Palude politica sul fine vita. Le Regioni si muovono e - grazie alla sentenza dj Fabo della Consulta del 2019 e poi del 2024 - la Toscana ha appena varato una norma ad hoc, in Lombardia è stato possibile un caso di suicidio assistito, è stato approvato un regolamento dall’Emilia-Romagna, ne discutono Marche, Campania e Puglia. Ma il Parlamento è in impasse. Pierantonio Zanettin, che una parte di Forza Italia voleva alla Consulta e se l’è giocata fino all’ultimo, uomo di poche e ponderate parole, è relatore del disegno di legge sul fine vita insieme con il meloniano Ignazio Zullo. Alla bufera di polemiche che si è scatenata attorno all’incapacità dei partiti di varare una norma necessaria, perché si continua ad andare alle calende greche, risponde: “Chi ha fretta non vuole la legge”.
Inutile nascondersi dietro un dito: la strada è lunga. La speranza della sinistra è che entro fine mese ci sia almeno a palazzo Madama un testo unificato, qualcosa cioè su cui discutere e presentare emenda…
Palude politica sul fine vita. Le Regioni si muovono e - grazie alla sentenza dj Fabo della Consulta del 2019 e poi del 2024 - la Toscana ha appena varato una norma ad hoc, in Lombardia è stato possibile un caso di suicidio assistito, è stato approvato un regolamento dall’Emilia-Romagna, ne discutono Marche, Campania e Puglia. Ma il Parlamento è in impasse. Pierantonio Zanettin, che una parte di Forza Italia voleva alla Consulta e se l’è giocata fino all’ultimo, uomo di poche e ponderate parole, è relatore del disegno di legge sul fine vita insieme con il meloniano Ignazio Zullo. Alla bufera di polemiche che si è scatenata attorno all’incapacità dei partiti di varare una norma necessaria, perché si continua ad andare alle calende greche, risponde: “Chi ha fretta non vuole la legge”.
Inutile nascondersi dietro un dito: la strada è lunga. La speranza della sinistra è che entro fine mese ci sia almeno a palazzo Madama un testo unificato, qualcosa cioè su cui discutere e presentare emendamenti. Alfredo Bazoli, del Pd, cattolico, aveva portato la sua proposta di legge nella passata legislatura all’approvazione della Camera. Poi inesorabile è arrivato il naufragio. Ora ripete: “Riproviamoci”. Con la speranza evidentemente di partire dal proprio testo. E ricorda che è una proposta light, su cui anche i vescovi sembravano d’accordo perché il suicidio assistito è ritenuto possibile solo se ci sono supporti vitali a consentire l’esistenza di un malato.
Per la stessa ragion la sinistra e l’ala più radicale ritiene che il ddl Bazoli sia insufficiente, perché non prende in carico casi ugualmente gravi. In Parlamento la libertà di coscienza libera tutti al momento del voto. “Sarà la libertà di coscienze a chiarire ogni cosa, ora per noi è un problema comprendere persino se i partiti vogliono o meno proseguire nel lavoro per una legge organica”, dice sempre Zanettin. Forza Italia sostiene la proposta di Adriano Paroli, forzista. È il testo che aveva presentato Paola Binetti nella passata legislatura e che aveva suscitato la contrarietà del Pd e del responsabile diritti del partito, Alessandro Zan. Elly Schlein, sin dall’inizio della sua segreteria ha indicato il fine vita come una delle battaglie per i diritti da condurre in porto.
Ma le distanze sono siderali. Mariolina Castellone dei 5Stelle ha aperto a un dialogo a 360 gradi pur di ottenere un risultato. Sandra Zampa, ex sottosegretaria dem alla Salute, invita la destra a non fare melina. Nella trincea del No, nel centrodestra qualcosa si muove e non soltanto tra i forzisti dove persiste l’ala liberal di berlusconiana memoria, con cui un dialogo è possibile. Il leader della Lega, Matteo Salvini ha lanciato il sondaggio sul fine vita su Facebook tra i suoi elettori come segno di massima apertura. Erika Stefani, senatrice leghista, nella commissione Giustizia dove si dibatterà del fine vita, è molto vicina alla posizione del governatore veneto Luca Zaia: sì a una norma. Zanettin parla di segnali di fumo da mettere insieme: magari qualcosa succede.