Schlein: “Meloni ora scelga e abbandoni il cappellino di Trump”
di Giovanna VitaleRoma — «Giorgia Meloni venga a dire in aula da che parte sta. Se ha deciso di indossare la maglia dell’Europa o il cappellino dei Trump». Di ritorno dall’Aquila ancora ferita dal terremoto del 2009, Elly Schlein arriva trafelata alla Camera dove si vota l’ennesima fiducia. Gli occhi incollati sulle agenzie che raccontano il summit di Parigi, la segretaria pd critica apertamente l’eccessiva timidezza, parente stretta della subalternità, mostrata dalla nostra premier nei confronti del presidente degli Stati Uniti.
Intanto, dopo molto esitare, è partita per la Francia: a suo parere il vertice doveva coinvolgere pure i Paesi baltici, non ha ragione?
«La premier deve innanzitutto spiegare cosa intende fare lei. Decidere se schierarsi con l’Europa o con il presidente americano. Da settimane dicevamo che non si può stare col piede in due scarpe in eterno. Quanto accaduto in questi giorni impone una scelta di campo. Qual è la sua? È l’ora di dare una risposta: all’Italia prima che a noi»…
Roma — «Giorgia Meloni venga a dire in aula da che parte sta. Se ha deciso di indossare la maglia dell’Europa o il cappellino dei Trump». Di ritorno dall’Aquila ancora ferita dal terremoto del 2009, Elly Schlein arriva trafelata alla Camera dove si vota l’ennesima fiducia. Gli occhi incollati sulle agenzie che raccontano il summit di Parigi, la segretaria pd critica apertamente l’eccessiva timidezza, parente stretta della subalternità, mostrata dalla nostra premier nei confronti del presidente degli Stati Uniti.
Intanto, dopo molto esitare, è partita per la Francia: a suo parere il vertice doveva coinvolgere pure i Paesi baltici, non ha ragione?
«La premier deve innanzitutto spiegare cosa intende fare lei. Decidere se schierarsi con l’Europa o con il presidente americano. Da settimane dicevamo che non si può stare col piede in due scarpe in eterno. Quanto accaduto in questi giorni impone una scelta di campo. Qual è la sua? È l’ora di dare una risposta: all’Italia prima che a noi».
Su cosa avrebbe dovuto farsi sentire ed è invece rimasta zitta?
«Trump ha spedito a Monaco il suo vice, J.D. Vance, a sferrare un attacco senza precedenti all’Europa. Sui valori prima di tutto: una comunità che si fonda sui principi democratici e lo stato di diritto non può prendere lezioni da un’amministrazione che calpesta a i diritti fondamentali ed esclude dai negoziati di pace la Ue e addirittura l’Ucraina. È necessario che entrambe giochino da protagoniste al tavolo del negoziato per costruire una pace giusta, coinvolgendo le Nazioni Unite perché solo il multilateralismo è in grado di far prevalere il diritto internazionale e dialogo sull’uso della forza. Soprattutto bisogna che l’Italia sieda dalla parte giusta: quella di un’Europa che reagisce unita e compatta alle provocazioni del tycoon. Non è l’ora dei distinguo».
Meloni è ambigua?
«Trump non si è mai nascosto, il suo disegno di indebolire l’Europa lo ha sempre dichiarato. Per questo trovo assurdo che si possa rinchiudersi nelle relazioni bilaterali, anziché lavorare a una maggiore integrazione europea per evitare di finire ai margini. Su questo l’Italia può dare una spinta propulsiva».
Se ne parla da anni, davvero pensa possa riuscirci un governo con forti pulsioni euroscettiche?
«Sono due terreni su cui sfidiamo la nostra premier e spero non abbia dubbi: si deve battere per superare l’unanimità, nemmeno un condominio può funzionare se si conserva il diritto di veto. E per investimenti comuni: serve un Next Generation da 800 miliardi l’anno per l’autonomia strategica della Ue in diversi settori».
Quali?
«La politica industriale, necessaria anche per sostenere l’innovazione della nostra manifattura. Quella tecnologica, a partire dall’AI, su cui l’Europa è troppo indietro, corre il rischio di restare strangolata nella competizione fra Usa e Cina. E l’autonomia energetica. Oltre a una politica di difesa comune. Che però, attenzione, non è la corsa al riarmo dei singoli Stati a cui abbiamo assistito finora».
E che cos’è?
«Oggi se si somma la spesa militare di tutti e 27 i Paesi europei, si scopre che è più alta di quella della Cina e della Russia. Se ci mettiamo insieme, risparmiamo pure, condividendo investimenti e ricerca. Lo scenario internazionale è cambiato, l’Europa non può delegare ad altri la sicurezza del continente, tanto più dopo il disimpegno annunciato da Trump. Quindi la difesa comune è necessaria. A una condizione, però: che non si acceleri solo su questo, magari a scapito della spesa sociale. Il Pse non lo accetterebbe mai».
Su questi temi la presidente del Consiglio si è mostrata timida?
«Sì perché quelli allergici agli investimenti comuni sono i suoi alleati in Europa. Ce lo ricordiamo l’olandese Wilders con i cartelli in pandemia: “Non un centesimo all’Italia”. Spero che Meloni batta un colpo invece di assistere in silenzio alle reunion dei nazionalisti convocate da Salvini. Ricordo che nel nostro continente il nazionalismo ha sempre prodotto guerre e competizione sfrenata sulle risorse».
Ma la sua amicizia con Trump non può aiutare a costruire un ponte fra Usa ed Europa?
«Intanto questa amicizia non mi pare abbia impedito l’attacco frontale alla Ue, e dunque all’Italia, né i dazi, né l’esclusione dai negoziati di pace. Per questo diciamo che adesso deve scegliere».
Intanto il Cremlino è tornato ad attaccare il presidente Mattarella.
«Devono smetterla con le aggressioni al presidente della Repubblica, attorno al quale sii è stretto tutto il Paese. Chiediamo al governo di assumere un’iniziativa formale: insultare lui significa insultare l’Italia. È ora che i sedicenti patrioti mostrino un minimo di orgoglio nazionale».
Non tutto il Paese, segretaria: la Lega su Mattarella è stata fredda e il M5S ha preso le distanze.
«Non possono esserci ambiguità da parte di nessuna forza politica sul supporto e la solidarietà al capo dello Stato. La verità è che la Russia ha trovato in Trump una sponda per indebolire l’Europa. E noi non lo dobbiamo permettere. Siamo di fronte a un presidente deli Stati Uniti che attacca la Ue e sta avviando una guerra commerciale. Mi domando quanto ancora dovremo aspettare perché Giorgia Meloni ci dica da che parte sta».