Graziosi: “È stato Putin a dire che Hitler aveva fatto bene a invadere la Polonia”
di Conchita SanninoROMA — L’aggressività ostentata della Russia contro Mattarella? «Una mossa studiata», spiega lo storico Andrea Graziosi, ordinario alla Federico II, autore di saggi di successo, grande esperto di Unione sovietica. L'obiettivo? Emarginare l’Europa dalle trattative.
Professore Graziosi, Mosca insiste nell’attacco contro il capo dello Stato. La strategia?
«Intanto va detto che solo poche settimane fa, prima delle iniziative di Trump, ci sarebbe stata un’azione meno violenta. Ora però è il momento delle trattative, che anche Mosca desidera. Ne ha bisogno...».
Putin mistifica e usa quelle parole per trarne un vantaggio concreto?
«Certo, perché sa di non aver vinto, sa che la situazione russa è pesante, ma spera di trasformare quell’invasione se non in una vittoria in una simil-vittoria, grazie alla rottura tra Trump e l’Unione europea».
Obiettivo: isolare l’Unione?
«Di qui le minacce, e non mancheranno le blandizie, per disarticolare ancor più il fronte europeo, tenendo un’Unione divisa ed…
ROMA — L’aggressività ostentata della Russia contro Mattarella? «Una mossa studiata», spiega lo storico Andrea Graziosi, ordinario alla Federico II, autore di saggi di successo, grande esperto di Unione sovietica. L'obiettivo? Emarginare l’Europa dalle trattative.
Professore Graziosi, Mosca insiste nell’attacco contro il capo dello Stato. La strategia?
«Intanto va detto che solo poche settimane fa, prima delle iniziative di Trump, ci sarebbe stata un’azione meno violenta. Ora però è il momento delle trattative, che anche Mosca desidera. Ne ha bisogno...».
Putin mistifica e usa quelle parole per trarne un vantaggio concreto?
«Certo, perché sa di non aver vinto, sa che la situazione russa è pesante, ma spera di trasformare quell’invasione se non in una vittoria in una simil-vittoria, grazie alla rottura tra Trump e l’Unione europea».
Obiettivo: isolare l’Unione?
«Di qui le minacce, e non mancheranno le blandizie, per disarticolare ancor più il fronte europeo, tenendo un’Unione divisa ed emarginata fuori dai giochi».
Lei ha spiegato il valore dato alla “denazificazione” nella narrazione e nel disegno imperialista del Cremlino. Si spiega anche così la reazione, di fronte al parallelo con il Terzo Reich?
«Non parlerei di reazione: ma di atto intenzionale. La narrazione antinazista vale per chi vale e quando la si vuol far valere. Nella famosa intervista con Tucker Carlson del 2024, Putin ha detto che dopo tutto Hitler non aveva avuto torto ad attaccare la Polonia, confermando la sostanza dell’affinità indicata dal Presidente Mattarella».
Per lo storico è evidente quell’affinità relativa ai contesti?
«Certo, il presidente non ha accostato i sistemi politici ma le politiche aggressive dei leader che attaccano per ragioni di potenza Stati più deboli di loro. La narrazione antinazista di Putin è un’arma di politica estera per dividere il mondo europeo, arma di esaltazione, che non a caso porta l’anticomunista Putin a lodare Stalin».
E perché regge quel parallelo tra Mosca e la Berlino degli anni Venti?
«Sia nel caso di Berlino che in quello di Mosca abbiamo una grande potenza sconfitta o che si crede tale, che cerca di cancellare l’offesa patita e di tornare a essere grande opprimendo i vicini. Per paradosso, nel 1919 la Germania fu davvero smembrata, disarmata e umiliata, un errore pagato caro. La Mosca sovietica e poi russa è stata al contrario aiutata, sostenuta, armata, ammessa nel G8...».
Non può accampare neanche pretesti, alla furia cieca.
«Direi che, volendo riprendere il parallelo fatto da Putin con Carlson, il suo atteggiamento è quindi non solo “simile a”, ma anche meno “comprensibile di” quello di tanti tedeschi ammaliati da Hitler anche a causa dei trattati del 1919».
Le conseguenze, ora?
«Dipendono dalla capacità di reazione italiana e dalla nostra unità con l’Unione europea. Bisogna reagire con estrema compattezza».
Lei ha già spiegato che questa guerra Russia-Ucraina è uno spartiacque nella storia europea. Abbiamo perso l’occasione di limitare i (gravissimi) danni , dal febbraio ‘22?
«La guerra è cominciata nel 2014, e—come Angela Merkel ammette nelle sue memorie—la scelta di far finta di nulla, condivisa anche da Obama, è stata una catastrofe, per l’Ucraina prima di tutto, per la Russia stessa e per l’Unione europea. La reazione nel 2022 è stata più ferma, ma direi ingenua e a tratti irrealistica: si andava giustamente a portare la nostra solidarietà a Kiev, ma senza fare bene i conti su armi, truppe, costi, tempi, arsenali strategici ecc. Una lunga pace ci aveva abituati bene, e ora il risveglio è brusco. Speriamo che almeno serva a riaprire gli occhi».
Le vie d’uscita, oggi, sono ridotte all'osso?
«Le vie di uscita sono oggettivamente difficili. Sia la Russia che l’Ucraina vogliono la pace perché entrambe sono esaurite, ma mentre l’Ucraina può contare di meno sul suo principale alleato, cioè Washington, ed è alle prese con una Unione sotto shock, la Russia può contare sul solido appoggio dei suoi alleati, la Cina in primo luogo, su enormi risorse finanziarie e su ungrande arsenale strategico. Si potrebbe comunque arrivare a un armistizio, ma quale?»
Che risposta si dà?
«Tutto dipende, appunto, da come si reagirà nel mondo politico europeo. Dobbiamo farci altre domande. Riuscirà l’Unione europea a partecipare alle trattative e a trovare le forze per inviare truppe che garantiscano gli accordi, magari insieme a contingenti cinesi? E lo farà sapendo che la copertura americana non è scontata? E quali garanzie avrà l’Ucraina, e che imposizioni dovrà subire? Penso che, memore della catastrofe di Kabul e dei suoi riflessi sul voto americano, non sia interesse di Trump cedere su tutto e un’Unione europea unita e quindi presente aiuterebbe molto. L’esito delle trattative è perciò imprevedibile. È però sicuro che in Ucraina ci sarà il confine dell’Unione europea, se essa riuscirà a fare il salto da associazione di stati dall’incerto destino a creatura politica».
Dopo ormai tre anni di guerra, cosa è cambiato nella consapevolezza europea? Cosa abbiamo capito?
«Oggi è Mosca il centro aggressivo e spero che questo sia stato capito da molti. Questa aggressività non è però scritta nel carattere dei russi: dipende da un gruppo dirigente violento, che certo ha saputo trovare sostegno. Quanto a noi europei, cominciamo a capire che il sogno di un’Unione europea “vegetariana” è appunto un sogno. Lo strumento migliore per difendere il nostro modo di vita e la nostra cultura, e avere un peso nel mondo, è reagire a questo dramma costruendo un’Unione diversa, dotata di un suo arsenale strategico e capace di controllare direttamente le sue basi militari. Un’Unione quindi anche politica e con confini politici. Se non riusciremo a farla, temo che il nostro sarà un futuro di progressiva emarginazione».