Le uniche notizie divulgabili sulla vicenda Paragon sono già state fornite dal governo. Il resto non è divulgabile. Questa la posizione dell'esecutivo, messa nero su bianco nella lettera che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai Servizi, Alfredo Mantovano, ha inviato al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, per motivare la decisione del governo di non rispondere domani al question time alle interrogazioni sul caso. Le opposizioni, Partito democratico e Italia viva, protestano. “Si rifiutano di rispondere durante il question time di domani alla Camera a due interrogazioni urgenti sull'uso di Paragon presentate da Iv e Pd”, come hanno riferito in aula a inizio di seduta Davide Faraone, capogruppo di Italia viva, e il dem Federico Fornaro. Precisando che “in una lettera al presidente della Camera il governo si è appellato all'articolo 131 del regolamento della Camera che permette al governo di rifiutare di rispondere alle interrogazioni.
La posizione del governo
La posizione dell'esecutivo viene spiegata nella missiva che, a sua volta, Fontana invia agli autori delle interrogazioni su Paragon, per annunciare appunto che domani il governo non fornirà una risposta al question time. "La informo che, con lettera del sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, del 18 febbraio, a me indirizzata, il governo ha comunicato che la materia trattata dalle interrogazioni ‘è stata ed è oggetto di audizioni presso il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica’ e che, nella seduta della Camera del 12 febbraio scorso, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, rispondendo alle citate interrogazioni a risposta immediata in aula, “ha fornito le uniche informazioni pubblicamente divulgabili”. “Ogni altro aspetto delle vicende di cui trattasi deve intendersi classificato e, ai sensi dell'articolo 131, comma 1 del regolamento della Camera, anche se richiamato in futuri atti non potrà formare oggetto di informativa da parte del governo se non nella sede del Copasir'", conclude la lettera che Fontana ha inviato agli interroganti.
La protesta delle opposizioni
Faraone di Italia viva ha spiegato che dopo la diffusione delle notizie relative all'uso di Paragon "alcune istituzioni, come le forze armate, hanno subito chiarito che non lo hanno utilizzato, poi lo hanno detto i Servizi. In sostanza erano rimaste due entità che non avevano chiarito sia a livello mediatico che istituzionale se avessero a disposizione Paragon: la polizia penitenziaria e le procure. Le due interrogazioni chiedevano al governo se procure e Polizia penitenziaria abbiano avuto a disposizione questo strumento". Ebbene in una lettera al presidente della Camera Lorenzo Fontana il governo si è appellato all'articolo 131 del regolamento di Montecitorio per rifiutarsi di dare una risposta.
Fornaro ha parlato di "pericoloso precedente. La domanda era semplice - ha osservato - e cioè se polizia penitenziaria e procure utilizzino Paragon: se il governo rispondeva sì, poi poteva appellarsi al segreto e portare la discussione in Copasir; ma non può rifiutarsi di rispondere. È inaccettabile farlo prima di rispondere, è in gioco il corretto rapporto tra potere esecutivo e Parlamento, tra i cui poteri vi è quello di controllo sul governo. Lo sottopongo al presidente Fontana, è in gioco la dignità di questa istituzione. Credo che il presidente della Camera debba riflettere ancora".
Anche Francesco Silvestri di M5S, Benedetto della Vedova di +Europa e Marco Grimaldi di Avs, hanno chiesto al presidente Fontana di non accettare la lettera del governo e di insistere perché l'esecutivo domani risponda alle due interrogazioni.
Audizione di Valensise al Copasir
Il caso Paragon, l'azienda produttrice dello spyware Graphite, il cui impiego è stato sospeso dall'intelligence in attesa delle verifiche avviate dal Copasir, oltre che dall'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, è stato anche al centro dell'audizione al Copasir del direttore dell'Aisi, Bruno Valensise, oltre ad un aggiornamento generale sulla situazione della sicurezza. Il Comitato la settimana scorsa ha ascoltato sulla vicenda anche il direttore dell'Aise, Giovanni Caravelli.