sarà, anche se in questa platea di centinaia di amministratori locali, riuniti alla Domus Mariae, sede di antichi convegni Dc e quartier generale dell’Azione cattolica, a prevalere è il centrosinistra e gli unici non di area sono Paola Binetti e Giorgio Vittadini. Vogliono stare al centro? Dicono di no. Elena Granata, applauditissima maître à penser di questi guastatori cattolici, gioca con le parole: «Non dobbiamo stare al centro ma nel mezzo. In mezzo alle persone, ai lavoratori».

Tuttavia è chiaro che il progetto sta andando avanti, solo l’approdo organizzativo resta indeterminato. Ancora Russo ci scherza su: «Siamo come un ornitorinco, che depone le uova ma è un mammifero, vive in acqua ma non è un pesce». Fuor di metafora, ancora non si è capito se convenga dar vita a una nuova Margherita…

Non si è ancora capito cosa vogliano fare questi cattolici. Un nuovo partito? «Perfino più di un partito - spiega Francesco Russo, uno degli animatori -, vogliamo essere una rete trasversale». Sarà, anche se in questa platea di centinaia di amministratori locali, riuniti alla Domus Mariae, sede di antichi convegni Dc e quartier generale dell’Azione cattolica, a prevalere è il centrosinistra e gli unici non di area sono Paola Binetti e Giorgio Vittadini. Vogliono stare al centro? Dicono di no. Elena Granata, applauditissima maître à penser di questi guastatori cattolici, gioca con le parole: «Non dobbiamo stare al centro ma nel mezzo. In mezzo alle persone, ai lavoratori».

Tuttavia è chiaro che il progetto sta andando avanti, solo l’approdo organizzativo resta indeterminato. Ancora Russo ci scherza su: «Siamo come un ornitorinco, che depone le uova ma è un mammifero, vive in acqua ma non è un pesce». Fuor di metafora, ancora non si è capito se convenga dar vita a una nuova Margherita oppure trattare direttamente con il Pd di Schlein.

In questo ambiente si rifà vivo Ernesto Maria Ruffini, a cui molti guardano come possibile federatore. E candidato premier. Davanti a un caffè, l’interessato si schermisce: «Sto riscontrando molta curiosità in giro per l’Italia ma questo non è il momento di scegliere chi dovrà tirare il rigore, anche perché la partita non è nemmeno iniziata. Quando arriverà il momento, sarà la squadra tutta insieme a decidere chi deve provare a segnare». Lui, comunque, ci sarà: «Io mi sono messo in gioco, perché questo è il momento della corresponsabilità».

Sul palco l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, dimessosi in polemica con il governo, si lancia in due affondi. Il primo, durissimo contro la destra post-fascista, è una vera sfida a Forza Italia e ai moderati della maggioranza. «Noi in questo Paese siamo un laboratorio in cui si cerca di sdoganare una destra che non crede nei nostri stessi valori. Allora va bene il noi, ma va bene mettere anche qualche paletto e qualche linea d’argine per costruire un futuro insieme».

Ecco allora lo «spartiacque» necessario: «Bisogna tracciare una linea, chi è da un lato e chi è dall’altro. E questo spartiacque passa per il ruolo dei popolari europei, come in Austria e come speriamo avvenga anche in Germania. In Italia questo spartiacque non è stato tracciato. Ma nella nostra storia si è già tentato di mitigare, stemperare, comprendere quello che porta la destra. Ci provò il Partito popolare italiano a ridimensionare la figura di Mussolini, con un risultato disastroso che ha portato al fascismo». Applausi.

Poi Ruffini passa a parlare del centrosinistra ed entra, per la prima volta, nel merito della proposta elettorale espressa da Dario Franceschini a Repubblica, quel “marciare divisi per colpire uniti”. Una provocazione che non lo convince affatto: «Non è scritto nelle stelle che la sinistra vinca le prossime elezioni. Ma per provarci bisogna ritrovare una politica comune. Non si può andare in ordine sparso. Quello che ci dice Franceschini, amico e persona che stimo, forse è un modo per vincere ma non per governare il Paese».

Sembra facile trovare una “politica comune” tra Pd, Cinque stelle e centristi. Eppure Ruffini non è pessimista, a patto che ci si concentri non su tutto lo scibile umano, come il programma monstre dell’Unione di Prodi, ma su «pochi punti ispirati alla Costituzione» che non facciano somigliare la coalizione a «un’armata Brancaleone». Di questi, «il punto più importante è probabilmente la scuola pubblica, perché è quello il luogo dove si formano i cittadini».

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